<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810</id><updated>2011-08-05T22:46:50.766+02:00</updated><category term='Modello L&apos;Aquila'/><category term='Giuseppe Sottile'/><category term='g8'/><category term='Incubatore d&apos;imprese'/><category term='Finanza'/><category term='Migranti'/><category term='Enrico Di Giacomo'/><category term='Cpo Experia'/><category term='100 piazze no ponte'/><category term='No Ponte'/><category term='sdl'/><category term='ponte sullo stretto e mucche da mungere'/><category term='movimento'/><category term='Fondi pensione'/><category term='Claudio Dionesalvi'/><category term='Rete No Ponte'/><category term='Peppe Marra'/><category term='Acqua pubblica'/><category term='Luigi Sturniolo'/><category term='Sicuri da morire'/><category term='Maurizio Marzolla'/><category term='cobas'/><category term='Shock Economy'/><category term='Salvo D&apos;Allura'/><category term='Terrelibere.org'/><category term='Rosarno'/><category term='Assemblea 26 febbraio'/><category term='No war'/><category term='Sotto il ponte che non si farà'/><category term='Scalinata Santa Barbara'/><category term='NATO'/><category term='Grecia'/><category term='dissesto idrogeologico'/><category term='csoa Cartella'/><category term='Matteo Bottari'/><category term='Antonello Mangano'/><category term='Crisi economica'/><category term='Emilio Raimondi'/><category term='San Raffaele del Mediterraneo'/><category term='sciopero generale'/><category term='spazi occupati'/><category term='Giampilieri'/><category term='cub'/><category term='rdb'/><category term='No basi militari'/><category term='Antonio Mazzeo'/><title type='text'>Sciami</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>133</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-2945189663151355117</id><published>2011-08-05T00:44:00.001+02:00</published><updated>2011-08-05T22:46:50.775+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Raffaele del Mediterraneo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><title type='text'>La salute è un bene comune? Le scelte di Vendola e il caso Taranto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-7SHyxCUgc30/Tjsgh7VODRI/AAAAAAAAA4I/KP4lct7oVkw/s1600/omnia+sunt+communia1.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="214" src="http://4.bp.blogspot.com/-7SHyxCUgc30/Tjsgh7VODRI/AAAAAAAAA4I/KP4lct7oVkw/s320/omnia+sunt+communia1.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;di &lt;b&gt;Luigi Sturniolo&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Negli ultimi venti anni abbiamo subito un’offensiva straordinaria sul piano politico, culturale, economico in favore del privato contro il pubblico. Il refrain di tale offensiva recitava: pubblico uguale corruzione e malcostume, privato uguale efficienza. Abbiamo, quindi, dovuto assistere ad uno straordinario percorso di privatizzazioni che è giunto fino a colonizzare quanto di più naturalmente comune ci fosse: l’acqua. Dopo tanti anni di ideologia aziendalista ci si è resi conto che dietro le politiche neoliberiste si nascondeva la necessità delle elite politiche ed economiche di auto-replicarsi attraverso la recinzione degli spazi comuni ed il furto economico ai danni della collettività, attraverso il drenaggio delle risorse pubbliche, la compressione dei salari, la riduzione dei diritti. In realtà, i processi di privatizzazione e aziendalizzazione, nella sanità come nell’istruzione, nei servizi come nei trasporti hanno peggiorato la qualità dell’offerta piuttosto che migliorarla. In più, chi aveva comandato su una società sostanzialmente statale ha continuato a comandare su una società privatizzata.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Uno degli aspetti più significativi e spinosi del processo di privatizzazione e aziendalizzazione riguarda le partnership tra pubblico e privato. Mantenendo funzione e proprietà pubblica dei servizi, esse hanno rappresentato una grande occasione di guadagno per gruppi economici e finanziari che, da soli, non riuscivano a stare sul mercato. In sostanza, è stato prodotto un modello in campi come sanità, smaltimento dei rifiuti, militare, grandi opere, emergenze che ancora oggi continua a proporsi nonostante gravi ormai evidentemente sulla crisi del debito pubblico (ed infatti sono in atto tentativi di riconversione del modello verso una dimensione più finanziarizzata).&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La vittoria sorprendente dei referendum contro la privatizzazione dell’acqua e contro il nucleare, la resistenza del popolo della Val Susa contro le speculazioni legate all’Alta Velocità, le mobilitazioni in difesa dell’istruzione pubblica, le vittorie di Pisapia e De Magistris sono espressione di un vento del cambiamento che spira nella direzione ostinata e contraria a quel modello. Questo, nonostante i partiti e i media della sinistra abbiano cercato, in questi mesi, di appropriarsi, in termini di rappresentanza, dei soggetti in movimento senza riconoscerne le argomentazioni e gli obbiettivi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;L’irruzione del fenomeno Vendola sulla scena politico-istituzionale italiana è senz’altro il fatto politico più significativo degli ultimi anni. La produzione di un linguaggio, di una “narrazione”, eccentrica rispetto alle convenzioni semantiche alle quali siamo abituati ha di certo spiazzato e prodotto una ri-territorializzazione del dibattito politico cui non eravamo stati abituati. Non c’è alcun dubbio che le vittorie ripetute in Puglia, contro il centrodestra e il centrosinistra, abbiano rappresentato una esplicitazione della crisi del sistema della rappresentanza politica in Italia e aperto la strade ad imprese politiche (come appunto quelle di Pisapia e De Magistris) che sembravano impensabili. Ma se, ai tempi, la barca dell’amore s’è spezzata, la zattera salentina ha bisogno di chiarimenti. Non tanto per rispondere a chi, quotidianamente, fa le pulci per dimostrare l’impossibilità di un’irruzione sul piano dei nessi amministrativi di esperienze altre o per mera concorrenza politica, quanto per mettere a verifica e certificare l’esistenza di un’esperienza davvero diversa&amp;nbsp; (sostanziata, cioè, dalla produzione di una pratica politica e amministrativa davvero alternativa). Il discorso politico che ruota intorno al progetto del San Raffaele del Mediterraneo di Taranto può essere occasione di chiarimento.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La motivazione, più volte addotta da Vendola, per giustificare la necessità dell’intrapresa pubblico-privata del nosocomio pugliese è data dalle seguenti argomentazioni: “&lt;em&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;nel 2005 Taranto era una città agonizzante, con una classe dirigente impresentabile, con apparati burocratici spesso corrotti e incompetenti, con sistemi di potere diffusamente infiltrati dalla malavita. Il Comune, la Asl, lo Iacp (Istituto autonomo case popolari) erano autentici “buchi neri” e non solo dei rispettivi bilanci. Il più inquinato capoluogo del Sud era passato dalle gesta populiste di Giancarlo Cito alla finta modernità aziendale di Rossana Di Bello.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;Un disastro che porta Taranto al record del più importante dissesto finanziario dell’intera storia italiana.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;Sullo sfondo di queste miserie altre miserie, la povertà esplosiva di periferie in totale abbandono, l’ingorgo di ciminiere industriali mai monitorate e, per aria e nel mare, tonnellate di inquinanti di ogni tipo. Ecco Taranto. Una città appesa alle millanterie della peggiore destra italiana, ma anche una&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;città malata, oppressa dai veleni e dalla paura, prigioniera della propria disperazione … I due ospedali tarantini, il Santissima Annunziata e il Moscati, sono due strutture vetuste ed obsolete&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;, del tutto inadeguate ad attrarre una domanda di ricovero e cura che è in&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;costante fuga verso il nord e verso il circuito privato. Ricordo a me stesso che la mobilità passiva (e cioè i ricoveri fuori provincia) della sola Asl di Taranto costa alla Puglia circa 120/130 milioni di euro all’anno: come se ogni anno la mia regione regalasse un nuovo ospedale alla Lombardia.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 8.5pt; line-height: 115%;"&gt;” &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #333333; font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 8.5pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Messa così assomiglia tanto ad argomentazioni tipiche da “shock economy”. Un problema viene esaltato al punto da giustificare interventi straordinari. Chi si attarda in critiche non può che essere tacciato di assumere posizioni ideologiche e contrarie agli interessi della popolazione. Questo schema ha nascosto, negli ultimi anni, tante occasioni di decisioni a danno dei territori e delle risorse pubbliche. L’uscita dall’ordinario ha determinato, negli ultimi anni, una verticalizzazione delle decisioni e, quindi, una sempre minore partecipazione dei cittadini alle scelte che li riguardavano. L’emergenza è stata, poi, luogo d’elezione per la formazione di caste e corruzione. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;“&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;L’ospedale è un’azienda&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;” è un’altra argomentazione a supporto di una decisione in direzione del privato. Eppure un ospedale non è un’azienda. Un ospedale è un luogo nel quale vengono curate delle persone. Un ospedale è un’azienda in una società che ha reso mercantile ogni aspetto della vita. Dal fatto che un ospedale sia un’azienda segue che la cura sia una merce e che i malati siano degli acquirenti. C’è in questo uno scivolamento verso una narrazione contabile dei momenti più fragili della vita. Non c’è alcun dubbio che tale scivolamento sia una resa, un’ammissione d’impotenza, un giudizio di velleitarismo per tutti quei movimenti che hanno assunto la difesa dei beni comuni come un architrave politico. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;“&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma, sans-serif; font-size: 9pt; line-height: 115%;"&gt;Se io dessi 200 milioni ad una autorità pubblica a Taranto non avrei nessuna certezza di inaugurare un cantiere&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;”, altro pronunciamento del governatore pugliese, risponde poi ad una sorta di superiorità ontologica del privato sul pubblico. Se, come dice Vendola la Asl tarantina va sotto di 120 milioni l’anno è pur vero che l’ecalation dei debiti della Fondazione San Raffaele dal 2008 ad oggi non è da meno e le inchieste in atto forse spiegheranno se le perdite sono dovute a elementi corruttivi, di cattiva gestione o investimenti andati a male in uno dei tanti campi d’intervento dell’apparato finanziario-imprenditoriale donverzeano.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non è tanto in discussione la partnership con un soggetto economico in affari con la famiglia Berlusconi quanto la decisione di scegliere una gestione privata (e padronale-personale-carismatica come capita negli IRCCS) al salvataggio di ospedali pubblici da strappare alle consorterie politico-affaristiche attraverso il coinvolgimento dei soggetti direttamente interessati: lavoratori, assistiti, famiglie, ricercatori. La produzione della salute come bene comune, insomma, uno spazio pubblico intessuto di partecipazione. E’ Questa è posta in gioco del futuro prossimo così come indicato dal vento del cambiamento che, seppur assomigli ancora solo ad un refolo, ha iniziato a spirare nelle mobilitazioni della stagione appena conclusa.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-2945189663151355117?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/2945189663151355117/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2011/08/di-luigi-sturniolo-negli-ultimi-venti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2945189663151355117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2945189663151355117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2011/08/di-luigi-sturniolo-negli-ultimi-venti.html' title='La salute è un bene comune? Le scelte di Vendola e il caso Taranto'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-7SHyxCUgc30/Tjsgh7VODRI/AAAAAAAAA4I/KP4lct7oVkw/s72-c/omnia+sunt+communia1.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-390010865611506881</id><published>2011-07-18T14:41:00.001+02:00</published><updated>2011-07-20T05:54:21.689+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giuseppe Sottile'/><title type='text'>...e la chiamano "Estate": il capitalismo e la sua "fine"?</title><content type='html'>&lt;div style="box-sizing: border-box; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-f0lOBQ_YqZI/TiQpwgRtjoI/AAAAAAAAA3s/PyhCA19pKso/s1600/game+over.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://2.bp.blogspot.com/-f0lOBQ_YqZI/TiQpwgRtjoI/AAAAAAAAA3s/PyhCA19pKso/s400/game+over.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="box-sizing: border-box; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;di &lt;b&gt;Giuseppe Sottile&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="box-sizing: border-box; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;I massmedia hanno taciuto che in Islanda il&amp;nbsp; Governo invece di reprimere il suo popolo (come in Grecia ed a tutte le latitudini) ha&amp;nbsp;rispettato la richiesta della piazza per&amp;nbsp;un referendum attraverso il quale la popolazione ha deciso di ricusare il debito (precedente pericolosissimo). Stanno quasi sottacendo il default del Minnesota ed i quasi-default di numerosi singoli stati USA.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="box-sizing: border-box; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Ma veniamo al piatto forte.&amp;nbsp;E' come se nel consentirci previsioni potessimo fare a meno di dati quantitativi, talmente foriera di informazioni (e sentimenti) è la realtà sociale nei suoi aspetti qualitativi. Anche se repubblicani e democratici dovessero accordarsi per il&amp;nbsp;due di agosto, una cosa chiaramente ne consegue: che lo stato dei conti pubblici negli USA (in specie) non consentirà più alcun salvataggio al prossimo stress finanziario. Non si potrà più ricorrere al Tesoro come fatto&amp;nbsp;due anni fa (e causa anche dell'attuale situazione debitoria del governo federale.). Si potrà solo ricorrere alla emissione di nuovi bond a tassi di interesse elevatissimi, ossia portando gli USA allo stato in cui rischiano di trovarsi ora: il default, che comporta proprio l'impossibilità di emettere nuovi bond. Insomma,&amp;nbsp;&lt;em&gt;messa così è finita&lt;/em&gt;. Il default degli USA al prossimo stress finanziario sarà la catastrofe: ritiro dagli asset finanziari degli investitori in USA (prima la Cina), crollo del commercio internazionale etc. (Obama non parla forse di "apocalisse" se...).&amp;nbsp;Si rammenti tuttavia che il default degli USA non rappresenterà la causa, esso è solo&amp;nbsp;la più&amp;nbsp;evidente espressione&amp;nbsp;d'una fragilità sistemica del capitalismo nella sua fase finanziario speculativa, quella stessa fragilità che fa sì che la Grecia possa "tenere per&amp;nbsp;le palle" l'Europa etc. Sono solo le gocce che fanno traboccare il vaso.&amp;nbsp;E' il "sistema" che è andato.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="box-sizing: border-box; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;In Italia la presente finanziaria ci fotte una mensilità. Non "basterà"!&amp;nbsp;A breve ne sforneranno un altra, per un'altra mensilità (saremo dipendenti pubblici o privati con 11 menssilità invece che 13).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Gli "esperti" vi fottono da 25 anni con le loro "politiche del rigore" e l'"opinione pubblica" dovrebbe cominciare a riconoscere dove ci hanno portato. Dovrebbe riconoscere che quattro anni fa non si parlava di Islanda, Irlanda, Spagna, Portogallo, Grecia e Italia... e che fino ad una settimana fa non si parlava del default degli USA. Di che si parlerà tra qualche mese, alla fine dell'estate?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-390010865611506881?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/390010865611506881/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2011/07/e-la-chiamano-estate-il-capitalismo-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/390010865611506881'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/390010865611506881'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2011/07/e-la-chiamano-estate-il-capitalismo-e.html' title='...e la chiamano &quot;Estate&quot;: il capitalismo e la sua &quot;fine&quot;?'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-f0lOBQ_YqZI/TiQpwgRtjoI/AAAAAAAAA3s/PyhCA19pKso/s72-c/game+over.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-6745519976288236183</id><published>2011-06-08T18:41:00.000+02:00</published><updated>2011-06-08T18:41:17.409+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><title type='text'>Le combine pubblico-private all’assalto del cambiamento</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-pFKfpLhtxNk/Te-l6f_MxfI/AAAAAAAAA2Y/h0kj67PA5PM/s1600/students.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="227" src="http://3.bp.blogspot.com/-pFKfpLhtxNk/Te-l6f_MxfI/AAAAAAAAA2Y/h0kj67PA5PM/s320/students.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Le vittorie di Pisapia e De Magistris sono figlie della volontà di cambiamento. Leggerle come capacità del centrosinistra di rappresentare un’alternativa reale al berlusconismo sarebbe un errore. Semmai hanno giocato (in particolare nelle grandi città) le personalità dei candidati, la loro eccentricità rispetto all’establishment del centrosinistra. Hanno più a che fare con la vittoria di Vendola in Puglia che con quelle di Prodi. Sono vittorie figlie di un’adozione, quella delle forme politiche e organizzative eccedenti i partiti.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sull’onda dei ballottaggi, è probabile che anche i referendum riescano a superare la soglia del quorum. Sarebbe un risultato straordinario. Segno tangibile della prevalenza dei movimenti sulle forme della &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;politica tradizionali. Non che anche partiti non ci siano stati nel percorso che ha portato prima alla raccolta di un milione e quattrocento mila firme ed ora al voto, ma si tratta pur sempre di un’incidenza relativa. Non c’è dubbio, infatti, che in questa occasione i movimenti, le associazioni, i comitati hanno innescato un meccanismo di trascinamento che, soprattutto negli ultimi giorni, ha travolto i partiti (anche di governo) e i media.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Amministrative e referendum sono, quindi, manifestazioni evidenti di una domanda di cambiamento esplicita. Se è vero che in alcune occasioni questa domanda ha trovato delle risposte all’interno stesso della compagine in moto (soprattutto nel caso di Napoli), è pure vero che le dinamiche istituzionali si esplicitano &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;ancora secondo un’offerta politica data dalle tradizionali espressioni della rappresentanza politica: il centrodestra e il centrosinistra. Che le altre (il polo di centro e la sinistra radicale) non sembrano, al momento, in grado di giocare un ruolo autonomo. Saranno, cioè, costrette a offrire la propria dotazione di suffragi (che potrà anche risultare decisiva) in virtù di uno scambio politico.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;C’è, però, uno iato profondo tra domanda di cambiamento e offerta politica. Tralasciando il campo del centrodestra, laddove dal corpo sociale provengono richieste dalla chiara impronta razzista e securitaria (tanto estreme da non poter essere ricevute dalla rappresentanza politica), è nel centrosinistra che si evidenzia la maggiore distanza. Se è vero, cioè, che la lunga marcia referendaria e l’espressione di voto nelle amministrative hanno la stessa origine è vero anche che il tema posto dai referendum (il bene comune e la lotta alla privatizzazione) non trova riscontro significativo nel centrosinistra.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E’ singolare, ad esempio, che alcuni argomenti sostenuti dai contrari al referendum per l’acqua pubblica siano replicati da attivisti per il Sì laddove servano a difendere scelte di collaborazione con i privati sul terreno dei beni comuni in amministrazioni a guida di centrosinistra. In particolare, viene affermato che il privato sia portatore di maggiori competenze, risorse economiche, migliore capacità gestionale. E’ una debacle, un alzare bandiera bianca, l’affermazione che quando si governa (e non si sta solo a far casino) senso di responsabilità vuole che si abbandonino i sogni e si faccia voto di realismo. E’ l’affermazione della distanza tra pensiero e vita. E’ l’ammissione che le nostre idee non sono efficaci e vivono solo come auspicio, un po’ idealista, senza alcun legame con gli interessi materiali delle persone.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Questo pensiero non tiene conto che negli ultimi anni l’ambito delle imprese pubblico-private si è affermato come risposta alla crisi e, senza mai dare grandi manifestazioni di efficienza, si è tradotto in un mero trasferimento di risorse pubbliche nelle tasche di multinazionali e gruppi finanziari che vivono dell’appalto pubblico. Senza contare che all’ombra di operazioni di questo tipo si sia spesso organizzata una vera e propria cricca/shock economy. Abbiamo, cioè, assistito al formarsi di un modello (sostanziato dalla costruzione di un apparato normativo di favore: privatizzazione del pubblico impiego, legge obbiettivo, riforma della Protezione civile …) che ha e sta succhiando quello che resta delle risorse pubbliche a disposizione, distruggendo di fatto il welfare. Perché questa è la posta in gioco ed è di questo che andrebbero investite le esperienze amministrative e politiche che si candidano a rappresentare il vento del cambiamento: welfare o partnership pubblico-privato, comune o enclosures.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Al tempo dell’esplosione dei debiti sovrani, laddove, stante così le cose, l’Italia si appresta a varare finanziarie da 40 miliardi di euro (paragonabili al salasso subito dai cittadini con i governi Amato, Ciampi, Dini), questa alternativa è drammaticamente all’ordine del giorno. La cessione del welfare alla gestione combinata pubblico-privato sancirà il prosciugamento dei beni comuni e l’azzeramento dei diritti. Il tutto per opere che non necessariamente giungono alla fine, ma che replicandosi sui mercati finanziari, hanno come unico fine lo step successivo che consenta di poter dichiarare attivo il percorso. In realtà, i privati non hanno nulla da offrire. Spesso sono baracconi pieni di debiti, il più delle volte gestioni di fondi che saltano da un’occasione all’altra alla ricerca di un rendimento accettabile. Non c’è alcuna intelligenza che le guida se non l’istinto barbaro della resa finanziaria. Offrire loro la nostra salute, l’acqua, l’aria, l’istruzione è come lasciare in custodia i nostri figlia a una band di trafficanti di organi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il vento che cambia può essere un’opportunità a patto che abbia il carattere della sperimentazione, che si traduca in un reale coinvolgimento dei cittadini nella gestione della cosa pubblica. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Perché questo possa avvenire è necessario che tutti coloro che hanno animato i movimenti, i comitati referendari, la società civile che ha travolto il centrodestra nei ballottaggi mettano i piedi nel piatto e non consegnino il tutto ai professionisti dei partiti.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoListParagraph" style="margin-left: 372.0pt; mso-add-space: auto; mso-list: l0 level1 lfo1; text-align: justify; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;1.&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;[continua]&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-6745519976288236183?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/6745519976288236183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2011/06/le-combine-pubblico-private-allassalto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6745519976288236183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6745519976288236183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2011/06/le-combine-pubblico-private-allassalto.html' title='Le combine pubblico-private all’assalto del cambiamento'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-pFKfpLhtxNk/Te-l6f_MxfI/AAAAAAAAA2Y/h0kj67PA5PM/s72-c/students.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-7254376845088684727</id><published>2011-05-26T08:29:00.001+02:00</published><updated>2011-05-26T08:30:02.901+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><title type='text'>Che fine hanno fatto i capitalisti?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ssbl4Cg-kCU/Td3zH--F6bI/AAAAAAAAA2E/mRa57EMxgvE/s1600/SwarmRobot_org.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/-ssbl4Cg-kCU/Td3zH--F6bI/AAAAAAAAA2E/mRa57EMxgvE/s320/SwarmRobot_org.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Bormioli Rocco fa bicchieri, barattoli di vetro, frigoverre. Sono  prodotti giornalieri, li trovi nei supermercati; anche in quei posti  tipo: “tutto per la casa”. Il rapporto qualità/prezzo è buono. Chi non  ha in casa i barattoli Bormioli con dentro vari tipi di pasta? Sono così  diffusi che se ne vendono anche i coperchi a parte.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dal sito del  Gruppo si scopre che l’azienda nasce come vetreria a Parma nel 1825, ha  oggi 3000 dipendenti e opera in 100 paesi. La Bormioli Rocco ha chiuso  il 2010 con 531 milioni di euro di fatturato e sembra che molto presto  verrà quotata in borsa. Dal 2000 la famiglia Bormioli ha perso la  maggioranza azionaria dell’azienda.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ di pochi giorni fa la  notizia che la Bormioli ha cambiato proprietario. Il Banco Popolare,  infatti, che ne deteneva il 94,5% attraverso le controllate Efibanca Spa  (14,3%) e Partecipazioni Italiane Spa (81,1%), ha ceduto il proprio  pacchetto azionario al fondo di private equity Vision Capital.  L’azionariato del Banco Popolare è piuttosto parcellizzato. L’azionista  di maggioranza attualmente è il Fondo BlackRock, seguito da Ubs e Norges  Bank con partecipazioni rispettivamente al 3,5%, 2,15%, 2,10% (dati  ottobre 2010).&amp;nbsp;Il resto (oltre il 90%) è costituito da flottante. Vision  Capital gestisce sette fondi d’investimento e ha un portafoglio molto  diversificato (dall’elettronica alla gestione dei rifiuti radioattivi,  al vetro appunto).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Insomma, dove sono finiti i capitalisti? In  questo caso un’attività industriale è totalmente in mano a strutture  finanziarie a capitale diffuso. Qualcuno lo chiama “comunismo del  capitale”. Di certo vanno riviste alcune categorie fino ad oggi  utilizzate. Tra queste la contrapposizione presunta tra economia  produttiva ed economia speculativa.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-7254376845088684727?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/7254376845088684727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2011/05/che-fine-hanno-fatto-i-capitalisti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/7254376845088684727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/7254376845088684727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2011/05/che-fine-hanno-fatto-i-capitalisti.html' title='Che fine hanno fatto i capitalisti?'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ssbl4Cg-kCU/Td3zH--F6bI/AAAAAAAAA2E/mRa57EMxgvE/s72-c/SwarmRobot_org.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-5794760614884747232</id><published>2011-02-14T20:48:00.001+01:00</published><updated>2011-02-14T20:48:57.388+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rete No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><title type='text'>La Rete No Ponte interviene alla Maratona dei Beni comuni</title><content type='html'>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/yNoccCc7LqY" title="YouTube video player" width="480"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-5794760614884747232?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/5794760614884747232/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2011/02/la-rete-no-ponte-interviene-alla.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5794760614884747232'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5794760614884747232'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2011/02/la-rete-no-ponte-interviene-alla.html' title='La Rete No Ponte interviene alla Maratona dei Beni comuni'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/yNoccCc7LqY/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-5616259470152949132</id><published>2011-02-14T11:05:00.000+01:00</published><updated>2011-02-14T11:05:42.800+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rete No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Assemblea 26 febbraio'/><title type='text'>Il 26 febbraio l'assemblea pubblica No Ponte</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-SMddu9vnOJE/TVj9xOLetlI/AAAAAAAAAvY/PQ0XmOxFGLY/s1600/muccheOpenSource+%25282%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="http://2.bp.blogspot.com/-SMddu9vnOJE/TVj9xOLetlI/AAAAAAAAAvY/PQ0XmOxFGLY/s320/muccheOpenSource+%25282%2529.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;SABATO 26 FEBBRAIO ORE 10.00&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;AULA AUTOGESTISTA EX-CHIMICA (UNIV. DI MESSINA)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;ASSEMBLEA PUBBLICA NO PONTE&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Oltre 400 milioni di euro spesi, secondo recenti pubblicazioni, precedentemente alla redazione del progetto definitivo. 110 milioni di euro spesi, a detta dell’A.D. della Stretto di Messina S.P.A. Pietro Ciucci, nell’ultimo anno per il progetto. Questi, all’oggi, i conti economici del Ponte sullo Stretto. Di questo fiume di denaro le popolazioni dell’area dello Stretto non si sono neanche resi conto. Tale è stata l’insignificanza di questa spesa per il territorio. Questo è il Ponte: un prolungato meccanismo di sperpero di denaro pubblico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;L’ansia disattesa con la quale gli amministratori locali tentano di giocare un ruolo nell’iter della costruzione del Ponte, provando a ricavare qualche scampolo di opera compensativa in cambio della devastazione del territorio, è l’esplicitazione più chiara del massacro di democrazia contenuto nei meccanismi previsti dalla politica delle grandi opere (che sono poi uguali a quelli per le emergenze e i grandi eventi). La verticalizzazione delle scelte è ormai assoluta. Le rappresentanze politiche non contano più nulla. Men che meno le popolazioni locali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il movimento no ponte ha in questi anni contrastato la prospettiva del Ponte producendo mobilitazioni, approfondimenti e&amp;nbsp; informazione. Lo ha fatto a partire da risorse molto scarse ma con grande generosità e&amp;nbsp; passione. Il risultato è stato una crescita del movimento e dell’opinione no ponte. Il risultato più consistente di questo percorso fu la manifestazione del 22 gennaio 2006 che contribuì a fermare (purtroppo solo temporaneamente) l’iter del Ponte.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;I prossimi mesi saranno molto importanti perché sono attesi una serie di passaggi vincolanti nella prosecuzione di questo iter: l’acquisizione del Progetto definitivo (redatto da EurolinK) da parte della Stretto di Messina S.P.A., l’autorizzazione del Cipe, la ricerca delle risorse private sui mercati, la redazione del Progetto esecutivo, l’avvio dei cantieri. E’ molto importante, quindi, mobilitarsi oggi per bloccare questo processo, evitare che vada avanti. Non si tratta più tanto di discutere sulle ragioni del Sì e le ragioni del No. Quello è possibile farlo a bocce ferme. Oggi bisogna fermare l’iter, consapevoli del fatto che ogni euro speso per il Ponte sarà un euro strappato alla protezione del territorio, ai servizi pubblici, all’istruzione, al welfare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sarà, quindi, necessario produrre mobilitazioni estese da parte dei territori interessati e dei movimenti che si battono contro le devastazioni ambientali e per la difesa dei beni comuni. Sarà necessario mettere a disposizione del movimento i percorsi fin qui attivati e dare vita a esperienze più allargate. Sarà necessario costruire consenso intorno a pratiche e contenuti piuttosto che intorno a sigle e meccanismi identitari.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Proponiamo a tutti e a tutte di parlarne in una assemblea aperta del movimento no ponte nella quale decidere in maniera condivisa tempi e modi delle prossime iniziative. Per parte nostra riteniamo che un passaggio ineludibile sia la preparazione di&amp;nbsp; una grande manifestazione a Messina in primavera.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Rete No Ponte&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-5616259470152949132?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/5616259470152949132/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2011/02/il-26-febbraio-lassemblea-pubblica-no.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5616259470152949132'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5616259470152949132'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2011/02/il-26-febbraio-lassemblea-pubblica-no.html' title='Il 26 febbraio l&apos;assemblea pubblica No Ponte'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-SMddu9vnOJE/TVj9xOLetlI/AAAAAAAAAvY/PQ0XmOxFGLY/s72-c/muccheOpenSource+%25282%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-855228366552036877</id><published>2010-07-11T22:56:00.003+02:00</published><updated>2010-07-11T22:58:26.357+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Incubatore d&apos;imprese'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Mazzeo'/><title type='text'>La grande beffa delI’Incubatore del Ponte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/TDowIGDu3RI/AAAAAAAAAYM/5c3q86rcH6c/s1600/incubatore.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 285px; height: 164px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/TDowIGDu3RI/AAAAAAAAAYM/5c3q86rcH6c/s400/incubatore.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492755611155094802" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: times new roman;"&gt;Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;All’inaugurazione della nuova sede delle società chiamate a realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina, mercoledì 14 luglio, ci sarà anche il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. Il quartier generale di Eurolink (il consorzio general contractor per la progettazione e i lavori) e dei soggetti impegnati nel monitoraggio ambientale e nel “project management”, sarà ospitato all’interno del Polo “Papardo” dell’Università degli Studi di Messina, a pochi chilometri dall’area dove dovrebbe sorgere uno dei due piloni della mega-opera. I locali sono quelli dell’Incubatore d’Imprese finanziato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse». La struttura non è mai entrata in funzione; avrebbe dovuto ospitare, a regime, sino a 46 aziende di giovani e ricercatori provenienti dall’Ateneo. In cambio di un canone il cui importo è ancora segreto, Sviluppo Italia Sicilia, che l’aveva ricevuta in concessione dall’Università, l’ha sub-affittata a tempo indeterminato alle grandi aziende del Nord che partecipano al miliardario banchetto del Ponte. Una di esse, Impregilo, capofila della cordata general contractor, il Polo universitario lo conosce bene, avendo eseguito i lavori di realizzazione della Facoltà d’Ingegneria, 144 miliardi di vecchie lire per tre edifici di 35 mila metri quadrati di superficie. La consegna dei locali del “Papardo” risale al giugno 2004, con un «leggero» ritardo sui tempi previsti, giustificato dall’allora Preside d’Ingegneria con il «passaggio dalla Bocoge, la stessa ditta che ha costruito la nuova sede di Lettere all’Annunziata, alla Impregilo». Valutazione assai discutibile dato che la società di costruzioni leader in Italia aveva rilevato il 40% del capitale azionario di Bocoge nell’ottobre del 1997, tre anni prima cioè che l’azienda ottenesse dall’Ateneo l’appalto per la nuova Facoltà. E nel 2002, sempre Impregilo, aveva poi acquistato dalla famiglia Bonifati un altro 40% del capitale “Bocoge”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una transazione, quella Università - Sviluppo Italia – Società Ponte, duramente stigmatizzata da attivisti e militanti in lotta contro la realizzazione del “Mostro sullo Stretto”. La Rete No Ponte ha manifestato in occasione dell’ultima riunione del Senato Accademico, chiedendo inutilmente, tre volte, di potersi sedere con il rettore e discutere di una scelta che fa dell’Università l’head office di Impregilo &amp;amp; Partner. La risposta del Senato è giunta poi attraverso una nota telegrafica. «La concessione dell’immobile a Sviluppo Italia Sicilia – si legge - è stata deliberata nel 2002 e, sulla scorta di essa, il concessionario può destinare locali a imprese senza preventive autorizzazioni dell’Università, com’è avvenuto nel caso specifico». Un’affermazione che non convince per nulla il professore Guido Signorino, ordinario di Economia applicata nella facoltà di Scienze Politiche e delegato del rettore per il Liaison Office Università-impresa al tempo della concessione dell’incubatore a Sviluppo Italia. «Nel 2002 venne siglata non la concessione, ma il suo precedente procedurale: un “protocollo di intesa” in base al quale si avviarono i negoziati per definire i termini con cui si sarebbe costituito l’incubatore nell’Università», spiega Signorino. «Su questa base Sviluppo Italia mosse i suoi passi per ottenere dal Ministero delle Attività Produttive il finanziamento della ristrutturazione dei locali di Papardo. L’atto di concessione venne sottoscritto invece nel marzo 2004».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’economista sottolinea poi che la concessione trasferisce sì la responsabilità di gestione della struttura a Sviluppo Italia, ma ne vincola la finalità a quella di “incubatore di imprese”, facendo esplicito riferimento al suo ruolo di «centro di servizi per le imprese nascenti» e di «accompagnatore al mercato delle imprese incubate da parte del gestore». «L’utilizzo di spazi per finalità non previste dall’atto ne rappresenta una violazione», afferma Signorino. «È ovvio che Eurolink e società collegate non possono essere considerate “imprese nascenti” e non abbisognano di alcun “accompagnamento al mercato” da chicchessia. Inoltre, la durata dell’utilizzo dei locali non appare commisurata ai limiti indicati nell’atto di concessione. La permanenza nell’incubatore era definito in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative. I lavori per il Ponte avranno invece una durata minima di sei anni».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il professore Signorino ricorda che l’atto di concessione conferiva all’Università l’obbligo di vigilare che la struttura venisse gestita nel pieno rispetto delle sue finalità. Nel caso in cui il gestore avesse disposto dell’immobile in maniera non conforme, la concessione doveva essere revocata. «Si prevedeva inoltre la costituzione di un “comitato paritetico di indirizzo e di controllo”, composto da un ugual numero di rappresentanti dell’Università e di Sviluppo Italia. Il comitato avrebbe dovuto fornire indicazioni sulle attività produttive da privilegiare nell’uso della struttura ed esprimere pareri sulle imprese da insediarvi. Non è quindi corretto lasciare intendere che l’Università non abbia strumenti di indirizzo gestionale e che l’assegnazione degli spazi abbia luogo senza un suo preventivo controllo. Resta da capire se il “comitato paritetico” sia o meno stato insediato. Ne dubito, visto che l’incubatore non è ancora completato. Ma ciò non giustifica che, prima ancora che esso sia consegnato e che gli organi previsti per la sua gestione siano istituiti, ne vengano decise utilizzazioni che derogano alle finalità ed ai vincoli istituzionali».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signorino non ritiene credibile che la locazione dell’incubatore sia stata fatta in totale autonomia da Sviluppo Italia e che l’Università di Messina è stata solamente informata a cose fatte. «Si direbbe quasi il contrario, ossia che l'Università abbia deciso di caldeggiare questa assegnazione, facendo pressioni su Sviluppo Italia perchè ciò avvenisse», dichiara il docente. Un pressing a tutto campo confermato direttamente dall’agenzia di sviluppo. Sentiti il 25 giugno dal settimanale Centonove, i responsabili di Sviluppo Italia hanno dichiarato che «è stato il massimo rappresentante dell’ateneo a chiedere con lettera di mettere a disposizione di Eurolink e delle altre società l’edificio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dubbi e perplessità non risparmiano comunque la S.p.A. pubblica nata per promuovere le imprese e non certo per incrementare le sue rendite con l’affitto di locali ottenuti in concessione. Il capitale sociale di Sviluppo Italia Sicilia (6.816.066,92 euro), è controllato al 100% dalla Regione Siciliana che, a sua volta, è pure azionista di minoranza della Stretto di Messina S.p.A, la società concessionaria pubblica che ha assegnato ad Eurolink la progettazione, realizzazione e gestione post-opera del Ponte tra Scilla e Cariddi. «Con la stipula di un contratto di locazione degli immobili di contrada Papardo, Sviluppo Italia Sicilia, cioè la Regione, si trova a dover esercitare il proprio controllo sulle attività attribuite ad Eurolink, mentre contemporaneamente riceve dalla stessa associazione temporanea d’imprese, i canoni mensili per l’affitto del core business del Ponte sullo Stretto», denuncia Luigi Sturniolo, rappresentante della Rete No Ponte di Messina. «Siamo di fronte ad una doppia speculazione a danno delle strutture pubbliche: da un lato, la “rendita” che Sviluppo Italia si assicura dagli affitti e, dall’altro, il privilegio offerto al general contractor di poter insediare il  suo centro direzionale a prezzi fuori mercato. Questo è il corollario del Ponte: operazioni basate sulla sottrazione di spazi pubblici, sulla negazione di vere prospettive occupazionali alle giovani generazioni in nome dei profitti e degli interessi privati».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A provare come la riconversione dell’incubatore universitario in officina generale dei Padrini del Ponte è l’ultima grande beffa a danno delle popolazioni locali, un articolato documento della Rete No Ponte. «Secondo la definizione formulata dalla National Business Incubators Association (NBIA), un “Incubatore” è uno “strumento di sviluppo economico progettato allo scopo di accelerare la crescita ed il successo di iniziative imprenditoriali mediante un insieme strutturato di risorse e servizi», scrivono i ricercatori della Rete. «La finalità di un incubatore è dunque “quello di generare aziende di successo, in grado di uscire dal programma di supporto avendo raggiunto autonomia e solidità finanziaria”. Tra gli obiettivi strategici, la creazione di posti di lavoro; il sostegno all’economia locale; il trasferimento tecnologico e la valorizzazione dei risultati della ricerca; la rivitalizzazione di aree depresse; la diversificazione produttiva; la promozione di specifici settori industriali e di specifici gruppi sociali. Nulla di questo ha a che fare con la costruzione del Ponte».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Rete ricorda che gli incubatori sorti in ambito accademico dovrebbero rispondere all’esigenza delle Università «d’intensificare il trasferimento tecnologico e le relazioni industriali, favorendo i propri studenti, ricercatori, docenti e laboratori di ricerca, sviluppando la collaborazione con le aziende e partecipando attivamente allo sviluppo locale». Nello specifico dell’incubatore dell’Università di Messina, le finalità dichiarate nella concessione puntavano al «rinvigorimento dell’economia locale» e all’«offerta di spazi ai giovani per esprimere la propria capacità d'impresa in una città poco competitiva». «L’incubatore di contrada Papardo – ricorda la Rete No Ponte - doveva essere destinato all’ospitalità, con durata limitata, di spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica. Il consorzio Eurolink non presenta invece alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare l’ospite-beneficiario della struttura. Non è una impresa “nuova”, risultando dalla costituzione in consorzio dell’associazione di imprese vincitrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006. Nessuna delle società di costruzioni che compongono l’ATI ha sedi o filiali nell’area dello Stretto (alcune sono, anzi, straniere) e sono tutte di antica formazione e nella titolarità di corporation e gruppi azionari di rilevanza nazionale (famiglie Benetton, Gavio e Ligresti per Impregilo)».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto sia costato allo Stato l’“Incubatore del Ponte” è un mistero. Nel 2002 l’Università di Messina presentò un piano finanziario per 4 milioni di euro, ma ad oggi non è stato specificato il reale ammontare dei fondi ottenuti per l’implementazione della struttura. Cifre discordanti persino sull’estensione dell’area ad essa destinata. Nei documenti si fa riferimento una volta ad un «complesso» di 4.400 metri quadrati, un’altra volta a 4.355, una terza a “soli” 3.500. Comunque sia, le aziende del Ponte non potevano trovare di meglio. Tra qualche giorno il taglio del nastro e l’insediamento. Per presentare il progetto definitivo e iniziare i lavori avranno ancora tutto il tempo che vogliono.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-855228366552036877?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/855228366552036877/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/07/la-grande-beffa-deliincubatore-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/855228366552036877'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/855228366552036877'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/07/la-grande-beffa-deliincubatore-del.html' title='La grande beffa delI’Incubatore del Ponte'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/TDowIGDu3RI/AAAAAAAAAYM/5c3q86rcH6c/s72-c/incubatore.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-3513844922675659458</id><published>2010-06-15T02:05:00.001+02:00</published><updated>2010-06-15T02:07:17.628+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='100 piazze no ponte'/><title type='text'>100 piazze no ponte</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/TBbD99GxXbI/AAAAAAAAAT0/OKA1-QP-Hv0/s1600/no_ponte_stretto.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 400px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/TBbD99GxXbI/AAAAAAAAAT0/OKA1-QP-Hv0/s400/no_ponte_stretto.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5482785065512558002" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;L'avvio delle trivellazioni a Faro rappresenta, di fatto, l'inizio dei  cantieri del Ponte sullo Stretto. Da anni ormai ci battiamo contro una  mega-opera inutile e dannosa che ha già dilapidato centinaia di milioni  di euro senza apportare alcun vantaggio alle popolazioni locali e molti  altri si accinge a trasferire nelle tasche di pochi grossi gruppi  imprenfitoriali (Impregilo, in testa).&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Ci batteremo sul campo per  contrastare i cantieri, ma dovremo, allo stesso tempo, continuare a  tessere quella rete di relazioni sociali e territoriali che sola può  consentire una efficace mobilitazione.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Per questi motivi la Rete No  Ponte ha avviato la campagna "100 piazze no ponte", una serie di eventi a  carattere comunicativo basati sulla diffusione di materiale  informativo, sull'esposizione di una mostra che, attraverso dei poster  tematici, illustra le nostre argomentazioni in un linguaggio molto  semplice e sulla distribuzione di pubblicazioni specifiche.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iniziative  già svolte:&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;br /&gt;27 maggio a Patti (presentazione del libro di Antonio  Mazzeo "I padrini del Ponte"), a cura dell'associazione "9 maggio"&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;br /&gt;30  maggio a Forte Petrazza - Messina (presentazione dell'e-book "La  politica dei disastri" di Antonello Mangano e Luigi Sturniolo)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;3  giugno Palermo - Circolo Arci Malaussene (presentazione del libro di  Antonio Mazzeo "I padrini del Ponte")&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;13 giugno Faro (presidio  no-ponte contro l'inizio delle trivellazioni)&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prossimi  appuntamenti previsti:&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;br /&gt;15 giugno Catania - Libreria Tertulia  (presentazione del libro di Antonio Mazzeo "I padrini del Ponte")&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;br /&gt;27  giugno San Filippo del Mela (presentazione del libro di Antonio Mazzeo  "I padrini del Ponte"), a cura dei Giovani Democratici&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;br /&gt;Agosto  Tusa (nell'ambito della Festa di Liberazione).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-3513844922675659458?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/3513844922675659458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/06/100-piazze-no-ponte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/3513844922675659458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/3513844922675659458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/06/100-piazze-no-ponte.html' title='100 piazze no ponte'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/TBbD99GxXbI/AAAAAAAAAT0/OKA1-QP-Hv0/s72-c/no_ponte_stretto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-3046398774567242851</id><published>2010-06-14T01:33:00.002+02:00</published><updated>2010-06-14T01:34:19.777+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>Presidio no-ponte davanti alla trivella. Occupato il cantiere</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/TBVq4w20kNI/AAAAAAAAATg/bHh7AiwzmBg/s1600/trivella1.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 400px; height: 267px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/TBVq4w20kNI/AAAAAAAAATg/bHh7AiwzmBg/s400/trivella1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5482405644813504722" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cgino%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;o:smarttagtype namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" name="metricconverter"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if !mso]&gt;&lt;object classid="clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D" id="ieooui"&gt;&lt;/object&gt; &lt;style&gt; st1\:*{behavior:url(#ieooui) } &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Font Definitions */  @font-face 	{font-family:Garamond; 	panose-1:2 2 4 4 3 3 1 1 8 3; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:roman; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:595.3pt 841.9pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:35.4pt; 	mso-footer-margin:35.4pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:#0400; 	mso-fareast-language:#0400; 	mso-bidi-language:#0400;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Centinaia di cittadini hanno partecipato all’iniziativa di informazione e sensibilizzazione indetta dalla Rete No Ponte per contestare l’inizio delle trivellazioni in via Circuito a Faro finalizzate a completare gli studi necessari per il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. I sondaggi, che si protrarranno per tutta l’estate e che procureranno non poche difficoltà nella viabilità nella zona di Faro-Ganzirri, sono stati giustificati nei giorni scorsi come opere necessarie a ridurre l’impatto che il Ponte sullo Stretto avrebbe sul nostro territorio. Il movimento no ponte ha chiarito più volte che non c’è nulla da mitigare, che il Ponte non va realizzato, che i cantieri non debbono avere inizio. In questa prospettiva sono state ripetutamente elencate le alternative che, invece, andrebbero percorse e per le quali andrebbero investite le risorse pubbliche riservate alla mega-opera.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;Molto meglio sarebbe pensare alla messa in sicurezza sismica ed idrogeologica, al potenziamento del trasporto pubblico nello Stretto, all’ammodernamento della rete stradale e ferroviaria, ad un piano di edilizia scolastica.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;Nel corso dell’iniziativa il presidio ha, poi, dato vita all’occupazione pacifica del cantiere (peraltro privo delle necessarie segnalazioni), indicando, attraverso la posa delle bandiere no-ponte, la volontà di impedire la devastazione del territorio e la dilapidazione di risorse pubbliche a vantaggio di poche imprese estranee al tessuto locale.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;Dall’assemblea spontanea svoltasi a fianco della trivella è stata lanciata la prossima manifestazione che si svolgerà lunedì 21 giugno a partire dalle ore &lt;st1:metricconverter productid="14.30 in" st="on"&gt;14.30 in&lt;/st1:metricconverter&gt; prossimità dei cantieri.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;Rete No Ponte&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-3046398774567242851?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/3046398774567242851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/06/presidio-no-ponte-davanti-alla-trivella.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/3046398774567242851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/3046398774567242851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/06/presidio-no-ponte-davanti-alla-trivella.html' title='Presidio no-ponte davanti alla trivella. Occupato il cantiere'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/TBVq4w20kNI/AAAAAAAAATg/bHh7AiwzmBg/s72-c/trivella1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-8081709414670313821</id><published>2010-06-09T00:29:00.001+02:00</published><updated>2010-06-09T00:31:25.333+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grecia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giuseppe Sottile'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi economica'/><title type='text'>Passaggio per la Grecia  (il punto di non ritorno)</title><content type='html'>&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cgino%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;o:smarttagtype namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" name="metricconverter"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;o:smarttagtype namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" name="PersonName"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt; 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&lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:#0400; 	mso-fareast-language:#0400; 	mso-bidi-language:#0400;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Giuseppe Sottile&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Se non fosse tutto vero, apparirebbe uno spettacolo. In realtà, è uno spettacolo del tutto vero, del tipo tragico e dove gli attori sono autentici criminali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Giorni fa è stato approvato il pacchettone (circa metà del Pil italiano) di crediti a garanzia di tutti i futuri (e presenti) indebitamenti degli Stati dell’Unione Europea e gli indici di borsa sono rimbalzati dal precedente tonfo, ma il giorno dopo l’euforia era già passata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;In realtà il modo presente di “gestire” le risorse è paragonabile ad un incubo senza fine di cui non ci si accorge solo perché se ne è perennemente ubriachi, una ubriacatura che, diversamente da quella ventilata da Schopenhauer come occasione d’essere felici, produce solo un indefinito imbarbarimento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;st1:personname productid="la Grecia" st="on"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;La Grecia&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Il Pil greco al 2008 era stimato a poco&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;più&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di € 276 miliardi. Il ventilato prestito triennale equivale a circa il 39% di tale cifra. Come pensate &lt;st1:personname productid="la Grecia" st="on"&gt;la Grecia&lt;/st1:personname&gt; lo possa ripagare? Semplicemente attraverso “una condanna di morte a vita“.&lt;a style="" href="#_ftn1" name="_ftnref1" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[1]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; Tanto varrebbe disconoscere tutti i debiti, ritirarsi dalla moneta unica e, male che va, non sarà tanto grave quanto la prima “soluzione”. Ma un governo di sinistra, come sempre più realista del re, chiama a corte un popolo di cui ideologicamente si è sempre fatto il porta bandiera nel secolo appena trascorso, affinché si facciano i dovuti sacrifici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Come fa un Paese che nel &lt;st1:metricconverter productid="2008 a" st="on"&gt;2008 a&lt;/st1:metricconverter&gt; prezzi correnti contava per lo 0,8 % del Pil OCSE (in dollari) a destare tanto timore da parte dei membri importanti dell’Unione? Evidentemente la questione non è &lt;st1:personname productid="la Grecia." st="on"&gt;la Grecia.&lt;/st1:personname&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Sempre secondo le fonti ufficiali, &lt;st1:personname productid="la Grecia" st="on"&gt;la  Grecia&lt;/st1:personname&gt; aveva un tasso di crescita medio percentuale del tutto invidiabile, del 4%, tra il 1998 e il 2008 (Italia 1,2 e Germania 1,5, per es.). Tuttavia, tra il 2007 ed il 2008 notiamo un brusco rallentamento nel GFCF (formazione di capitale fisso lordo residenziale e non), &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Segoe UI&amp;quot;;"&gt;-&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt; 11,5 % - durante la crisi -, in linea con altri Paesi, ma più consistente (peggio solo l’Islanda). Al 2007 il tasso di disoccupazione ufficiale poi era relativamente elevato,&lt;span style="color: red;"&gt; &lt;/span&gt;arrivando&lt;span style="color: red;"&gt; &lt;/span&gt;all’8,1 %, il che comporta minori entrate e maggiori spese (per l’Islanda, tuttavia, era assi basso, pari al 2,3 %, cosa che non le ha evitato di fallire).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Veniamo alle finanze pubbliche al &lt;st1:metricconverter productid="2008. A" st="on"&gt;2008.  A&lt;/st1:metricconverter&gt; fronte di entrate pari a quasi il 40% del Pil, le spese corrispondevano al 44,9%, in linea con molti paesi d’Europa. Tuttavia la situazione finanziaria del governo al 2006 era fortemente deficitaria, con assets per un 29,78% del Pil a fronte di passività per un 106,5%. Al 2008, il debito pubblico oggetto di contrattazione su mercato dei titoli equivaleva al 101,2% del Pil.&lt;a style="" href="#_ftn2" name="_ftnref2" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina2"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina2"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[2]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;La voragine del debito (pubblico&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Insomma, la situazione non era del tutto rosea, eppure numerosi altri Paesi potevano destare le stesse preoccupazioni e &lt;st1:personname productid="la Grecia" st="on"&gt;la  Grecia&lt;/st1:personname&gt;, come detto, contava per un misero 0,8% del Pil OCSE.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Circa due anni or sono, è esplosa l’ennesima crisi economica-finanziaria&lt;a style="" href="#_ftn3" name="_ftnref3" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[3]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, che ora si esprime manifestamente nella forma d’una crescente crisi debitoria degli Stati.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Un recente documento della Bank for International Settlements&lt;i&gt; &lt;/i&gt;mostra come l’indebitamento pubblico lordo (media ponderata) cresca ininterrottamente dagli anni ‘70 per un largo numero di Paesi industrializzati (è essenziale aggiungere come conseguenza d‘una riduzione relativa del gettito fiscale),&lt;span style="color: maroon;"&gt; &lt;/span&gt;con una previsione per il 2011 che va dal &lt;st1:metricconverter productid="40 a" st="on"&gt;40 a&lt;/st1:metricconverter&gt; più del 100% del Pil&lt;a style="" href="#_ftn4" name="_ftnref4" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[4]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Ovviamente, gli estensori di questo studio mettono il luce come questo indebitamento, notevolmente cresciuto negli ultimi due anni a seguito della crisi, crescerà esponenzialmente se non si metteranno in atto dei forti correttivi. Essi fanno tre proiezioni per i prossimi dieci e venti anni, delle quali solo una sarebbe in grado di impedire un crescente indebitamento e dunque l’inevitabile default degli Stati. Si tratterebbe in sostanza per questi noti signori di adottare un “politically treacherous task”, come essi lo definiscono. Oltre agli ovvi continui strumenti di austerità fiscale, costoro&lt;span style="color: red;"&gt; &lt;/span&gt;insistono sulla necessità di congelare la spesa pensionistica al livello del 2011. Come si suole dire, una domanda sorge spontanea: che razza di società sono quelle che non riescono a garantire livelli decenti di reddito per individui che hanno superato, secondo gli standard, l’età lavorativa? Delle due l’una: o ciò si spiega con il presupposto (mai dimostrato) di tutta l’economia politica convenzionale, ossia sulla base d’una oggettiva &lt;i&gt;assoluta &lt;/i&gt;scarsità di risorse, oppure occorre modificare radicalmente il modo in cui le risorse vengono gestite dal nostro comatoso e mostruoso sistema economico e quell’“assoluto” si trasforma in qualcosa di “relativo“ al nostro modo di produrre e gestire risorse. Alcune considerazioni a favore dell’invalidità della prima ipotesi potrebbero essere date, per es., dal fatto che sul nostro pianeta v’è una notevole quantità di risorse umane inutilizzate,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;che gli investimenti lordi nel settore manifatturiero nelle aree industrializzate sono da tempo stagnanti, etc. e che dunque il capitalismo risulta essere un sistema assai inefficiente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Inoltre, gli autori del testo improntato alle ennesime politiche di lacrime e sangue non prendono&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;in considerazione alcuni aspetti che pur caratterizzano ancora il sistema sociale rispetto al quale forniscono le terapie. Per esempio, non tengono conto che il tasso di disoccupazione nei paesi da essi considerati è notevolmente cresciuto (nelle stime ufficiali e non ufficiali), che una quantità crescente di persone non vengono più conteggiate tra i disoccupati - poiché i criteri statistici adottati nell’ultimo quindicennio consentono di ridurre il loro numero&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;effettivo -, che l’evasione contributiva legale (vedi USA) e non è fortemente cresciuta negli ultimi quindici anni, riducendo &lt;span style="color: black;"&gt;il &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;tutto la mole di risorse in forma monetaria necessarie a sostenere qualunque tipo di regime pensionistico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Gli autori poi ammettono che il tutto dovrebbe essere accompagnato da una forte crescita economica, ma come per molte raccomandazioni a riguardo la faccenda resta lì, ossia si accompagna alle implicite solite ricette sulla liberalizzazione del mercato del lavoro, la maggiore competitività delle imprese, il taglio delle tasse sui redditi da impresa, le privatizzazioni &lt;i&gt;and so on,&lt;/i&gt; di cui si sente parlare da trent'anni e che hanno provocato, sotto la veste di “soluzioni”, solo un crescente immiserimento diretto ed indiretto dei salariati.&lt;/span&gt;&lt;a style="" href="#_ftn5" name="_ftnref5" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina2"&gt;&lt;span style="font-size: 20pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina2"&gt;&lt;span style="font-size: 20pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[5]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;1) A neverending rescue package&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Il pacchetto di salvataggio per &lt;st1:personname productid="la Grecia" st="on"&gt;la  Grecia&lt;/st1:personname&gt; ed il “pacchettone” previsto per far fronte all’eventuale default&lt;i&gt; &lt;/i&gt;di altri Paesi vengono giustificati ufficialmente da una situazione debitoria pubblica assai preoccupante.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Le diverse centinaia di miliardi di euro e dollari impiegati per il “salvataggio” del sistema finanziario dal 2008&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;si sono riversati&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;in parte sullo stato dei conti pubblici. Secondo le stime, nel rapporto debito/Pil, gli Usa passerebbero dal 70,7 al 94,4 % , il Regno Unito dal 52 all’80,3%, l'euro-zona dal 68 al 84%, il Giappone dal 173 al 198%, con un incremento complessivo del debito tra il 2009 e 2010 di quasi 4 trilioni di euro (si evidenzia come il Pil della sola Germania sia di € 2,39 trilioni).&lt;a style="" href="#_ftn6" name="_ftnref6" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[6]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Alla Grecia vengono chiesti enormi sacrifici poiché le necessità degli stanziamenti previsti per i prossimi tre anni ammonterebbero a € 150 miliardi, tra finanziamento del deficit previsto e debiti in scadenza. Il tutto nella previsione che Atene rispetti gli obblighi di politica fiscale, abbia una ripresa economica sostenuta&lt;span style="color: red;"&gt; &lt;/span&gt;e possa contare sul ricorso al mercato privato dei capitale per le sue necessità di finanziamento. Tutti elementi assai improbabili per differenti ragioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;In realtà sono&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;gli investitori europei e non (attraverso le banche) ad essere salvati, non certo &lt;st1:personname productid="la Grecia" st="on"&gt;la Grecia&lt;/st1:personname&gt;, espressione che se non possedesse una natura ideologica sarebbe del tutto priva si significato.&lt;a style="" href="#_ftn7" name="_ftnref7" title=""&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[7]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;S&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;i è quindi aggiunto il “pacchettone” (in tutto quasi un trilione di euro, contando quelli&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;destinati alla Grecia), che&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;per quanto se ne sa rappresenta un meccanismo “a garanzia” delle future esigenze di prestito da parte di quegli Stati europei in difficoltà nel reperire finanziamenti per il loro debito in scadenza.&lt;a style="" href="#_ftn8" name="_ftnref8" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina2"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina2"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[8]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Siamo ad un passo ulteriore rispetto all’&lt;i&gt;affaire&lt;/i&gt; Grecia, poiché s’è improntato un piano di soccorso rivolto a tutti e nel contempo si sono messe in atto manovre fiscali pubbliche volte, per es., alla riduzione o congelamento degli stipendi dei pubblici dipendenti ed interventi pesanti sulle pensioni e sul welfare&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Il piano di soccorso sui debiti sovrani dovrebbe essere in parte finanziato dall’Ecofin attraverso l’emissione di bonds garantiti dalla BCE, attraverso prestiti bilaterali da parte di membri dell’Unione europea, fondi del FMI&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;(dunque in buona parte provenienti dalla stessa UE visto che ne è una dei principali contribuenti, per più del 30%) e &lt;i&gt;dulcis in fundo &lt;/i&gt;con l’accettazione da parte della BCE di bonds greci e di altri paesi in difficoltà nel reperire capitali anche se considerati titoli spazzatura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;In sostanza, da una parte gli investitori verrebbero “garantiti” dalla disponibilità del pacchettone, dall’altra in un certo senso potranno ricorrere direttamente a questo, soprattutto per la parte che potrebbe giocare &lt;st1:personname productid="la BCE" st="on"&gt;la BCE&lt;/st1:personname&gt; nell’accettare come collaterale titoli declassati&lt;a style="" href="#_ftn9" name="_ftnref9" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[9]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, una situazione analoga e anomala &lt;a style="" href="#_ftn10" name="_ftnref10" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[10]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;a quella in cui si è trovata &lt;st1:personname productid="la Fed" st="on"&gt;la Fed&lt;/st1:personname&gt;, che accettando nel piano di salvataggio finanziario titoli spazzatura ha consentito &lt;i&gt;de facto &lt;/i&gt;un incremento della base monetaria onde riattivare la dinamica speculativa, ossia riattivare la crescita del valore nominale dei titoli sul mercato &lt;span style="color: black;"&gt;secondario&lt;/span&gt;&lt;a style="" href="#_ftn11" name="_ftnref11" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[11]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. In analogia, &lt;st1:personname productid="la BCE" st="on"&gt;la Bce&lt;/st1:personname&gt; rischia di incrementare la base monetaria al fine di sostenere i costi onerosi del debito pubblico onde evitare i default. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Il meccanismo così fa intravvedere come tutti i Paesi dell'area euro saranno vieppiù assorbiti dalla voragine di un debito&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;che verrebbe a crescere su se stesso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Tra gli obiettivi del pacchettone vi sarebbe poi quello di impedire la speculazione sui default degli stati attraverso i&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt; CDS&lt;a style="" href="#_ftn12" name="_ftnref12" title=""&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[12]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt; che gli investitori utilizzano per assicurarsi contro l’insolvenza, ma ciò è assai improbabile che avvenga a fronte di una crescita del debito causata dalla necessità di soddisfare quello in scadenza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;In sostanza, poiché quote crescenti del debito non servono a finanziare spese in conto corrente e investimenti ma debito in scadenza ed interessi, esse sono (con il default che le accompagna) oramai una semplice propaggine della dinamica speculativa.&lt;span class="Rimandonotaapidipagina2"&gt;.&lt;a style="" href="#_ftn13" name="_ftnref13" title=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina2"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[13]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Quantità crescenti di reddito, impiegate in questi decenni nel settore finanziario allo scopo di incrementare il valore nominale dei titoli ivi trattati, sono state &lt;i&gt;sottratte &lt;/i&gt;a quella che ideologicamente viene chiamata “economia reale”, ed è estremamente fuorviante vedere nelle attività speculative un semplice bubbone non derivato e causato da quella. La cosiddetta economia reale va intesa come il luogo in cui si produce il prodotto netto (profitti più salari lordi) che è andato a sostenere lo &lt;i&gt;speculative capital &lt;/i&gt;quando la redditività nel normale processo di accumulazione è&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;venuta declinando&lt;a style="" href="#_ftn14" name="_ftnref14" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[14]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Il secondo sottrae a quella reddito e non ne produce, altrimenti ora saremmo in presenza di “montagne d’oro” invece che di debito. Il debito non è altro che la normale fisiologia, il normale funzionamento attraverso cui si producono attività speculative: si sottrae reddito dalla economia reale e ciò che si prende non torna indietro, se esce deve avere un controvalore nominale in ciò che entra e se non esce a causa di un crasch è irrimediabilmente perduto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;In ragione del debito complessivo dei Paesi dell’area euro, si stima che il pacchettone basterebbe appena a coprire gli interesse passivi per i prossimi due anni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;L’unico modo per impedire questa voragine di debito&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;consisterebbe delle possibili seguenti misure: a) determinare una iperinflazione – possibile attraverso&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;il ruolo giocato dalla Fed e ora dalla Bce - onde ridurre il valore assoluto del debito; b) auspicare una poderosa crescita economica che, come nel secondo dopoguerra, ne determinerebbe una riduzione relativa (nel rapporto debito/Pil), in quanto tra l’altro produrrebbe dei surplus di bilancio&lt;a style="" href="#_ftn15" name="_ftnref15" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[15]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;; c) provvedere, sempre allo scopo di ottenere surplus di bilancio, a ingenti tagli alla spesa pubblica ed al welfare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;E’ fuori di dubbio che verrà intrapresa quest’ultima strada, in continuità con quanto accaduto negli ultimi decenni, ma in forma più poderosa, a meno che il fattore Grecia non faccia capolino un po’ dappertutto attraverso reazioni consistenti dei lavoratori onde impedire ch’essi si trovino a pagare più tasse e contributi &lt;i&gt;in cambio di nulla&lt;/i&gt;, ossia a sostenere con i redditi monetari prodotti dal loro lavoro (profitti più salari) la montagna del debito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;st1:personname productid="La De-integrazione" st="on"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;La &lt;i&gt;De-integrazione&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;In realtà quanto accadrà in Grecia (e altrove), nel caso le manovre economiche si realizzassero, rappresenterà un caso estremo di quanto noi abbiamo definito “de-integrazione”&lt;a style="" href="#_ftn16" name="_ftnref16" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[16]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, espressione che sta ad indicare quanto accade in tutti i Paesi capitalisticamente avanzati a partire dalla fine degli anni ’70. Questa espressione viene utilizzata allo scopo di indicare un fenomeno contrario a quello compiutosi&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;specie a partire dal&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;secondo dopoguerra e da taluni definito appropriatamente di “integrazione” dei lavoratori.&lt;a style="" href="#_ftn17" name="_ftnref17" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[17]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;In sostanza nei decenni seguiti alla II Guerra Mondiale, attraverso la crescita dei salari lordi dei lavoratori, in una fase di&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;forte crescita&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;economica, si è venuto a creare un sistema di welfare, di garanzie e tutele per i salariati che a partire dalla fine degli anni ’70, ma in maniera più consistente dalla seconda metà degli anni ’80, sono andati scemando ove più ove meno per via di una fase di declino dell’accumulazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Il fenomeno della de-integrazione è ciò che &lt;i&gt;essenzialmente &lt;/i&gt;caratterizza lo stato del lavoro salariato oggi nel quadro della struttura sociale di cui esso è parte integrante e raccoglie una serie di aspetti solitamente ideologicamente attribuiti all’emergenza di nuovi modelli sociali interni al capitalismo e in differenti maniere riferiti non al suo &lt;i style=""&gt;declino&lt;/i&gt; ma alla sua “modernità”. La de-integrazione si è manifestata e manifesterà in una serie di aspetti quali il progressivo peggioramento delle condizioni contrattuali di lavoro, l’indebolimento delle tutele e delle strutture sindacali, la precarizzazione delle condizioni di lavoro, la riduzione dei salari reali, l’incremento delle ore di lavoro (tutti aspetti riconducibili all’incremento del tasso di concorrenza tra i lavoratori causato a sua volta dal rallentamento della crescita economica capitalistica) e sul piano indiretto la riduzione dei benefici del welfare (sanità, pensioni, sostegno all’occupazione etc). Su di un piano più generale, l’incremento nella disuguaglianza nella distribuzione del reddito tra profitti e salari, l’indebitamento progressivo delle famiglie, l’incremento del tasso di disoccupazione, le privatizzazioni di funzioni un tempo pubbliche, etc. In sostanza, i lavoratori usufruiscono di servizi pubblici sempre più carenti, sono costretti a doverseli pagare con esborsi diretti oltre che con le imposte e sul piano delle condizioni di lavoro esse si presentano con la stimmate della precarietà, ciò che spiega una serie praticamente infinita di atteggiamenti collettivi che poi gli apparati ideologici di turno strombazzano come segno dei nuovi tempi e della volontà del popolo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;Per quanto riguarda l’oggetto del presente articolo, in sostanza lo Stato non riesce più a garantire come un tempo determinate prestazioni&lt;a style="" href="#_ftn18" name="_ftnref18" title=""&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Rimandonotaapidipagina1"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[18]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, poiché non erano come ovvio elargite gratuitamente, a causa dello stato attuale e futuro delle finanze pubbliche da noi indicato. Se l’apparato statale ed il ceto politico hanno potuto usufruire della crescita economica sicché tutti i partiti &lt;i&gt;de facto &lt;/i&gt;attuavano riforme a vantaggio dei lavoratori, adesso qualunque funzione di mediazione politica tra essi ed il sistema economico viene e verrà meno. In sostanza siamo di fronte ad&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;un keynesismo al contrario, questo sì vero: sono i lavoratori adesso a sostenere per intero il fallimento economico di un sistema che non riesce a riprodursi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;I salariati si trovano e si troveranno di fronte un sistema economico comatoso senza alcuna intermediazione politica e sindacale e forse si troveranno nella necessità di cambiare radicalmente lo stato delle cose lasciandosi alle spalle le forme politiche e le ideologie che fin'ora li hanno rappresentati. In fondo, cosa avranno da perdere? &lt;a style="" href="#_ftn19" name="_ftnref19" title=""&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[19]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;br /&gt;  &lt;hr align="left" width="33%" size="1"&gt;  &lt;!--[endif]--&gt;  &lt;div style="" id="ftn1"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="page-break-after: avoid;"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref1" name="_ftn1" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[1]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;" lang="EN-GB"&gt;&lt;span style=""&gt;             &lt;/span&gt; Si vedano in proposito tra le altre le stime in The Wall Street Journal, &lt;i&gt;Greece's Costs Seen Exceeding EU-IMF Help &lt;/i&gt;, di Charles Forelle.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn2"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref2" name="_ftn2" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[2]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;             &lt;/span&gt; OECD in Figures, 2009.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn3"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref3" name="_ftn3" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[3]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: red;"&gt;&lt;span style=""&gt;             &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;La frequenza è assai elevata, se ne contano oramai a partire dal 1971&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;nove tra recessioni e debacle finanziarie, un segno evidente della fase di instabilità sistemica in cui siamo entrati. Quest’ultima pertanto non è la solita crisi, come s’usa propagandare, ma&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;l’apice forse d’un declino di lungo periodo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn4"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref4" name="_ftn4" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[4]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;" lang="EN-GB"&gt;&lt;span style=""&gt;             &lt;/span&gt; Bank for International Settlements, &lt;i&gt;The future of public debt: prospects and implications&lt;/i&gt;, Stephen G Cecchetti, M S Mohanty, Fabrizio Zampolli, n° 300, marzo 2010&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn5"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref5" name="_ftn5" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[5]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;             &lt;/span&gt; Qui non consideriamo il fatto che “da un punto di vista marxiano” la contabilità relativa al dare ed avere (entrate ed uscite correnti) viene considerata in tutt’altra maniera, ossia sotto “il punto di vista” di quanto i salariati forniscono in forma di tasse e contributi e quanto ricevono in forma di servizi. Gli studi a riguardo per il passato (figuriamoci ora) hanno messo in luce come nel migliore dei casi i salariati hanno ricevuto quanto dato. La tendenza al federalismo fiscale (presente un po’ ovunque da molto tempo in Occidente) esprime il punto di vista dominante, ossia di carattere ideologico, giacché portando l’attenzione su quanto una regione (ma poi una qualsiasi realtà locale) fornisce sotto forma di gettito allo stato centrale e quanto riceve pone in competizione i lavoratori delle diverse realtà territoriali locali più di quanto già lo siano ed è emblematico della &lt;i&gt;disintegrazione &lt;/i&gt;sociale in corso.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn6"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref6" name="_ftn6" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[6]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;             &lt;/span&gt; Andamento e previsioni del debito sono riassunte in Geab http://www.leap2020.eu/, specie n° 44-45, maggio 2010. Il debito pubblico complessivo dei Paesi dell’area euro è stimato a più di €10 trilioni. Tuttavia altre stime prevedono che il rapporto debito/Pil sarà ancora più alto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn7"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref7" name="_ftn7" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[7]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;           &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Come osserva per es. Paul Seabright:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;“... &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;chi sono i creditori della Grecia? Secondo un rapporto di Barclays Capital del 28 aprile, nel bilancio degli istituti finanziari tedeschi ci sono più o meno 28 miliardi di euro del debito greco. La metà spetta a banche possedute o controllate dal governo tedesco. Solo &lt;st1:personname productid="la Hypo Real" st="on"&gt;la Hypo Real&lt;/st1:personname&gt; Estate Holding ne detiene circa il 30%. Dopo il suo salvataggio nel 2009, il proprietario della Hypo è il contribuente tedesco, che sarebbe stato colpito direttamente da un fallimento greco, senza neppure pretendere che&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;i greci si sacrificassero in nome della solidarietà europea” e&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;“Lo stesso rapporto di Barclays Capital&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;ci dice che le istituzioni finanziarie francesi avrebbero a bilancio la bellezza di 50 miliardi di euro del d&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;e&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;bito greco”, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;" lang="FR"&gt;Paul Seabright, Ecole d'économie de Toulouse, «Le Monde», 18 maggio 2010. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Anche&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="la HSBC" st="on"&gt;la HSBC&lt;/st1:personname&gt;, per es., il più gran&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;de &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;gruppo bancario mondiale con sede a Londra, possiede titoli del debito greco pari a 1,5 miliardi di euro, mentre The Royal Bank of Scotland ne possiede per 1,5 miliardi di sterline.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn8"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref8" name="_ftn8" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[8]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;             &lt;/span&gt; Qui sono ancora le banche europee&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;quelle maggiormente esposte, specie quelle tedesche e francesi, coinvolte per&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;circa 500 miliardi di dollari in asset relativi al solo debito complessivo della Spagna, vedi The Wall Street Journal, Exposure to Greece Weighs on French, German Banks, V. Fuhrmans, S. Moffett, 17 febbraio 2010.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn9"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref9" name="_ftn9" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[9]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;" lang="EN-GB"&gt;&lt;span style=""&gt;             &lt;/span&gt; Si potrebbe estendere alla situazione europea quanto opportunamente rilevato per &lt;st1:personname productid="la Grecia" st="on"&gt;la Grecia&lt;/st1:personname&gt; nell’articolo citato del Wall Street Journal: “Greece could sell&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;short-term debt to local banks, which could then&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;turn around and place it with the ECB, no matter&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;what the country's credit rating. In effect, ‘you&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;could be in a situation where private financing&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;becomes irrelevant,’ says Daniel Gros of the&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Centre for European Policy Studies in Brussels,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;‘and Greece is financed by the ECB’ “.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn10"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref10" name="_ftn10" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[10]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt; &lt;st1:personname productid="La Banca Centrale" st="on"&gt;La Banca Centrale&lt;/st1:personname&gt; accetta di norma solo titoli di Stato onde incrementare i depositi delle banche e non strumenti finanziari d'altro genere come collaterale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn11"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref11" name="_ftn11" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[11]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: red;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Tuttavia &lt;st1:personname productid="la Fed" st="on"&gt;la Fed&lt;/st1:personname&gt; rappresenta il sistema finanziario americano poiché Wall Street e gli istituti finanziari sono i principali creditori dello Stato e detengono così il controllo del Ministero del Tesoro, della Fed e del Congresso. Dunque qualunque politica monetaria deve essere loro funzionale e il piano in questione è servito solo a riattivare la dinamica speculativa attraverso l’incremento della base monetaria e l’utilizzo, per questo scopo, della spesa pubblica. Si veda in proposito il mio &lt;i&gt;“Quel che resta del giorno”&lt;/i&gt;, in www.countdownnet.info, sezione “Interventi”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn12"&gt;  &lt;p class="MsoFootnoteText"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref12" name="_ftn12" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[12]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;I derivati rappresentano semplici scommesse il cui impiego, aspetto non considerato, comporta un innalzamento del grado di indebitamento complessivo e quindi del rischio di insolvenza nel volume del debito.&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn13"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref13" name="_ftn13" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[13]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: red;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;Per una analisi di alcuni aspetti della dinamica speculativa si veda il breve saggio di A. Pagliarone, &lt;i&gt;Mad Max Economy&lt;/i&gt;,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Sedizioni, 2009.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn14"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref14" name="_ftn14" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[14]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt; Sullo stato e le ragioni della stagnazione non è il caso qui di soffermarsi. D’altronde l’economia politica ufficiale non ne sa nulla e non trova di meglio che tirare fuori a riguardo squilibri nei conti pubblici, rigidità del mercato del lavoro, crescita dell’età media della popolazione o presunti “untori” nella veste degli speculatori, una sorta di bubbone appunto che nulla avrebbe a che fare con la parte buona, sana e santa dell’economia. Dal lato keynesiano, si sa occorre in qualche modo incrementare il lato della domanda. In realtà nessuno specula e tutti lo fanno, persino come è ovvio e per la loro parte i salariati. Un quadro statistico generale di parte marxista sullo stato delle cose viene fornito in www.countdownnet.info/archivio/dati -statistici/590.7z. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn15"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref15" name="_ftn15" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[15]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                                                                        &lt;/span&gt; Per esempio, il documento citato della&lt;i&gt; &lt;/i&gt;Bank for International&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Settlements&lt;i&gt; &lt;/i&gt;stima che per portare il debito ai livelli pre-crisi 2007 occorrerebbe in media un surplus di bilancio pari a più del 7% sui cinque anni e di più del 4% sui dieci anni per i Paesi industrializzati ivi considerati,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;senza tener conto dell’andamento dei tassi di interesse sul debito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn16"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref16" name="_ftn16" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[16]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.countdownnet.info/"&gt;www.countdownnet.info&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn17"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref17" name="_ftn17" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[17]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt; Ad esempio Paul Mattick in &lt;i&gt;I limiti dell’integrazione &lt;/i&gt;e &lt;i&gt;I limiti delle riforme &lt;/i&gt;(quest’ultimo reperibile in italiano in&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.countdownnet.info/"&gt;www.countdownnet.info&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;). &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn18"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref18" name="_ftn18" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[18]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt; In realtà già parecchi Paesi ai nostri confini non sono più in grado affatto di garantirli, ma essi fanno parte di realtà storiche differenti a quelle dell’Europa occidentale e sulle quali non ci si può qui soffermare. Ci riferiamo a titolo d’esempio alla Romania, Bulgaria, Lettonia, Ucraina, etc.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="" id="ftn19"&gt;  &lt;p class="MsoFootnoteText"&gt;&lt;a style="" href="#_ftnref19" name="_ftn19" title=""&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Goudy Old Style&amp;quot;;"&gt;[19]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;A nostro parere, il capitalismo ha raggiunto i suoi limiti storici, non tanto per via della famigerata contraddizione tra dimensione tecnica e sociale, che suppone l'esistenza di forze produttive non modellate dai rapporti di produzione esistenti (è come se le capacità umane di trasformare l'ambiente non avessero assunto la forma del lavoro salariato), ma per via del fatto che lo stadio a cui è giunto il capitalismo sta consumando le&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;risorse tecniche ed umane da esso generate senza riprodurle.&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-8081709414670313821?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/8081709414670313821/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/06/passaggio-per-la-grecia-il-punto-di-non.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/8081709414670313821'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/8081709414670313821'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/06/passaggio-per-la-grecia-il-punto-di-non.html' title='Passaggio per la Grecia  (il punto di non ritorno)'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-4132340665315357810</id><published>2010-05-02T19:29:00.000+02:00</published><updated>2010-05-02T19:31:58.138+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Salvo D&apos;Allura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Finanza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi economica'/><title type='text'>Sotto il tallone dell’economia di crisi: su Finanza bruciata di Christian Marazzi, Bellinzona, Casagrande, 2009.</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Salvo D'Allura&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Luigi Sturniolo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di descrizioni della bolla finanziaria determinata dai mutui subprime americani ne sono state pubblicate tante negli ultimi tempi. Così anche il grande pubblico ha imparato a familiarizzare quanto meno con i termini che definiscono la finanziarizzazione dell’economia. L’importanza di Finanza bruciata di Christian Marazzi consiste, però, nell’affrontare il tema con approcci e anche suggestioni innovativi, mettendo in discussione alcuni dei luoghi comuni diventati discorso esplicativo della crisi nelle parole di politici e giornalisti.&lt;br /&gt;Espressione tipica di questi luoghi comuni è la presunta distinzione tra economia reale ed economia finanziaria. La prima rappresenterebbe il sano del discorso economico, la seconda l’elemento speculativo causa degli squilibri e delle crisi. Marazzi mette in discussione questo schema e sostiene, al contrario, che se la finanziarizzazione tipicamente novecentesca rappresentava il tentativo di recuperare sui mercati finanziari quello che il capitale non riusciva più a captare nell’economia reale, oggi “la finanziarizzazione è la forma di accumulazione del capitale simmetrica ai nuovi processi di produzione del valore”. Spiega che solo la costruzione dell’immenso indebitamento degli stati e delle famiglie ha consentito il mantenimento del consumo, generando la privatizzazione del deficit spending di keynesiana memoria (creazione, in sostanza, di domanda aggiuntiva attraverso il debito privato, con trasferimanto del rischio sulle economie domestiche private). Secondo Marazzi, insomma, i meccanismi finanziari sono parte integrante dell’economia reale. Anche nella prospettiva di un eventuale e difficoltoso cambiamento delle regole questo dato appare irreversibile. &lt;br /&gt;Altro elemento venuto meno, accanto alla distinzione tra economia reale e finanziaria, è quello tra pubblico e privato, in particolare dopo le privatizzazioni. Il governo della moneta, il ruolo delle banche centrali, fino ai fondi sovrani, mostrano la continuità che si è creata nella gestione odierna dell’economia e del sociale. Il governo ruota ormai intorno al bilancio. Il resto è corollario. Per questo i deficit bancari possono essere trasferiti tout-court a carico dello Stato e i deficit pubblici sono il principale problema economico.&lt;br /&gt;Marazzi insiste sul divenire rendita di profitto e salario. Ciò comporta la registrazione dello scollamento tra la distribuzione della ricchezza ed il riferimento diretto ai parametri produttivi. La forza appropriativa non è, in ultima analisi, determinata dal peso nel sistema produttivo di merci, ma dalla collocazione e dalla possibilità di utilizzare le leve complessive (e la dimensione finanziaria ha occupato il posto più alto) per determinare un funzionamento a proprio favore dell’intero meccanismo finanziario-produttivo. E’ così che gli strati alti hanno spostato a proprio vantaggio la distribuzione della ricchezza aumentando la forbice tra ricchi e poveri. Nel momento in cui tutta la vita è terreno produttivo e oggetto di sfruttamento, le condizioni, il livello di vita, la capacità di operare su tutta la dimensione del vivente è l’obiettivo, la misura effettiva del successo. La rendita, il dato monetario, è il riferimento numerico di una concreta realtà biopolitica. &lt;br /&gt;La crisi non rappresenta, quindi, più un momento, un passaggio del ciclo economico. Essa è ritenuta sistemica e irreversibile. Ma qui bisogna distinguere tra crisi divenuta elemento costante dei processi economici e crisi di governamentalità. Se è vero che assistiamo ad una normalizzazione dell’eccezionalità per cui siamo passati dalla shock economy ad una vera e propria economia della crisi nella quale tutto è oggetto di intervento per una emergenza continua auto-legittimantesi, è proprio in questo rendersi assoluta che la governamentalità entra in crisi realmente, mancando la dimensione della mediazione. Il rapporto con il reale risulta, cioè, drogato in una presunzione di onnipotenza sull’intero sistema del vivente cosicché esso finisce con lo scontrarsi con l’inerzia, la resistenza di una dimensione comune, che tutti coinvolge.&lt;br /&gt;C’è da chiedersi se l’irreversibiltà della crisi si dia in un continuum temporale di lunga durata nel quale l’appropriazione, nella contemporaneità, di guadagni presunti futuri possa essere elemento stabile del sistema economico (ammortizzabile magari con l’esplosione episodiche di “bolle”) o se, al contrario, essa definisca un orizzonte temporale limitato entro il quale si assisterà a meccanismi di tipo implosivo e/o ad una nuova gerarchia politico-economica globale.&lt;br /&gt;C’è da chiedersi, se nelle condizioni date, il comune potrà giocare un ruolo politico attivo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-4132340665315357810?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/4132340665315357810/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/05/sotto-il-tallone-delleconomia-di-crisi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/4132340665315357810'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/4132340665315357810'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/05/sotto-il-tallone-delleconomia-di-crisi.html' title='Sotto il tallone dell’economia di crisi: su Finanza bruciata di Christian Marazzi, Bellinzona, Casagrande, 2009.'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-6924228422833356899</id><published>2010-04-13T16:29:00.001+02:00</published><updated>2010-04-13T16:32:08.440+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><title type='text'>Quel ponte non s'ha da fare</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Maria La Calce&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Quella del ponte non è una questione che riguarda solo il meridione, ma tutto il Paese».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con queste parole, Luigi Sturniolo, della Rete no ponte, introduce il delicato problema della costruzione della più grande opera pubblica mai realizzata in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dibattito intorno al ponte resta vivo, soprattutto al sud e tra fautori e detrattori, con la fine del 2009 e l'avvento del nuovo anno sembra realmente essersi innescata, così come del resto si prospettava da tempo, la "macchina ponte".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Risale, infatti, al 23 dicembre l'apertura del primo cantiere targato ponte, si è trattato, -come ci spiega Sturniolo- di poche decine di migliaia di euro per lo spostamento di alcuni chilometri di ferrovia nella contrada calabrese di Cannitello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembrava un bluff ma secondo alcuni esperti, tra cui le associazioni ambientaliste, se i lavori non dovessero rispettare i tempi previsti, il governo dovrebbe pagare ad Impregilo una penale di 400 mila euro, un po' troppo salata per essere un bluff.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che le cose comincino a muoversi, è evidente del resto anche nel fatto che il Comune di Messsina&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;abbia approvato la delibera per espropri sul proprio territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dodici febbraio poi si è tenuta nella città peloritana la presentazione del Ponte alla quale hanno preso parte il Ministro Altero Matteoli , il sindaco Giuseppe Buzzanca e il presidente della società Stretto di Messina Pietro Ciucci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non essendoci ancora un progetto è stata presentata la squadra che si occuperà della realizzazione dell'opera con Impregilo capofila ed è stato assicurato che entro il 2017 ci sarà il progetto definitivo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«A parte la costruzione del ponte, spiega Sturniolo, la vera partita saranno le opere collaterali che verranno realizzate con fondi pubblici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I fondi pubblici, che ammonterebbero ad un miliardo e tre, corrispondono a quelli FAS europei destinati ad aree sotto utilizzate per rilanciarne l'economia, verrebbero usati per opere collaterali di accesso come strade, svincoli, la stazione ferroviaria di Gazzi e opere compensative per risarcire il territorio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La progettazione, affidata ad una società danese, verrà fatta con i soldi della ricapitalizzazione: Anas 82%, RFI, Regione Sicilia e probabilmente Regione Calabria, che sebbene avesse chiesto di uscire, ora sicuramente chiederà di rientrare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per l'attraversamento le risorse verranno reperite sul mercato tramite obbligazioni e mutui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le spese del resto non potranno essere coperte dai pedaggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il calcolo della remuneratività dei transiti era stato fatto in un'ottica di crescita economica, ma tale calcolo si è rivelato non realistico ed anche dalla Corte dei Conti, il 15gennaio, sono arrivati inviti a riconsiderare la validità dell'investimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel Convegno nazionale Legge obbiettivo e valutazione dei progetti. Analisi costi benefici del progetto del ponte sullo Stretto, Marco Brambilla del Politecnico di Milano aveva calcolato che perché le spese potessero rientrare si sarebbe dovuta allungare la concessione per la riscossione dei pedaggi da trenta a cinquanta anni e si sarebbero dovuti ridurre drasticamente i passaggi delle navi traghetto nello Stretto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si andrà incontro ad un crac finanziario ed i titoli non saranno che carta straccia se non sarà lo Stato a coprirli. Sarà un'operazione di tipo speculativo che impiega risorse pubbliche».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Anche interessanti sono a mio avviso,- incalza Sturniolo- le considerazioni fatte da Remo Calzona, ex capo progettista della Società Stretto di Messina e autore del progetto preliminare, che nel libro "La ricerca non ha fine" del 2009, spiega che il ponte avrà grossi rischi di non reggere per la sua campata unica di 3 Km e 200 metri, messo a dura prova da flutter (crollerebbe infatti per il suo stesso peso) e galopping (il manto stradale si deformerebbe a causa del vento).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La campata unica, infatti, rende fragile la struttura, dovrebbe essere di due chilometri ed i pilastri dovrebbero sorgere in mezzo al mare, questo accorgimento ridurrebbe l'impatto ambientale sulla costa sicula. I geologi, inoltre, sostengono che là dove dovrebbe sorgere il pilastro in Calabria c'è la faglia 50, andrebbe dunque spostato di 500 metri. Tali affermazioni si devono a fautori del ponte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto caldo della presentazione di Ciucci del 12 febbraio è stata poi la questione posti di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La società Stretto di Messina che all'inizio ne presentava 40.000, davanti all'assurdità di tale affermazione, che implicherebbe in 6 anni una spesa di 6 miliardi solo per pagare i salari ai dipendenti, nel corso stesso del convegno ha dovuto rettificare tale dato ed il rappresentante Eurolink è stato costretto poi a parlare di 3500 posti di lavoro più 5000 nell'indotto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Si tratterebbe, spiega Sturniolo di personale altamente qualificato, ed il ritorno in termini di lavoro sullo Stretto sarebbe dunque scarso nonostante proprio su questo argomento si tenti di far leva su di un territorio fortemente depresso che accetterebbe comunque di far arrivare risorse sebbene contraddistinte dall'etichetta ponte».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Il problema,- conclude Sturniolo-, è infatti soprattutto politico, la battaglia deve essere condotta sulle risorse, la gente in assenza di una valida alternativa è portata ad accontentarsi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: http://www.nuovasocieta.it/interviste/5262-quel-ponte-non-sha-da-fare.html&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-6924228422833356899?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/6924228422833356899/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/04/quel-ponte-non-sha-da-fare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6924228422833356899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6924228422833356899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/04/quel-ponte-non-sha-da-fare.html' title='Quel ponte non s&apos;ha da fare'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-5454569819407203598</id><published>2010-04-09T23:48:00.002+02:00</published><updated>2010-04-09T23:52:35.548+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><title type='text'>Continuare a tessere la rete per non cascarci dentro!</title><content type='html'>di Luigi Sturniolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 1. luglio 2002 aveva inizio il 1. Campeggio contro il Ponte. Finiva il tempo del movimento d’opinione ed iniziava quello del movimento di lotta. Da allora la misura delle nostre ragioni è stata verificata oltre che nella loro ragionevolezza anche nella loro capacità di mobilitazione. La piazza, si sa, è impietosa. Se non cresci arretri, e te lo fanno notare. Il movimento da allora è cresciuto ad ogni passaggio. Benché ogni passaggio sia stato vissuto col patema d’animo della verifica. &lt;br /&gt;Dal 2002 al 2004 è stato il tempo dei campeggi. E’ stato intorno alla loro capacità aggregativa che si è costruito il “peso” del movimento. E’ attraverso essi che abbiamo acquistato visibilità e siamo diventati credibili.&lt;br /&gt;Nel 2005 è iniziato il periodo della Rete No Ponte. Nata come consorzio temporaneo di organizzazioni ha provato a farsi stabile fino ad arrivare all’evento più importante dal punto di vista numerico, la manifestazione dei 20000 del 22 gennaio 2006. Un percorso, questo, che ha modificato gli equilibri del centrosinistra intorno a questo tema, determinando l’esclusione del Ponte sullo Stretto dalle opere prioritarie durante il Governo Prodi.&lt;br /&gt;Nella sua ri-partenza, dopo il periodo del Governo di centrosinistra e il rilancio dell’operazione Ponte da parte di Berlusconi, la Rete No Ponte ha riavviato il lavoro di costruzione dell’opposizione al Ponte a partire dai presupposti del Patto di Mutuo Soccorso. Si è deciso, cioè, di abbandonare la dimensione di coordinamento tra strutture, e quindi anche la liturgia dei rappresentanti, dei veti, delle mediazioni, delle risse, per dare vita ad una esperienza che avesse le caratteristiche di strumento di mobilitazione, rete di attivisti, organizzazione non rappresentativa, non di sintesi. Partito da Messina, il modello è stato assunto, con la manifestazione del 19 dicembre, anche dalla sponda calabrese. La Rete è diventata, così, open source, non proprietaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presentazione della “squadra che costruirà il Ponte sullo Stretto”, così l’ha definita Ciucci, svoltasi il 12 febbraio a Messina ha aperto una nuova fase di tutta la vicenda. L’elemento più significativo di questa nuova fase è stato il messaggio che è stato mandato al territorio. “Stiamo facendo sul serio” è stato detto alla politica, all’università, agli ordini professionali, ai sindacati. Frane o  non frane, i soldi (quelli che arriveranno) passeranno per il Ponte. Non che sia ancora scontato il metter mano realmente al manufatto d’attraversamento (lo stesso Rubegni, A.D. di Impregilo, pochi giorni fa dichiarava di non sapere ancora se il Governo voglia davvero fare il Ponte o fermarsi alle opere preliminari). Ecco, questa è la partita, al momento: le opere preliminari (collaterali e compensative). Per queste sono stati annunciati 1.3 miliardi (da prendere dai fondi FAS). Con la ricapitalizzazione (altri soldi pubblici) hanno annunciato di voler fare la progettazione. I soldi per la costruzione del Ponte dovrebbero essere recuperati attraverso il mercato (banche). Ed è una incognita assoluta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Cannitello hanno già aperto quello che qualcuno ha definito un cantiere fantasma, ma che qualcun altro ha detto garantire il pagamento della penale ad Impregilo in caso di interruzione dei lavori. A Messina pare si aggirino già strani individui incaricati di iniziare l’opera di monitoraggio ambientale (alla quale partecipano, tra gli altri, i “compagni” della Nautilus di Vibo Valentia). Il progetto definitivo è stato annunciato per fine anno. Insomma, sembrerebbe che siamo alle grandi manovre. Contro le grandi manovre abbisognerebbe una Rete No Ponte grande. O, almeno, una grande Rete No Ponte. E così non è. Negli anni abbiamo assistito all’estinguersi di varie esperienze nate all’interno del movimento, le caratteristiche del territorio non esprimono elementi comunitari come quelli della Val di Susa, né a facile costruire la dimensione territoriale del No Dal Molin (possibile anche attraverso la disponibilità di un congruo numero di attivisti), le reti di movimento vivono (e la sinistra in genere vive) una fase di arretramento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel momento di massima esposizione, in un momento che si preannuncia cruciale, la Rete è al suo minimo di potenza.&lt;br /&gt;Che fare? Di certo, non pensare di riprodurre esperienze mutuate da altri territori, per quanto detto prima. Sulla piazza messinese, ad esempio, le mobilitazioni si sono sempre date secondo caratteristiche di tipo metropolitano (Messina è pur sempre una città di 250000 abitanti ed ha una provincia molto estesa): ristretti nuclei di attivisti con una accettabile partecipazioni, dal punto di vista numerico, alle manifestazioni. Difficile, quindi proporre i comitati popolari, così come si danno in Val di Susa, per il semplice fatto che non c’è quel tipo di popolo, non c’è la valle, non si dà il superamento delle soggettività pre-esistenti. Difficile anche proporre il modello veneto perché non c’è quella disponibilità militante ed anche la difesa del territorio in termini quasi-conservativi è improponibile in un’area già ampiamente compromessa come la nostra.&lt;br /&gt;Assolutamente, però, non si può conservare la Rete così com’è, soggetto che rischia di diventare sigla tra le altre, usata e usabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna riprendere a tessere la rete, capire che una battaglia così grossa come quella contro il ponte la si vince solo con una grande alleanza sociale che imponga un utilizzo diverso delle risorse (un solo no per tanti sì), prendere coscienza del fatto che i singoli nodi della rete non sono a diretto contatto con tutti gli altri ma che la trama definisce la forza complessiva. Un movimento complessivo a geometria variabile in cui abbiano diritto di cittadinanza singoli,  comitati, associazioni, sindacati, partiti con ampi margini di autonomia. Un movimento dentro il quale la rete abbia la funzione di connettere e di dar vita ai grandi eventi. Per confrontarsi su questo e definire le prossime tappe dovremo darci un appuntamento assembleare a carattere extra-territoriale. Fino a quando una nuova onda non si darà, però, senso di responsabilità vuole che si continui a tenere botta con gli strumenti a disposizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;08.04.10&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-5454569819407203598?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/5454569819407203598/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/04/continuare-tessere-la-rete-per-non.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5454569819407203598'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5454569819407203598'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/04/continuare-tessere-la-rete-per-non.html' title='Continuare a tessere la rete per non cascarci dentro!'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-3316919280373914643</id><published>2010-03-20T00:27:00.001+01:00</published><updated>2010-03-20T00:29:07.640+01:00</updated><title type='text'>Assemblea pubblica a Tusa</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/S6QIgxYBf-I/AAAAAAAAAR0/83fXuTWbMcI/s1600-h/frane.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; 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charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cgino%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;o:smarttagtype name="PersonName" namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Font Definitions */ @font-face	{font-family:Calibri;	panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0;	mso-font-alt:"Times New Roman";	mso-font-charset:0;	mso-generic-font-family:roman;	mso-font-format:other;	mso-font-pitch:auto;	mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;} /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}p	{mso-margin-top-alt:auto;	margin-right:0cm;	mso-margin-bottom-alt:auto;	margin-left:0cm;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}@page Section1	{size:612.0pt 792.0pt;	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;	mso-header-margin:36.0pt;	mso-footer-margin:36.0pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt;&lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;Quella del ponte sullo stretto è diventata ormai un’epopea. Sono passati decenni in proclami, discussioni e ribaltoni politici. In questi mesi, però, il nostro governo pare aver annunciato l’epilogo di questa saga. Dopo aver sbloccato l’appalto da quasi 5 miliardi di euro, vinto da Impregilo (consorzio già “costruttore” del tristemente noto ospedale dell’Aquila), e dopo aver da ultimo rifinanziato &lt;st1:personname productid="la Stretto" w:st="on"&gt;la Stretto&lt;/st1:personname&gt; di Messina s.p.a. con uno stanziamento di 400 milioni di euro nella legge finanziaria 2010, il governo Berlusconi sembra seriamente intenzionato a far partire i lavori.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;Nonostante questo stato di fatto, la tematica del ponte sullo stretto rimane una vertenza di primaria importanza. Come sostenuto dalla rete No-Ponte, a fronte di tale progetto si oppone “un solo no, ma tanti si”. Dietro questo slogan sono presenti critiche forti e fondate, nonché stimoli di riflessione che oltrepassano il “limitato” orizzonte del ponte. Quale sarà l’impatto ambientale dell’eventuale costruzione della Grande Opera? Esiste realmente un progetto ingegneristico definitivo, che tenga conto delle peculiarità geofisiche dell’area dello stretto? Quali sono i rischi di infiltrazione mafiosa nell’indotto che il ponte potrebbe generare? Ci saranno davvero benefici durevoli sul tessuto socio-economico locale (crescita occupazionale, miglioramento dei trasporti)? &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;Soprattutto, siamo sicuri che l’area dello stretto di Messina abbia realmente bisogno del ponte? Noi riteniamo che altre siano le priorità, sia per lo sviluppo sostenibile e armonico del territorio (ambiente, infrastrutture), sia per le prospettive socio-economiche delle collettività coinvolte. Riteniamo, inoltre, che il ponte si possa considerare come una “metafora”, un esempio di come troppo spesso nel nostro Paese si affrontino le questioni relative alla promozione del territorio. Sviscerando la vertenza cui abbiamo accennato, vogliamo tentare di capire cosa, e con quali strumenti, il diritto, la tecnologia e le realtà territoriali possono fare per la tutela e lo sviluppo del territorio. Nello stretto di Messina, così come in tutta Italia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;INTERVERRANNO COME RELATORI:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 36pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;-&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;b&gt;Alfredo Fioritto&lt;/b&gt;, prof. associato in diritto amministrativo all’università di Pisa&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 36pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;-&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;b&gt;Luigi Sturniolo&lt;/b&gt;, membro della rete no-ponte e curatore della pubblicazione “Ponte sullo stretto e mucche da mungere”&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 36pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;-&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;b&gt;Nuccio Barillà&lt;/b&gt;, direttivo nazionale di Legambiente&lt;/div&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 36pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cgino%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}p	{mso-margin-top-alt:auto;	margin-right:0cm;	mso-margin-bottom-alt:auto;	margin-left:0cm;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}@page Section1	{size:612.0pt 792.0pt;	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;	mso-header-margin:36.0pt;	mso-footer-margin:36.0pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt;&lt;/style&gt;  &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 36pt;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;23 marzo 2010, ore 15:00 aula 5 palazzo della sapienza&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-9169644175926810517?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/9169644175926810517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/03/ponte-sullo-stretto-il-mito-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/9169644175926810517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/9169644175926810517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/03/ponte-sullo-stretto-il-mito-della.html' title='PONTE SULLO STRETTO: IL MITO DELLA GRANDE OPERA E LA TUTELA DEL TERRITORIO'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-2005312414500053732</id><published>2010-03-10T14:41:00.002+01:00</published><updated>2010-03-10T23:33:32.637+01:00</updated><title type='text'>Sembra un film già visto</title><content type='html'>Mi sembra che tutto assomigli al primo ottobre. Esco per vedere cosa succede. Alla fine di Ali la vigilessa mi ferma, non si passa. Ci sono delle frane al Capo Ali, ma dopo è anche peggio. Passo davanti al campo da tennis in terra rossa che vedo, da un anno, tutte le mattine dal finestrino del treno. E' ridotto ormai ad un'aiuola. Pare che il sindaco avesse i soldi per fare il campo ma non gli spogliatoi e quindi non possa essere utilizzato. Soldi buttati. Giro l'angolo. Il campo su cui giocano da generazioni i ragazzi di Ali è sul greto del fiume. E' uno dei pochi spazi di socializzazione, ma occupa quasi per intero l'alveo del fiume e lascia allo scorrimento delle acque un lume di non più di mezzo metro. Dimenticavo la statale è chiusa all'uscita di Ali, ma in realtà dal 1. ottobre due cartelli, uno ben visibile appena usciti dal casello di Roccalumera ed uno dopo Giampilieri marina annunciano il transito interrotto lungo la statale. C'è il rischio che se t'ammazzi con la macchina la tua famiglia non prenda neanche i soldi dell'assicurazione perchè stai transitando abusivamente su una strada sulla quale vige il divieto di transito.&lt;br /&gt;Da mesi chiediamo che i soldi del ponte vengano utilizzati per la sicurezza dei territori. Ma questo, in realtà, non basta. C'è il rischio che nell'emergenza le risorse vengano utilizzate, senza controlli, come avviene in regime d'emergenza, dagli stessi sindaci che hanno ridotto e/o consentito che le città, i paesi si riducessero a questo stato di degrado.&lt;br /&gt;Oggi, davvero, bisogna esser rivoluzionari per migliorare almeno un pò le cose.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-2005312414500053732?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/2005312414500053732/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/03/sembra-un-film-gia-visto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2005312414500053732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2005312414500053732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/03/sembra-un-film-gia-visto.html' title='Sembra un film già visto'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-7262657569177941570</id><published>2010-02-28T01:10:00.000+01:00</published><updated>2010-02-28T01:10:21.946+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giampilieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dissesto idrogeologico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><title type='text'>RESISTERE ALL’EMERGENZA PER DIFENDERE LA DEMOCRAZIA</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di &lt;b&gt;Luigi Sturniolo &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;(intervento al convegno del 20 febbraio di Sinistra Ecologia e Libertà  sul Dissesto idrogeologico nella provincia di Messina)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dissesto idrogeologico del territorio, l’inchiesta di Firenze sulle  emergenze e la presentazione del Ponte sullo Stretto di Messina svoltasi  il 12 febbraio a Messina sono parti di una narrazione che va colta  nella sua dimensione unitaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La politica dei disastri e delle grandi opere sono una risposta delle  elite politiche ed economiche alla crisi e si configurano come modalità  attraverso la quale risorse pubbliche diventano fonte d’arricchimento  per pochi piuttosto che occasione di redistribuzione della ricchezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’accaduto o il progetto, dentro questa prospettiva, non hanno niente a  che vedere con i bisogni della società. Sono solo occasione per far  guadagni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dentro una dimensione da basso impero, corruzione e crisi economica  finiscono per camminare insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è, quindi, forse, un caso se la Corte dei Conti ha, in questo  scorcio d’inizio 2010, relazionato su 3 criticità quali gli aspetti  finanziari del progetto del Ponte sullo Stretto, la cartolarizzazione  dei debiti sanitari, la corruzione. Si tratta di tre casi nei quali il  piano economico viene giocato per intero a carico della società nel suo  insieme aumentando la dimensione debitoria di tutti, mentre i vantaggi  finiscono nelle mani di pochi contractor, di qualche amministratore  corrotto e dei circuiti finanziari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando abbiamo ripreso l’iniziativa no ponte in risposta agli annunci di  Berlusconi di voler rimettere l’opera al centro del proprio programma  politico-mediatico abbiamo posto la messa in sicurezza sismica ed  idrogeologica del territorio, insieme al rilancio del trasporto  pubblico, come punti principali di una strategia vertenziale  territoriale. “I soldi del ponte per la sicurezza dei territori” è  diventato il nostro slogan. Lo abbiamo fatto prima e dopo il primo  ottobre, prima e dopo i morti per le frane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è proprio dal primo ottobre e dai giorni ad esso successivi che  abbiamo verificato la natura della politica delle emergenze. In quei  giorni abbiamo assistito sul campo alla strategia comunicativa e alle  modalità di gestione di una pratica amministrativa che ha fatto dello  straordinario l’ordinario e dell’ordinario lo straordinario. Insomma,  c’è sembrato di verificare sul campo come il Ponte sullo Stretto sia  parte di una strategia che comprende grandi opere, eventi ed emergenze  che seguono procedure di verticalizzazione delle scelte, di  concentramento delle risorse, di drenaggio di risorse pubbliche, di  coinvolgimento di parti pubbliche e private, di limitazione  dell’informazione, di messa in discussione delle stesse agibilità  democratiche e che si configurano come un modello permeabile a vere e  proprie politiche spartitorie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ questo il motivo per cui a chi ci accusava di voler politicizzare il  movimento no ponte opponendoci ad una dimensione trasversalista  (indifferente, cioè, alla natura profonda del problema) rispondevamo che  la discriminante non è la natura partitica dell’enunciato ma i  contenuti che vengono espressi e che l’opposizione alla grande opera ci  risultava ingestibile fuori da una contestualizzazione della stessa. Non  si tratta più, in altre parole, di disputare sull’utilità o meno di  un’opera. Si tratta di battersi per affermare un’altra idea di rapporto  con il territorio e un’altra idea di utilizzo delle risorse pubbliche. E  su questo va costruito conflitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione del ponte non è più una tra le tante da affrontare. Sarà la  chiave di lettura di questo territorio. Sarà il punto di vista  attraverso il quale verrà traguardato il futuro. Che il Ponte si faccia o  no, sarà così. Almeno fino a quando sarà in vigore l’attuale equilibrio  politico nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contro il Ponte va costruito conflitto. Consenso e conflitto, come si  diceva una volta. E non ci si può limitare alla partecipazione alle  manifestazioni o all’adesione formale. Non si sarebbe compresa la posta  in gioco. Davvero non mi pare ci siano molte cose più importanti da  fare. Davvero, oltre tutto, non mi sembra ci siano molte altre cose  nelle quali registriamo una tale internità.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-7262657569177941570?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/7262657569177941570/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/02/resistere-allemergenza-per-difendere-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/7262657569177941570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/7262657569177941570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/02/resistere-allemergenza-per-difendere-la.html' title='RESISTERE ALL’EMERGENZA PER DIFENDERE LA DEMOCRAZIA'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-5185556362569714746</id><published>2010-02-10T17:31:00.006+01:00</published><updated>2010-02-15T11:11:35.065+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><title type='text'>Contro il progetto del Ponte, risorse pubbliche per i cittadini</title><content type='html'>di Luigi Sturniolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdì 12 febbraio il Ministro Altero Matteoli sarà a Messina per presentare ufficialmente, insieme al sindaco Giuseppe Buzzanca e all'amministratore delegato  della società Stretto di Messina Pietro Ciucci, il progetto del Ponte sullo Stretto. Non si tratta, a questo punto della storia, di disputare sulla gravità dell’impatto ambientale dell’opera, che pure sarebbe enorme, ma di decidere sull’utilizzo di risorse pubbliche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le frane e gli smottamenti di questi giorni dimostrano ancora una volta quanto fragile sia il territorio della nostra provincia e quanto necessiti di interventi volti alla sua messa in sicurezza. Ne va della vita delle persone. E’ indispensabile per scongiurare un altro primo ottobre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presentazione del progetto (che non c’è) del Ponte sullo Stretto di venerdì 12 febbraio, con la presenza di Ciucci e Matteoli, appare, da questo punto di vista, evento ancora più fuori luogo e fuori contesto. Non si tratta, a questo punto della storia, di disputare sulla gravità dell’impatto ambientale dell’opera, che pure sarebbe enorme, ma di decidere sull’utilizzo di risorse pubbliche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altronde lo stesso Ministro delle infrastrutture, rispondendo alle interrogazioni parlamentari nel corso del question time, ha chiarito che il manufatto d’attraversamento verrà realizzato ricorrendo al mercato ed attraverso il project finance (e questa è una partita tutta da giocare, in quanto bisognerà vedere quali saranno le contropartite per una impresa economica evidentemente deficitaria), mentre progetto ed opere preliminari verranno realizzati con soldi pubblici (sostanzialmente, ricapitalizzazione e FAS).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco l’oggetto del contendere. Le risorse pubbliche devono essere destinate, come ritiene il Governo, ad attività finalizzate ad un’opera che difficilmente vedrà la luce, che avrebbe, comunque, un impatto devastante sul territorio, che non incide significativamente sul miglioramento infrastrutturale del Sud (perché è almeno questo il livello al quale bisogna guardare) e che avvantaggerebbe solo pochi grossi contractor e qualche grosso studio di progettazione, che renderebbe, attraverso l’intricato e devastante intreccio di accessi, cementificazioni, discariche, strade, ancora più fragili le nostre colline?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oppure le risorse pubbliche andrebbero destinate, come dice chi si oppone all’operazione-Ponte, per la sicurezza dei cittadini, mettendoli in tutela dal rischio sismico ed idrogeologico, per il rilancio del trasporto pubblico per infrastrutture di prossimità che siano davvero utili al miglioramento dei collegamenti nel nostro territorio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Ministro Matteoli in Parlamento ha detto che il Governo è intenzionato a fare il Ponte ma, comunque, le opere propedeutiche saranno, in ogni caso, utili al territorio. C’è della furbizia politica in questo. Si strizza l’occhio a chi, pur non credendo o, addirittura, essendo contrario al Ponte, potrebbe pensare di approfittare del flusso finanziario promesso (che di certo sarà in gran parte dirottato nelle tasche dei tecnici delle imprese legate al General Contractor).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La frase del Ministro tradisce, però, una chiara incertezza politica in quanto confessa la non certezza della bancabilità (salvo arditi meccanismi a carattere speculativo o che rimandino sulle generazioni future il debito accumulato) dell’opera e il rischio di dilapidare risorse di tutti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-5185556362569714746?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/5185556362569714746/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/02/contro-il-progetto-del-ponte-risorse.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5185556362569714746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5185556362569714746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/02/contro-il-progetto-del-ponte-risorse.html' title='Contro il progetto del Ponte, risorse pubbliche per i cittadini'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-6786422896510213785</id><published>2010-02-03T09:07:00.000+01:00</published><updated>2010-02-03T09:07:21.604+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ponte sullo stretto e mucche da mungere'/><title type='text'>Il ponte da mungere</title><content type='html'>di Rosanna Pirajno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le mucche da mungere sono da intendersi, come si legge nelle puntigliose schede elaborate, tutte quelle grandi opere, o spacciate per tali, in cui l´impiego del denaro pubblico è finalizzato unicamente a procurare profitti notevoli ai privati «con operazioni ad alto rischio ed inutili», o addirittura dannose, per il territorio e finanche per i bisogni sociali.&lt;br /&gt;L´agile libretto dal lungo titolo, Ponte sullo Stretto e muche da mungere. Grandi infrastrutture, servizi pubblici e bolle speculative, curato da Luigi Sturniolo, si basa su dati inoppugnabili, tra relazioni di centri studi accreditati e guru dell´economia ambientalista come Noemi Klein, la sua teoria della difesa dell´ambiente portata fuori dagli schemi di comodo dei "signori del no", e quindi offerta all´opinione pubblica con tutte le carte della documentazione comparabile in regola.&lt;br /&gt;Il grande "business privato-pubblico" è analizzato in quelle iniziative in cui, in Italia e all´estero, grosse società e multinazionali mirano ad accaparrarsi appalti di opere - dalla gestione dell´acqua e dei rifiuti alla costruzione di grandi infrastrutture - da cui trarre notevoli introiti, quasi sempre a scapito della salvaguardia di beni collettivi come la salute di ambiente e persone.&lt;br /&gt;L´affaire Ponte sullo Stretto rientra di diritto in questo fosco panorama speculativo, che il "ragionier Fantozzi" si ostina a non voler vedere ma di cui ora, da un libretto "sovversivo", è messo in grado di conoscere tutti i retroscena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: Repubblica, 31.01.2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-6786422896510213785?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/6786422896510213785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/02/il-ponte-da-mungere.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6786422896510213785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6786422896510213785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/02/il-ponte-da-mungere.html' title='Il ponte da mungere'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-5509853788482593910</id><published>2010-02-01T09:32:00.000+01:00</published><updated>2010-02-01T09:32:23.255+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rosarno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Migranti'/><title type='text'>“I mandarini e le olive non cadono dal cielo” - africani di rosarno</title><content type='html'>In data 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l’Assemblea dei&lt;br /&gt;lavoratori Africani di Rosarno a Roma.&lt;br /&gt;Siamo i lavoratori che sono stati obbligati a lasciare Rosarno dopo aver&lt;br /&gt;rivendicato i nostri diritti. Lavoravamo in condizioni disumane.&lt;br /&gt;Vivevamo in fabbriche abbandonate, senza acqua né elettricità.&lt;br /&gt;Il nostro lavoro era sottopagato.&lt;br /&gt;Lasciavamo I luoghi dove dormivamo ogni mattina alle 6.00 per rientrarci solo&lt;br /&gt;la sera alle 20.00 per 25 euro che non finivano nemmeno tutti nelle nostre&lt;br /&gt;tasche.&lt;br /&gt;A volte non riuscivamo nemmeno, dopo una giornata di duro lavoro, a farci&lt;br /&gt;pagare.&lt;br /&gt;Ritornavamo con le mani vuote e il corpo piegato dalla fatica.&lt;br /&gt;Eravamo, da molti anni, oggetto di discriminazione, sfruttamento e minacce di&lt;br /&gt;tutti i generi.&lt;br /&gt;Eravamo sfruttati di giorno e cacciati, di notte, dai figli dei nostri&lt;br /&gt;sfruttatori.&lt;br /&gt;Eravamo bastonati, minacciati, braccati come le bestie…prelevati, qualcuno è&lt;br /&gt;sparito per sempre.&lt;br /&gt;Ci hanno sparato addosso, per gioco o per l’interesse di qualcuno. Abbiamo&lt;br /&gt;continuato a lavorare.&lt;br /&gt;Con il tempo eravamo divenuti facili bersagli. Non ne potevamo più. Coloro&lt;br /&gt;che non erano feriti da proiettili, erano feriti nella loro dignità umana, nel&lt;br /&gt;loro orgoglio di esseri umani.&lt;br /&gt;Non potevamo più attendere un aiuto che non sarebbe mai arrivato perché siamo&lt;br /&gt;invisibili, non esistiamo per le autorità di questo paese.&lt;br /&gt;Ci siamo fatti vedere, siamo scesi per strada per gridare la nostra esistenza.&lt;br /&gt;La gente non voleva vederci. Come può manifestare qualcuno che non esiste?&lt;br /&gt;Le autorità e le forze dell’ordine sono arrivate e ci hanno deportati dalla&lt;br /&gt;città perché non eravamo più al sicuro. Gli abitanti di Rosarno si sono messi a&lt;br /&gt;darci la caccia, a linciarci, questa volta organizzati in vere e proprie&lt;br /&gt;squadre di caccia all’uomo.&lt;br /&gt;Siamo stati rinchiusi nei centri di detenzione per immigrati. Molti di noi ci&lt;br /&gt;sono ancora, altri sono tornati in Africa, altri sono sparpagliati nelle città&lt;br /&gt;del Sud.&lt;br /&gt;Noi siamo a Roma. Oggi ci ritroviamo senza lavoro, senza un posto dove&lt;br /&gt;dormire, senza I nostri bagagli e con I salari ancora non pagati nelle mani&lt;br /&gt;dei nostri sfruttatori.&lt;br /&gt;Noi diciamo di essere degli attori della vita economica di questo paese, le&lt;br /&gt;cui autorità non vogliono né vederci né ascoltarci. I mandarini, le olive, le&lt;br /&gt;arance non cadono dal cielo. Sono delle mani che li raccolgono.&lt;br /&gt;Eravamo riusciti a trovare un lavoro che abbiamo perduto semplicemente perché&lt;br /&gt;abbiamo domandato di essere trattati come esseri umani. Non siamo venuti in&lt;br /&gt;Italia per fare i turisti. Il nostro lavoro e il nostro sudore serve all’Italia&lt;br /&gt;come serve alle nostre famiglie che hanno riposto in noi molte speranze.&lt;br /&gt;Domandiamo alle autorità di questo paese di incontrarci e di ascoltare le&lt;br /&gt;nostre richieste:&lt;br /&gt;- domandiamo che il permesso di soggiorno concesso per motive umanitari agli&lt;br /&gt;11 africani feriti a Rosarno, sia accordato anche a tutti noi, vittime dello&lt;br /&gt;sfruttamento e della nostra condizione irregolare che ci ha lasciato senza&lt;br /&gt;lavoro, abbandonati e dimenticati per strada.&lt;br /&gt;Vogliamo che il governo di questo paese si assuma le sue responsabilità e ci&lt;br /&gt;garantisca la possibilità di lavorare con dignità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Assemblea dei Lavoratori Africani di Rosarno a Roma&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-5509853788482593910?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/5509853788482593910/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/02/i-mandarini-e-le-olive-non-cadono-dal.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5509853788482593910'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5509853788482593910'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/02/i-mandarini-e-le-olive-non-cadono-dal.html' title='“I mandarini e le olive non cadono dal cielo” - africani di rosarno'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-2109103016599226018</id><published>2010-01-16T01:56:00.003+01:00</published><updated>2010-01-16T01:57:52.579+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giampilieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dissesto idrogeologico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><title type='text'>La Corte dei Conti boccia il Ponte sullo Stretto.  Per Ciucci l’importante è continuare.</title><content type='html'>&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cwww%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;o:smarttagtype name="PersonName" namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}@page Section1	{size:595.3pt 841.9pt;	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;	mso-header-margin:35.4pt;	mso-footer-margin:35.4pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt;&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;di Luigi Sturniolo&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La relazione della Corte dei Conti relativa alle somme destinate al Ponte sullo Stretto conferma alcuni tra gli argomenti che hanno mosso il movimento no ponte in questi anni: l’incongruenza dei dati economici, una stima disinvolta dei traffici nello Stretto che dovrebbero giustificare l’operazione del project finance, l’azzardo ingegneristico che penserebbe ad una campata unica di quasi il 40% più lunga della maggiore mai realizzata, il devastante impatto ambientale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Insomma, una stroncatura su tanti fronti che meriterebbe una seria messa in discussione di tutta l’operazione Ponte. Non è, invece, mancata l’immediata dichiarazione dell’AD della Stretto di Messina Ciucci che, di maniera, risponde “…desidero confermare alla Corte, così come risulta dalla ulteriore documentazione trasmessa, il pieno impegno ad effettuare una costante valutazione di tutti i principali aspetti tecnico-operativi del progetto del ponte, con particolare riferimento alla fattibilità tecnica, compatibilità ambientale nonché all’aggiornamento delle stime di traffico”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tutto questo avviene mentre gli sfollati di Giampilieri scendono in piazza per protestare perché non d’accordo a rientrare nelle proprie abitazioni senza garanzie sulla messa in sicurezza del paese. Eppure erano passati pochi giorni dal disastro ed il Presidente del Consiglio, dopo aver sorvolato per pochi minuti i luoghi colpiti e senza alcun supporto tecnico, assicurava che sarebbe stato troppo costoso mettere in sicurezza la montagna e ricostruire sullo stesso sito e, quindi, sarebbe stato necessario pensare a delle new town&lt;i&gt; &lt;/i&gt;(peraltro molto avversate dagli stessi abitanti, indisponibili ad essere sradicati dal proprio paese). I soldi (un miliardo) li avrebbe messi il Governo. Gli Enti Locali avrebbero dovuto occuparsi di trovare le aree adatte. Per giorni, poi, &lt;st1:personname productid="la Ministra" w:st="on"&gt;la Ministra&lt;/st1:personname&gt; dell’Ambiente Prestigiacomo andò in giro a portare il verbo. Dichiarazioni azzardate, puro spettacolo, se oggi a più di tre mesi dalle frane si spingono gli abitanti a tornare nelle loro abitazioni sulla base di una suddivisione cromatica delle arre criticata da molti e senza interventi strutturali per la messa in sicurezza della montagna.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Oppure.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Oppure, in periodo di crisi e di risorse scarse, si scelgono le priorità. Un breve articolo sul Sole24ore del 13 gennaio segnalava come il Governo abbia nel 2009 scelto di concentrare tutte le risorse a disposizione su 6-7 grandi opere. In sostanza, vengono premiate quelle operazioni che favoriscono solo pochi grandi contractor e sulle quali è possibile costruire grande attrattiva mediatica piuttosto che investire in opere ad alta utilità sociale ed economia diffusa come, appunto, la messa in sicurezza idrogeologica del territorio. Niente di più facile, adesso, che riversino i soldi a disposizione nella ri-progettazione del Ponte, magari dando in obolo qualche opera compensativa a Messina. Tanto per loro l’importante non è finire. L’importante é continuare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-2109103016599226018?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/2109103016599226018/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/la-corte-dei-conti-boccia-il-ponte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2109103016599226018'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2109103016599226018'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/la-corte-dei-conti-boccia-il-ponte.html' title='La Corte dei Conti boccia il Ponte sullo Stretto.  Per Ciucci l’importante è continuare.'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-1645105791974120422</id><published>2010-01-12T16:36:00.001+01:00</published><updated>2010-01-12T16:37:28.571+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rosarno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Migranti'/><title type='text'>I neri hanno abitato poeticamente la cartiera</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/S0yWgNzUVTI/AAAAAAAAARk/gXDWcw6Xgrc/s1600-h/Rosarno1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/S0yWgNzUVTI/AAAAAAAAARk/gXDWcw6Xgrc/s320/Rosarno1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="comment_actual_text text_exposed" id="text_expose_id_4b4c923a011605108372969" style="font-family: Times,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;di Luigi Sturniolo &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="comment_actual_text text_exposed" id="text_expose_id_4b4c923a011605108372969" style="font-family: Times,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I giovani neri hanno abitato poeticamente la cartiera, i silos e tutte le schifezze di Rosarno. Non c'è alcun dubbio che, in questa vicenda, siano loro la parte bella. Basta guardare le immagini, i volti, sentire le interviste, confrontare la loro dignità, la loro bellezza estetica, la capacità comunicativa dei neri con la miseria bianca. Di questo bisognerebbe parlare. C'è una foto bellissima nella quale si vedono schierati, in mezzo alla strada, a testa a alta, con in mano striscioni fatti con i cartoni. Su quei cartoni c'è scritto: Italia, Rosarno, Razzismo, perchè. Vogliono dire: vi abbiamo riempito il culo, a voi che sapete stare solo a capo chino, ed oggi siamo in mezzo alla strada a sfidare le 'ndrine. Confrontateli, provate a confrontarli con le interviste dei rosarnesi e guardate da che parte sta la bellezza. Questi ragazzi sono nuovamente in viaggio. Bisogna ascoltare e leggere cosa narra di loro Antonello Mangano che fino a ieri è stato a trovarli in ospedale. Hanno già attraversato i deserti, i mari, sfidato i mafiosi. Andranno ancora da altre parti. Hanno progetti per il futuro. I rosarnesi rimarranno nel loro orribile paese, nuovamente chini e cercheranno altri a cui dare 20 euro al giorno per farsi raccogliere le arance. Del mondo non sapranno nulla.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="comment_actual_text text_exposed" id="text_expose_id_4b4c923a011605108372969" style="font-family: Times,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="comment_actual_text text_exposed" id="text_expose_id_4b4c923a011605108372969" style="font-family: Times,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-1645105791974120422?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/1645105791974120422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/i-neri-hanno-abitato-poeticamente-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/1645105791974120422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/1645105791974120422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/i-neri-hanno-abitato-poeticamente-la.html' title='I neri hanno abitato poeticamente la cartiera'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/S0yWgNzUVTI/AAAAAAAAARk/gXDWcw6Xgrc/s72-c/Rosarno1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-185863284169754926</id><published>2010-01-11T00:21:00.001+01:00</published><updated>2010-01-12T16:39:37.473+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rosarno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonello Mangano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Migranti'/><title type='text'>Rosarno, dove nasce la rivolta. Memoria corta e filiera mafiosa</title><content type='html'>di Antonello Mangano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli africani sono l’ultimo anello di un sistema malato, una filiera mafiosa in cui i criminali impongono il proprio basso prezzo. A questo si aggiunge una violenza endemica fatta di ragazzini uccisi, razzi anticarro negli appartamenti, omicidi a qualunque ora ed in pieno centro. Tutte vicende che non hanno suscitato indignazione, moti di piazza, cortei spontanei. Gli italiani a queste cose ci sono abituati. Non sono africani.&lt;br /&gt;Rosarno, dove nasce la rivolta. Memoria corta e filiera mafiosa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel maggio 2009, la Direzione investigativa antimafia avviava un`inchiesta sul lavoro agricolo nella Piana di Gioia Tauro, culminata con gli arresti di tre imprenditori del luogo e due "mediatori" bulgari. Le accuse erano estorsione e riduzione in schiavitù. L`indagine, partita grazie alla denuncia di una cittadina bulgara, era un utile spaccato delle condizioni di lavoro nella Piana. «I proprietari volevano sfruttare il lavoro sotto costo di cittadini privi di permesso di soggiorno, destinandoli al lavoro agricolo con ogni clima per nove - dieci ore al giorno», scrivono i magistrati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Venivano picchiati in caso di rallentamento nel ritmo di raccolta degli agrumi e obbligati ad accettare un salario giornaliero molto inferiore rispetto alla normale retribuzione giornaliera». Chi protestava era ricattato («ti denunciamo alle autorità come clandestino»), oppure picchiato. Ad un lavoratore marocchino venivano negati i 500 euro della sua paga, quasi un mese di lavoro. Ad un altro, invece che i soldi per 44 giorni nei campi venivano dati pugni e calci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non tutti si comportano così. Ma sono tante le testimonianze che parlano di violenza diffusa, e non ci sono dubbi sui bassi salari. I produttori si giustificano: ci pagano le arance pochi centesimi al chilo. Ma non spiegano perché ci sono così tanti passaggi dal piccolo proprietario all`industria di trasformazione, oppure al supermercato. Non parlano mai di quello che uno di loro definisce il "freno a mano" dell`economia locale, ovvero il monopolio dei materiali, quello delle ditte di trasporto, in pratica tutto l`indotto del sistema. Una sorta di pizzo indiretto. «Non puoi comprare gli agrumi dove vuoi», ammette un produttore, «per ogni zona, devi prima rivolgerti a personaggi strani, i cosiddetti guardiani. Fino a poco tempo fa, arrivavano tanti compratori esterni, sono stati cacciati via a pistolettate o con attentati. In quel periodo, un chilo di clementine si vendeva a mille lire. Potevi comprarti una casa all`anno. Oggi te la devi vendere, la casa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L`analisi più lucida è quella di Peppino Lavorato, ex sindaco di Rosarno fino al 2003, compagno di partito di Giuseppe Valarioti, martire dell`antimafia calabrese: «Gli agricoltori devono aprire gli occhi e riconoscere che il loro reddito è falcidiato e decurtato dall`imperio mafioso, che parte dalle campagne e arriva nei mercati. Negli anni `70, la `ndrangheta ha allontanato dai nostri paesi i commercianti che pagavano il prodotto ad un prezzo remunerativo, per rimanere sola acquirente ed imporre il proprio basso prezzo». «Si è poi impadronita di tutti i passaggi intermedi, fino ad arrivare nei mercati e controllare anche il prezzo al consumo», continua Lavorato. «Questa è la filiera perversa che deruba agricoltori, lavoratori e consumatori. La filiera che bisogna combattere ed abbattere per assicurare il giusto reddito all`agricoltore, il legittimo salario al bracciante italiano o straniero, un equo prezzo al cittadino consumatore».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia di Rosarno è comunque complessa e paradossale, non riducibile all`«inferno» descritto da quasi tutti gli inviati. Oggi i migranti schiavizzati lavorano nelle stesse terre dove pochi decenni fa gli abitanti del luogo condussero lotte sindacali di massa per vedere riconosciuti diritti elementari. Non c`è più memoria di quelle vicende, così come del recente passato fatto di emigrazione. Quello che resta è una lugubre sequenza di atti violenti. L`omicidio del sessantaduenne Palmiro Macrì, ucciso il 7 luglio 2008 da diverse sventagliate di kalashnikov - oltre cinquanta colpi esplosi, un crepitio che rimarrà per sempre nelle orecchie dei passanti - per punire il figlio, colpevole di aver litigato per un parcheggio con un pezzo grosso delle `ndrine. Un anno dopo, uno dei delitti più atroci. Vincenzo La Torre, 22 anni, e Francesco Amato, 15 anni, rom, residenti a Rosarno sono uccisi di fronte al cancello dell`acquedotto di Scilla con due colpi alla nuca. Qualche settimana prima, il 18 maggio, un`automobile utilizzata dalle suore di Santa Maria Ausiliatrice era stata incendiata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scorso due novembre la polizia irrompeva in un normale appartamento e trovava un arsenale da guerra, in cui spiccava un lanciarazzi controcarro modello M-80, di fabbricazione jugoslava. Una potente arma da guerra pensata per distruggere mezzi corazzati. Sempre a novembre, è ucciso il meccanico Biagio Vecchio, ancora una vendetta trasversale per punire il nipote. Si tratta solo di una selezione di episodi della "normale" cronaca locale. Tutte vicende che non hanno suscitato indignazione, moti di piazza, cortei spontanei. Gli italiani a queste cose ci sono abituati. Non sono africani.&lt;br /&gt;V&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-185863284169754926?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/185863284169754926/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/rosarno-dove-nasce-la-rivolta-memoria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/185863284169754926'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/185863284169754926'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/rosarno-dove-nasce-la-rivolta-memoria.html' title='Rosarno, dove nasce la rivolta. Memoria corta e filiera mafiosa'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-2203168871309997762</id><published>2010-01-10T03:16:00.001+01:00</published><updated>2010-01-12T16:40:01.882+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emilio Raimondi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rosarno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Migranti'/><title type='text'>Rosarno: il punto di svolta - sulla memoria, l'emigrazione e la politica</title><content type='html'>di Emilio Raimondi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte la sconfitta e di fronte il silenzio, in politica, si aprono gli occhi. Rosarno è il definitivo seppellimento della vocazione emancipativa della sinistra - comunista o socialista, riformista o blandamente democratica. Una volta, ed in maniera eclatante, i corpi in rivolta hanno preso la scena, hanno occupato la scena virtuale e mediatica e l'hanno stravolta. Non ci fa effetto che a Rosarno la sinistra non può mettere piede perchè, come mi ha scritto un amico, ci sono gli 'ndranghetisti' con le pistole. Non ci fa effetto che in Calabria governi il territorio e lo ribadisca suo. Non ci fa effetto il silenzio di tutte le sinistre - dove silenzio vuole dire non volersi riappropriare del territorio estorto, non avere la forza, nè politica nè militare, di essere presenti. Non ci fa effetto l'ignominia delle più alte cariche dello Stato - lo Stato...- che consentono, per nostra debolezza, il governo di intere porzioni del territorio del 'loro' Stato da parte di gente che cammina, a Rosarno, con le pistole alla mano. Non ci fa effetto nemmeno quello che dice Roberto Saviano, che rivendica la potenza di quella voce che sorge ed è sorta da Rosorna per dirci di rivendicare diritti che gli italiani non sanno più rivendicare, che sorgono per dire verità che gli italiani non sanno dire più, rivolere loro.&lt;br /&gt;Ci fa effetto questa consumazione definitiva che è avvenuta della dimensione 'comune' che supera i diritti, la politica, la sua rappresentazione. Perchè Rosarno è il simbolo, lo stigma della solitudine. E due solitudini si sono scontrate. Sono i corpi di tutti quelli che si sono trovati lì, in quel luogo, ad essere stati esposti alla violenza fisica di ogni individuo.&lt;br /&gt;Con una differenza: la violenza verbale è stata esercitata, da quello che ho letto e sentito, anche dalle donne di quel luogo. Non una parola, nemmeno questa volta, è stata potuta esser pronunciata dalle compagne, dalle donne dei 'negri'. I 'negri', in quel luogo, a Rosarno, non hanno donne nè bambini. Sono uomini soli. Che difendono il loro futuro, il futuro di chi non è lì, di fronte donne e uomini che difendono il loro presente.&lt;br /&gt;La giuntura che ha fatto la forza di ogni esperienza comune e di sinistra nel nostro paese è stata la giuntura tra il presente ed il futuro: questa giuntura, a Rosarno, è saltata per sempre.&lt;br /&gt;Rosarno rappresenterà, materialmente e simbolicamente, questo incapacità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed insieme ad essa, è saltata per sempre la forza e la potenza viva della rappresentazione dello sfruttamento del lavoro, della sua difesa e della sua ribellione contro la violenza che lo rende altro da sè: perchè il lavoro non rende mai liberi. La densità cha ha accompagnato per un secolo i socialisti e i comunisti, la densità dell'intreccio delle esistenze con la loro rappresentazione, con il lavoro, con quella che era la loro laica redenzione di fronte l'immensa pratica dello sfruttamento delle loro vite, quello che rendeva forte gli sfruttati, anche se battuti, di fronte il potere, quello che li rendeva forti perchè insieme, ecco, tutto questo è saltato una volta e per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per sempre e senza più possibilità di laica redenzione perchè a dire ai 'negri' che devono tornarsene a casa loro sono stati i meridionali. E non una voce forte si è levata per ricordare la sofferenza inscritta nella memoria, nè la memoria inscritta nei corpi si è levata, per ricordare le sofferenze che i meridionali, i calabresi per primi, hanno vissuto lasciando il loro mondo nelle case che, andando via, hanno lasciato vuote, lasciando nelle stanze delle loro case le loro famiglie.&lt;br /&gt;Siamo stati noi meridionali a segnare, per un tempo senza misura, la potenza, la giustificazione e la volgarità di ogni razzista. Ognuno di noi ha messo la firma su ogni esclusione, su ogni sputo, su ogni violenza, su ogni sparo, su ogni morte che colpirà, in ogni luogo, ogni meridionale del mondo.&lt;br /&gt;Ognuno di noi l'ha messa questa firma perchè nessuno ha detto, a voce alta, un 'no' forte, che era un riconoscimento della storia della propria famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la prima volta, con assoluta ed abissale sorpresa, ho ascoltato qualcuno dire: "Parto, voglio partire, vado in Lombardia, a Lodi. Qui, in Calabria, sono razzisti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io porto con me tutta la fatica di tutte le generazioni che hanno abbandonato la mia, la propria terra per cercare qualcosa di meglio da offrire a chi lasciavano a casa.&lt;br /&gt;Nè questa infamia che è accaduta, nè il silenzio che la parte politica a cui io attengo ha perpetrato spegnerà l'intensità della memoria e la costruzione di un'altra politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rosarno è il punto di svolta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-2203168871309997762?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/2203168871309997762/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/rosarno-il-punto-di-svolta-sulla.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2203168871309997762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2203168871309997762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/rosarno-il-punto-di-svolta-sulla.html' title='Rosarno: il punto di svolta - sulla memoria, l&apos;emigrazione e la politica'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-3179723285485316565</id><published>2010-01-09T00:31:00.000+01:00</published><updated>2010-01-09T00:33:20.210+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Migranti'/><title type='text'>Con il sangue agli occhi</title><content type='html'>Comunicato FAI sui fatti di Rosarno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno alzato la testa e lo hanno fatto senza mediazioni, con la rabbia di chi vuole rispetto e non è più disposto a ingoiare il boccone amaro dell’ingiustizia.&lt;br /&gt;La rivolta degli immigrati di Rosarno è una risposta sincera e coraggiosa alla schiavitù, alla discriminazione, all’intimidazione, all’indifferenza.&lt;br /&gt;In queste ore convulse gli immigrati hanno attaccato frontalmente il sistema di dominio mafioso che controlla l’economia e il territorio calabrese: gli immigrati hanno sfidato a mani nude la ‘Ndrangheta, hanno sfidato i padroni delle terre in cui vengono sfruttati e umiliati.&lt;br /&gt;Gli immigrati in rivolta sono lavoratori della terra, manodopera a costo zero e senza diritti e tutele perché schiacciata da una clandestinità prodotta da leggi razziste emanate nell’interesse dei padroni. Gli immigrati in rivolta sono i lavorato ri stagionali che percorrono migliaia di chilometri seguendo i ritmi delle colture, dalla Sicilia alla Campania, dalla Calabria alla Puglia, spaccandosi la schiena quindici ore al giorno per quindici euro. Gli immigrati in rivolta sono quelli che vengono picchiati e minacciati dai caporali se solo provano a chiedere acqua corrente, un tetto sulla testa o una paga più dignitosa.&lt;br /&gt;Il ministro dell’Interno Roberto Maroni si permette di tuonare contro i “clandestini” senza accennare minimamente agli ultimi attacchi subiti dai migranti o alle condizioni bestiali che li hanno portati all’esasperazione. Insieme a Maroni, tutto il verminaio politico, senza distinzioni, blatera parole di circostanza oscillando tra ipocrisia e frasi fatte, tra intolleranza e insofferenza.&lt;br /&gt;Le notizie provenienti da Rosarno non sono incoraggianti: persone armate si aggirano in paese alla ricerca di immigrati e il clima è ancora pesantissimo. Questa &amp;egrav e; l’Italia, razzista e spietata, plasmata dal potere statale e mafioso. Questo è il risultato della devastazione sociale in cui è precipitato il nostro paese.&lt;br /&gt;Nell’esprimere la nostra solidarietà agli immigrati in lotta per i loro diritti, manifestiamo il nostro più profondo disprezzo nei confronti di tutti i mafiosi e di tutti i razzisti che presidiano le strade di Rosarno e i palazzi del potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI&lt;br /&gt;Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana - FAI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-3179723285485316565?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/3179723285485316565/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/con-il-sangue-agli-occhi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/3179723285485316565'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/3179723285485316565'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/con-il-sangue-agli-occhi.html' title='Con il sangue agli occhi'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-6851143592545180711</id><published>2010-01-08T23:39:00.002+01:00</published><updated>2010-01-12T16:40:31.382+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rosarno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Migranti'/><title type='text'>Quelle frasi scritte sui cartoni</title><content type='html'>di Luigi Sturniolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come non commuoversi nel vedere questi giovani neri che si battono per la loro dignità? C’è un aspetto che colpisce: quelle frasi scritte sui cartoni. Pur nella miseria più assoluta, nell’emarginazione più totale e nell’abbandono da parte di tutti, questi ragazzi comunicano. E lo fanno senza infingimenti, comunicando il loro disagio e le loro rivendicazioni. E senza paura  lanciano accuse di razzismo. A chi? Agli italiani, ai meridionali, ai calabresi, ai rosarnesi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sarà tempo per capire, per indagare e cogliere le mille sfumature di una realtà sicuramente complessa, ma come non vergognarci oggi di essere italiani, meridionali, calabresi, rosarnesi. Un giorno forse penseremo ai fatti di questi giorni come oggi pensiamo ai tanti episodi del passato nei quali attivisti, sindacalisti, militanti contro la mafia sono morti soli, abbandonati dalla società per la quale pure lottavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, mentre questi ragazzi si battono contro il razzismo, lo schiavismo, la ‘ndrangheta la società civile che tanto si emoziona nelle ricorrenze antimafia è muta, non riesce a dire nulla, non riesce ad esserci. Così non riescono ad esserci neanche i movimenti, ché il livello dello scontro è troppo alto. Eppure in questi mesi c’è stata mobilitazione. Intorno alla questione della nave dei veleni, intorno alla questione del ponte. Insomma, intorno alle “vere priorità” di cui abbiamo detto nella manifestazione del 19 dicembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure tra ieri e oggi nulla, o quasi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-6851143592545180711?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/6851143592545180711/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/quelle-frasi-scritte-sui-cartoni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6851143592545180711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6851143592545180711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/quelle-frasi-scritte-sui-cartoni.html' title='Quelle frasi scritte sui cartoni'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-1946983099075580681</id><published>2010-01-05T03:31:00.001+01:00</published><updated>2010-01-05T03:35:37.668+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><title type='text'>No al Ponte: in merito ad alcune questioni che ci riguardano.</title><content type='html'>di Luigi Sturniolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Il 2009 se n’è andato con la morte di Franco Nisticò, una morte che svela, ad un tempo, lo stato della democrazia in un paese, l’Italia, nel quale il diritto a manifestare è decisamente schiacciato dalla volontà governativa di giocare tutto sul piano dell’ordine pubblico e del clima emergenziale e la natura della politica delle grandi opere per la quale la concentrazione dell’investimento improduttivo prevale sull’offerta dei servizi ai cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Il 2009 era iniziato con il rilancio dell’operazione Ponte sullo Stretto e, di conseguenza, con la ripresa delle mobilitazioni contro tale ipotesi. Che non sarebbe stato facile rintracciare le condizioni che avevano portato in corteo decine di migliaia di persone il 22 gennaio 2006 a Messina era abbastanza prevedibile. In realtà, è stato ancora più difficile. La paura di non riuscire a riprodurre quel livello di mobilitazione, l’essersi esaurita l’onda lunga del movimento no global che aveva fornito ampia disponibilità di attivisti, l’interpretazione, da parte di alcuni, dell’iniziativa del Governo Berlusconi in fatto di grandi opere tutta in chiave effetto-annuncio sono stati fattori che hanno messo in discussione la possibilità di praticare nuovamente la dimensione della “piazza”. &lt;br /&gt;I fatti hanno, poi, dimostrato che la disponibilità ad esserci era superiore a quanto previsto da alcuni. Benché qualche giornalista un po’ provinciale e poco avvezzo a trattare le dinamiche dei movimenti (come se a commentare una partita di tennis venisse mandato uno che sconosce che è più facile fare il punto sul proprio servizio che su quello dell’avversario) abbia dato giudizi da “stroncatura”, le manifestazioni dell’otto agosto per la vie del centro di Messina, dell’uno dicembre a Torre Faro e del 19 dicembre a Villa San Giovanni sono state assolutamente confortanti dal punto di vista della partecipazione e mature dal punto di vista dei contenuti. L’otto agosto, infatti, si è svolta la manifestazione estiva più partecipata di sempre a Messina, il primo di dicembre ha ripetuto i tradizionali numeri di Torre Faro in giornata infrasettimanale, nella serata più fredda dell’inverno e su una piattaforma molto caratterizzata politicamente, mentre il 19 dicembre ha raddoppiato i numeri della più grande manifestazione no ponte fino ad allora svoltasi in Calabria. E sarebbe bastato che almeno una parte di coloro che hanno partecipato non credendoci o addirittura hanno remato contro si fossero impegnati un po’ per ottenere risultati ancora più significativi. Va, infine, detto della maturazione dei contenuti sui quali sono state costruite le manifestazioni che si sono evoluti da un impianto fondamentalmente ambientalista/difensivo ad uno vertenziale/territoriale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. La Rete No Ponte è il soggetto che ha gestito il percorso delle mobilitazioni. Nato nel 2005 come aggregazione a carattere temporaneo (tanto che riportava 2005 come suffisso) ha finito per diventare realtà stabile (soprattutto a fronte dell’evaporarsi degli altri percorsi aggregativi). Nata come rete di organizzazioni, nella ripartenza si è ridefinita come rete di attivisti, con intenti non rappresentativi, con la volontà, almeno negli intenti, di essere soggetto parziale, parte tra le parti. Nata, fondamentalmente, sulla sponda messinese è stata, in occasione della manifestazione del 19 dicembre, fatta propria dalla rete di attivisti calabrese, con una modalità che ha dato ragione della sua natura open source, non proprietaria.&lt;br /&gt;L’avere abbandonato la dimensione di coalizione di organizzazioni ha dato alla Rete una maggiore stabilità (non dovendo dilungarsi in continue mediazioni, tipiche delle strutture a carattere rappresentativo), ma, allo stesso tempo, l’ha, soprattutto sulla sponda messinese (il lato calabrese, d’altronde, solo adesso potrà portare a verifica il percorso, essendo stati finora assorbiti dall’organizzazione del corteo del 19 dicembre) ridotta ai minimi termini dal punto di vista della disponibilità militante, restando questa (seppur, in assoluto, comunque, ridotta) a totale appannaggio delle organizzazioni (associazioni ambientaliste, partiti, sindacati). Non si è, in sostanza, formato un popolo del no ponte (come avviene invece per il No Tav o No Dal Molin). E’ rimasta la dinamica tradizionale di un ristretto numero di organizzatori (sempre più ristretto) che scommette ogni volta sulla riuscita del corteo.&lt;br /&gt;Vanno, inoltre, aggiunti, tra gli aspetti negativi, le forti critiche che la Rete ha subito (tra l’otto agosto ed il prino dicembre) riguardo alla sua presunta eccessiva politicizzazione.&lt;br /&gt;Insomma, nel momento di suo massimo riconoscimento come soggetto motore della mobilitazione (anche al livello mediatico) la Rete è al suo minimo di solidità politico-organizzativa.&lt;br /&gt;Non si può, da questo punto di vista, che riconsegnarla al movimento affinché vengano riverificate modalità, forme, stili, approcci. Si spera, naturalmente, che coloro che hanno mantenuto un comodo atteggiamento borderline si assumano la responsabilità di prendere posizione e che coloro che tanto hanno detto di un necessario trasversalismo della battaglia no ponte si facciano carico di dar vita a percorsi collettivi reali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. In ultimo, rimane la questione dell’interpretazione dell’operazione Ponte sullo Stretto. E’ ben evidente, ormai, come esistano almeno due approcci alquanto distanti: uno che definisce il Ponte come un processo di progressivo trasferimento di risorse dal pubblico al privato ed un altro che ne verifica l’approssimarsi della sua costruibilità in quanto manufatto d’attraversamento. Sarà utile, a mio modo di vedere, una maggiore esplicitazione delle diverse letture in quanto da queste dipendono strategie diverse nell’opposizione al Ponte. In un caso, infatti, sarà necessario dare battaglia, e da subito, su ogni passaggio del percorso dell’esecutivo (fosse anche il battage mediatico), dall’altro si sarà inclini ad un maggiore attendismo e propensi a smantellare sul piano tecnico le bugie governative. Penso sia dirimente l’utilizzo o meno di termini quali bluff, boutade, bufala.&lt;br /&gt;A mio avviso il Ponte non è un bluff, il Ponte incombe già abbondantemente sulle nostre teste.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-1946983099075580681?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/1946983099075580681/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/no-al-ponte-in-merito-ad-alcune.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/1946983099075580681'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/1946983099075580681'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2010/01/no-al-ponte-in-merito-ad-alcune.html' title='No al Ponte: in merito ad alcune questioni che ci riguardano.'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-5260525856389316638</id><published>2009-12-15T23:01:00.001+01:00</published><updated>2009-12-15T23:04:50.776+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><title type='text'>Dicembre, un finestra d’opportunità per il movimento no ponte</title><content type='html'>&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; 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E’ iniziato così il lungo dicembre del movimento contro il ponte. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;La scelta dell’esecutivo di confermare all’indomani delle frane la costruzione del ponte come obiettivo strategico e, anzi, di fissare nel 23 dicembre la data di avvio dei cantieri attraverso la modifica di un breve tratto della linea ferrata prospiciente la stazione ferroviaria di Cannitello-Villa San Giovanni ha impresso un’accelerazione anche nei percorsi di mobilitazione del movimento che da tanti anni ormai si batte contro il &lt;i style=""&gt;mostro sullo Stretto&lt;/i&gt;. Così, un intervento (quello che, appunto, dovrebbe avere avvio il 23 dicembre) in sé, evidentemente, non molto significativo dal punto di vista della realizzazione del manufatto d’attraversamento finisce per assumere un valore simbolico molto marcato in funzione del modo in cui viene giocato dal premier. Per Berlusconi e tutto l’ambaradan mediatico che normalmente fa’ da corollario ad ogni sua iniziativa quello sarà l’avvio dei cantieri del Ponte sullo Stretto e sarà, quindi, impossibile eludere il confronto, la sfida, per quanto articolate e giustificate possano apparire le argomentazioni che definiscono nelle sue reali dimensioni la modifica di quel tratto di ferrovia. Per il Presidente del Consiglio quella sarà la posa della prima pietra, questa sarà la cifra di quella giornata per gli organi d’informazione, questo non potrà che essere per il movimento, pena una sua emarginazione dalla contesa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;Inoltre, i lavori di modifica di quel tratto di ferrovia aprono tutta la partita delle opere collaterali e compensative, ora ridefinite nel termine di opere preliminari (tanto da far meritare a Ciucci l’ulteriore incarico di Commissario alle opere preliminari del Ponte), che sono il vero business del momento. Su questi, infatti, si stanno concentrando gli appetiti del mondo delle imprese (più o meno pulite), della politica, degli ordini professionali. In molti stanno cominciando a pensare che forse di soldi ne arriveranno davvero. E allora il Ponte diviene occasione per generare flussi di denaro per opere targate ponte (strade, viadotti, approdi, una nuova stazione in pieno centro cittadino, discariche sulle colline di una città già fragile dal punto di vista idrogeologico, qualche opera compensativa in regalo), opere che diventano bi-partisan, per le quali il manufatto, sempre più sullo sfondo, finisce per svanire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;Per questi motivi il mese di dicembre diviene una di quelle &lt;i style=""&gt;finestre d’opportunità&lt;/i&gt; che Gianni Piazza, sociologo e studioso dei movimenti territoriali, più volte ci ha descritto (l’ultima volta nel corso della presentazione del libro &lt;i style=""&gt;Come i problemi globali diventano locali&lt;/i&gt;, edito da Terrelibere.org, nella piazza antistante il Cpo Experia di Catania sgomberato violentemente dalle forze dell’ordine) come dei momenti particolarmente significativi, nei quali si verifica un processo di addensamento degli eventi e nei quali, in qualche modo, ti giochi una parte significativa del futuro della lotta, certamente la legittimazione della sua continuazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;Ed è per questi motivi che la presentazione del corteo del 19 dicembre, svoltasi presso &lt;st1:personname productid="la Sala Operaia" st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="la Sala" st="on"&gt;la Sala&lt;/st1:personname&gt; Operaia&lt;/st1:personname&gt; di Villa San Giovanni pochi giorni fa, era così carica di aspettative ed entusiasmo. Quell’assemblea era carica della consapevolezza che quel giorno non si porterà in piazza un generico no, ma una lunga sequenza di vertenze locali (quelle dei marittimi, dei pendolari, degli alluvionati, delle navi dei veleni, delle bonifiche dei territori, degli studenti …), di richieste di infrastrutture di prossimità utili ai cittadini, un’articolata rivendicazione di partecipazione dal basso, di autonomia, di autorganizzazione. E’, infatti, già lunga la lista delle adesioni (che vengono quotidianamente aggiornate sul sito &lt;a href="http://www.retenoponte.it/"&gt;www.retenoponte.it&lt;/a&gt;): dal Comitato "Natale De Grazia" di Amantea che da anni insegue la verità sulle navi dei veleni ai comitati crotonesi che lottano&lt;br /&gt;per la bonifica dei siti inquinati, dai comitati dei Precari della Scuola agli operai della Fiat di Termini Imerese, a comitati messinesi degli alluvionati fino a giungere a quei partiti, sindacati e associazioni che da sempre si sono impegnati nelle mobilitazioni e ai comitati che agiscono intorno ai temi dell’acqua, dei rifiuti, delle centrali. Da rilevare, inoltre, l’adesione della Giunta della Regione Calabria, che della Stretto di Messina SpA detiene il 2,6% del pacchetto azionario e dalla quale &lt;st1:personname productid="la Rete No" st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="la Rete" st="on"&gt;la Rete&lt;/st1:personname&gt;  No&lt;/st1:personname&gt; Ponte ha chiesto di uscire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;Insomma, il 19 dicembre sarà una giornata interamente dedicata alla lotta contro il ponte e le devastazioni ambientali. Già dalle 9 del mattino un enorme soundsytem targato Dubass attenderà i manifestanti che confluiranno a P.zza Valsesia, da dove partirà il corteo che attraverserà la cittadina villese per poi raggiungere Cannitello. Qui, dove vorrebbero far sorgere il pilone calabrese, &lt;st1:personname productid="la Rete No" st="on"&gt;la Rete No&lt;/st1:personname&gt; Ponte invece allestirà un palco su cui, per tutto il pomeriggio e fino a sera, si alterneranno agli "Artisti contro il ponte" gli interventi dei diversi comitati territoriali che hanno aderito alla manifestazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;Da come il movimento uscirà da questo dicembre ne andrà anche del futuro della battaglia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Articolo pubblicato per il settimanale &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Carta&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:11;"  &gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-5260525856389316638?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/5260525856389316638/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/12/dicembre-un-finestra-dopportunita-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5260525856389316638'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5260525856389316638'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/12/dicembre-un-finestra-dopportunita-per.html' title='Dicembre, un finestra d’opportunità per il movimento no ponte'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-2415435797579096458</id><published>2009-12-15T22:45:00.002+01:00</published><updated>2009-12-15T22:48:22.600+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Mazzeo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No war'/><title type='text'>La lotta al terrorismo della cooperazione italiana e USA in Africa</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SygDujWzr2I/AAAAAAAAAQ0/DBOzwabkz9U/s1600-h/BlackHawk_11.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 154px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SygDujWzr2I/AAAAAAAAAQ0/DBOzwabkz9U/s200/BlackHawk_11.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5415582650212790114" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;font-size:100%;" &gt;di &lt;i style="font-weight: bold;"&gt;Antonio Mazzeo&lt;/i&gt;&lt;o:p style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-family: times new roman;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-family: times new roman;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Delegazione di altissimo livello quella giunta a Gaò, Mali, per la cerimonia conclusiva dell’inedita “missione umanitaria” &lt;i style=""&gt;Ridare la luce 2009&lt;/i&gt;, organizzata dall’Associazione Fatebenefratelli per i Malati Lontani (AFMAL) congiuntamente al Ministero Affari Esteri (MAE), all’Istituto Superiore di Sanità, all’Aeronautica militare e all’Esercito italiano, e la sponsorizzazione di &lt;span class="yshortcuts"&gt;Alenia Aeronautica&lt;/span&gt; (gruppo Finmeccanica), produttrice di cacciabombardieri e velivoli da trasporto militari. Tra i partecipanti ci sono infatti il Capo di Stato maggiore della difesa, generale Vincenzo Camporini, la responsabile della Direzione Generale per &lt;st1:personname st="on" productid="la  Cooperazione"&gt;la Cooperazione&lt;/st1:personname&gt; allo Sviluppo della Farnesina, dottoressa Elisabetta Belloni, il Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, generale Daniele Tei e il Capo del Corpo sanitario dell’AMI, generale Ottavio Sarlo. Quasi una consacrazione del nuovo modello di “cooperazione allo sviluppo” che il governo italiano intende implementare nei prossimi anni: tagli sostanziali ai finanziamenti pubblici; utilizzo di contributi di aziende e industrie private; organizzazioni non governative ed associazioni di volontariato sostituite da università e istituti di ricerca; sempre meno progetti a medio-lungo termine e priorità agli interventi d’emergenza nelle aree geografiche d’interesse per l’economia nazionale. Il tutto possibilmente diretto, coordinato e realizzato da task-force di militari e civili, riproducendo in scala minore quanto gli Stati Uniti d’America stanno sviluppando in Africa grazie alla partnership tra AFRICOM (il comando delle forze armate per le operazioni nel continente africano) e USAID, l’Agenzia per gli aiuti allo sviluppo.&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-family: times new roman;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Generali e direttrice per la cooperazione hanno voluto incontrare nell’ospedale di Gaò i medici militari e il personale sanitario di cliniche e ospedali pubblici e privati italiani che “hanno eseguito circa 600 operazioni di cataratta ed altri interventi chirurgici”, effettuando altresì “corsi specifici per i medici locali sulle tecniche di rianimazione d’urgenza cardio-polmonare e sull’utilizzo di nuove tecniche operatorie in chirurgia addominale e laparoscopica”. Come spiegato dall’addetto stampa del Ministero della difesa, parte della formazione è “stata diretta in particolare ai giovani medici militari italiani, frequentatori del Corso di perfezionamento in medicina &lt;span class="yshortcuts"&gt;aeronautica&lt;/span&gt; e spaziale, sulle patologie tipiche delle zone altamente disagiate e tropicali”.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-family: times new roman;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;“C’è il progetto di rendere permanente questa attività equipaggiando l’ospedale di Gaò in modo da formare una leva di personale maliano”, ha annunciato la dottoressa Elisabetta Belloni. “&lt;st1:personname st="on" productid="La Cooperazione Italiana"&gt;&lt;st1:personname st="on" productid="la Cooperazione"&gt;La Cooperazione&lt;/st1:personname&gt; Italiana&lt;/st1:personname&gt; vuole investire su questa iniziativa e spero che attorno ad essa possano nascere altre attività di sviluppo, come centri per la fornitura di energia o acqua”. “Si tratta di una missione molto apprezzata, portata avanti con efficienza straordinaria e particolare gradimento della popolazione locale”, ha invece dichiarato il generale Vincenzo Camporini. L’alto ufficiale ha poi precisato le reali finalità della massiccia presenza militare nella missione &lt;i style=""&gt;Ridare la luce&lt;/i&gt;. “Considero questo genere di attività parte integrante dello scopo di una forza armata perchè ridurre il disagio sociale nelle zone dove può radicarsi il terrorismo è funzionale alla prevenzione di conflitti”. Vecchio assunto teorico-strategico quello di Camporini, al centro dei manuali anti-guerriglia delle truppe francesi in Algeria, dei berretti verdi in Vietnam, degli agenti CIA e dei “consiglieri militari” statunitensi presenti in America latina negli anni ’60, ’70 e ’80. Oggi è tema di approfondimento dei corsi destinati agli ufficiali africani che il Comando AFRICOM organizza con sempre più frequenza in tutto il continente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-family: times new roman;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;“L’obiettivo comune della collaborazione tra le nostre forze armate e quelle degli Stati Uniti d’America è di combattere il terrorismo”, ha dichiarato il generale Gabriel Poudiougou, Capo di Stato maggiore dell’aeronautica militare del Mali, in occasione della recente visita a Bamako di Mike Callan, vice-comandante di US Air Force Africa. “Relazioni più strette ci permetteranno di costruire un migliore quadro operativo nella lotta al terrorismo a tutti i livelli, locali e internazionali”, ha poi aggiunto Poudiougou. Due mesi fa il Dipartimento della Difesa ed AFRICOM hanno donato alle forze armate maliane velivoli tattici, fuoristrada, attrezzature di comunicazione e armamenti vari. “Hanno un valore di 5 milioni di dollari e permetteranno alle forze di sicurezza del Mali di spostarsi, eseguire trasporti e comunicare nelle aree più impervie e desertiche”, ha precisato il portavoce dell’ambasciata USA a Bamako. "Washington è sempre pronta a rispondere alle necessità dei nostri amici maliani e di tutti i nostri alleati in Africa occidentale nella lotta contro le milizie armate, inclusa al Qaeda, che sono attive nelle regioni settentrionali”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Dopo l’attacco armato dell’organizzazione &lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: times new roman;"&gt;Al Qaeda in the Islamic Maghreb (AQIM) &lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;al confine tra Mali e Niger nel luglio scorso, in cui sarebbero morti 28 militari maliani, il governo locale ha dichiarato “guerra totale” alle organizzazioni islamiche radicali. In chiave “anti-terrorista” è stato tentato pure il riavvicinamento con i gruppi ribelli Tuareg che lottano per il riconoscimento dell’autonomia e dell’identità culturale. In questo sforzo di riconquista del territorio e del consenso popolare nelle regioni sub-sahariane, Bamako conta sull’assistenza incondizionata di Washington. È stato dato il via, in particolare, ad un piano infrastrutturale finanziato e coordinato da USAID e dal Comando AFRICOM di Stoccarda e che vede operare sul campo gli uomini dell’US Army Engineers. Attualmente sono in via di esecuzione 44 progetti nelle regioni più remote del Mali e del Niger: si tratta della costruzione di 32 pozzi d’acqua, 7 scuole, 2 piccoli presidi sanitari e 2 “banche di sementi”, costo totale 1,7 milioni di dollari. “Questi progetti beneficeranno gli abitanti, i nomadi Tuareg e i Wodaabe”, ha affermato Darrell Cullins, responsabile progetti in Africa dell’Europe District del Corpo d’ingegneria dell’esercito USA. Per “promuovere la libertà economica ed investire sul capitale umano”, il Mali è stato inserito dal Dipartimento di Stato tra i paesi del cosiddetto “Millennium Challenge Account”, il piano di “riduzione della povertà e di promozione della crescita economica” avviato nel 2004. Sono previsti interventi per 461 milioni di dollari, finalizzati in particolare all’irrigazione di un’area di &lt;/span&gt;&lt;st1:metricconverter style="font-family: times new roman;" st="on" productid="15.000 ettari"&gt;15.000  ettari&lt;/st1:metricconverter&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt; per la produzione di riso e all’installazione di attrezzature nell’aeroporto internazionale di Bamako per il trasferimento dei prodotti ai mercati esteri. Accanto allo sviluppo delle monoculture per l’esportazione, USAID sta incoraggiando le “politiche di alleggerimento dello Stato nell’economia”, promuovendo i programmi di privatizzazione dei servizi e lo smantellamento di molte grandi imprese statali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=""&gt;L’intervento di Washington non si fermerà tuttavia alle regioni sub-sahariane. “Per il futuro lavoro nel continente - ha aggiunto Darrell Cullin - l’US Army Enginners ha firmato un &lt;i style=""&gt;Multiple Award Task Order Contract (MATOC)&lt;/i&gt; che prevede il design e i lavori di realizzazione e manutenzione d’infrastrutture e di servizi destinati alla popolazione africana, per cui è prevista una spesa di 14,8 milioni di dollari entro il settembre del 2011. Il MATOC opererà principalmente in Niger, Ciad, Mali, Senegal, Marocco, Mauritania, Tunisia, Gabon, Ghana, Nigeria e Liberia, con la collaborazione dei militari presenti in Corno d’Africa e dell’US Navy”. Cooperazione, dunque, sempre più armata e militarizzata. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-2415435797579096458?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/2415435797579096458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/12/la-lotta-al-terrorismo-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2415435797579096458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2415435797579096458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/12/la-lotta-al-terrorismo-della.html' title='La lotta al terrorismo della cooperazione italiana e USA in Africa'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SygDujWzr2I/AAAAAAAAAQ0/DBOzwabkz9U/s72-c/BlackHawk_11.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-2114736441348707046</id><published>2009-12-14T23:50:00.003+01:00</published><updated>2009-12-15T22:49:44.454+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><title type='text'>Un solo NO e tanti SI</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SygEX7TwqWI/AAAAAAAAAQ8/fdDM13hVvNQ/s1600-h/man+19.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 140px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SygEX7TwqWI/AAAAAAAAAQ8/fdDM13hVvNQ/s200/man+19.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5415583361017096546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;table class="contentpaneopen"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" align="left" valign="top" width="70%"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;   &lt;/tr&gt;      &lt;tr style="font-family: times new roman;" align="justify"&gt;     &lt;td colspan="2" class="createdate" valign="top"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;    &lt;/tr&gt;      &lt;tr style="font-family: times new roman;" align="justify"&gt;    &lt;td colspan="2" valign="top"&gt;    &lt;p class="giustifica_testo"&gt;di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Luigi Sturniolo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="giustifica_testo"&gt;Nel&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=_zavfzTQjh0" target="_blank"&gt; promo della Rete No Ponte&lt;/a&gt; che annuncia la manifestazione del 19 dicembre c’è tutto il senso dell’evoluzione di un movimento che, nato per contrastare un orrore, la costruzione di un catafalco di cemento e acciaio dentro uno degli scenari naturali più belli, lo Stretto di Messina, è diventato luogo di coagulo delle mille istanze e vertenze che animano la Calabria e la Sicilia e laboratorio di elaborazione di proposta sociale, costruzione di senso, difesa degli spazi di democrazia. &lt;/p&gt;   &lt;p class="giustifica_testo"&gt;Già con la manifestazione dell’otto di agosto la Rete No Ponte aveva cominciato ad articolare una piattaforma sociale basata sulla rivendicazione di infrastrutture di prossimità: la messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico ed idrogeologico, il potenziamento del trasporto marittimo pubblico nello Stretto, un nuovo Welfare. La tragedia del 1. ottobre ha mostrato, purtroppo, quanto quella piattaforma fosse ragionevole. Non ci voleva molto a capirlo. Solo un po’ di buon senso. &lt;/p&gt; &lt;p class="giustifica_testo"&gt;A due mesi da quel giorno tragico, il 1. dicembre mille persone hanno manifestato a Torre Faro per ricordare le vittime delle frane e chiedere che quel territorio non venga sventrato dalla posa del pilone messinese del ponte e dalle opere collaterali ad esso connesse. “I soldi del ponte per la sicurezza dei territori” lo slogan di quella manifestazione. “Fermiamo i cantieri del ponte, lottiamo per le vere priorità” quello della manifestazione del 19 dicembre. &lt;/p&gt; &lt;p class="giustifica_testo"&gt;Insomma, non una difesa conservativa e museale dei luoghi, ma un progetto di vivibilità, una dimensione sociale della battaglia. Il movimento, nel diventare questo, sfugge alle accuse di essere espressione del NIMBY, interviene sulla gestione delle risorse economiche, sulle modalità attraverso le quali vengono prese le decisioni che riguardano i territori e la vita degli abitanti, sperimenta forme nuove di pratica politica. La lotta contro il ponte non è, quindi, semplicemente lotta contro il manufatto d’attraversamento. La lotta contro il ponte è lotta contro un progetto di gestione politica ed economica di un territorio. &lt;/p&gt; &lt;p class="giustifica_testo"&gt; Il ponte sullo Stretto non serve a un fico secco e lo sanno anche quelli che vogliono costruirlo. Gli serve perché genera flussi finanziari e raccolta del consenso. Gli serve, insieme a tante altre cose (termovalorizzatori, nucleare, esternalizzazioni nel militare, privatizzazione dei beni comuni, grandi opere) per tentare di sopravvivere alla crisi. Il ponte consuma risorse pubbliche e genera debito e speculazione, aderendo in questo, pienamente, all’attuale trend economico. Da questo punto di vista non è un’anomalia. &lt;/p&gt; &lt;p class="giustifica_testo"&gt; E da questo punto di vista non ha neanche molto senso fare una battaglia di argomenti, come se la decisione di procedere o meno alla costruzione dell’infrastruttura possa essere la risultante di una contesa tra due ragioni. D’altronde, quanto la razionalità pontista sia debole, quasi evanescente, lo dimostrano le argomentazioni del comitato “Ponte subito”, nato guarda caso a cavallo delle manifestazioni della Rete No Ponte. Nel loro documento, infatti, elemento centrale riveste  l’attrattiva turistica derivata dalla realizzazione della campata unica più lunga. Questo exploit, da solo, genererebbe un interesse che si riverserebbe sui territori circostanti fino a ricoprirci d’oro. Eppure Kobe-Awaji in Giappone, l’arcipelago delle Zhoushan in Cina, Halsskov-Sprogø in Danimarca, le rive cinesi del Fiume Azzurro o Barton-upon-Humber (novemila abitanti nel Licolnshire) non sono esattamente le più ricercate località turistiche del mondo. Eppure ospitano i ponti più lunghi al mondo. &lt;/p&gt; &lt;p class="giustifica_testo"&gt;Una cosa interessante il documento fondativo del comitato “Ponte subito”, però, la dice: non necessariamente l’opera dovrà autosostenersi dal punto di vista economico. Hanno avuto bisogno di dieci anni per ammetterlo ma, finalmente, ci sono arrivati. &lt;/p&gt; &lt;p class="giustifica_testo"&gt;E gli investimenti privati sbandierati fino a pochi giorni fa da Matteoli? “Prestiti e obbligazioni”, aveva detto Ciucci al giornalista della trasmissione Exit de La7. Ed effettivamente questo è lo schema classico del project finance. “Le obbligazioni garantiranno interessi del 4%” afferma uno dei più strenui difensori della grande opera. E’ possibile, ma chi garantirà le obbligazioni, visto che sulla base della debole crescita economica non c’è alcuna possibilità che il ponte risulti profittevole attraverso i pedaggi? Non importa. Tanto tutta l’economia attualmente galleggia sul debito. &lt;/p&gt; &lt;p class="giustifica_testo"&gt;La manifestazione del 19 dicembre sarà molto partecipata, c’è da giurarci. Lo si avverte dall’interesse che sta generando. Lo si avverte dal fatto che viene percepita come un momento in cui ci si misura. Si tratta di un evento che assume una forte valenza simbolica. Quel giorno sarà fondamentale perché le dimensioni di quel corteo garantiranno la prosecuzione di questo cammino e ne segneranno il tratto. &lt;/p&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-2114736441348707046?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/2114736441348707046/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/12/un-solo-no-e-tanti-si.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2114736441348707046'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2114736441348707046'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/12/un-solo-no-e-tanti-si.html' title='Un solo NO e tanti SI'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SygEX7TwqWI/AAAAAAAAAQ8/fdDM13hVvNQ/s72-c/man+19.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-2763674858792788190</id><published>2009-12-13T00:52:00.002+01:00</published><updated>2009-12-13T00:58:01.635+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonello Mangano'/><title type='text'>Ponte. Non è più il movimento del No</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SyQtOn6RjxI/AAAAAAAAAQs/vBq9RGCGN_w/s1600-h/man+19.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 140px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SyQtOn6RjxI/AAAAAAAAAQs/vBq9RGCGN_w/s200/man+19.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5414502381261000466" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Antonello Mangano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:times new roman;" class="sommario_notizie"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Tanti sì, un solo no. La prossima manifestazione nazionale sarà contro la grande opera, ma anche per le infrastrutture di prossimità, la bonifica delle zone inquinate, la messa in sicurezza dei territori, opere utili per tutti i cittadini, un sistema di trasporti pubblico ed efficiente nello Stretto. I fautori del Ponte insistono con la favola del turismo. Ma chi di voi ha voglia di visitare Kobe-Awaji, Barton-upon-Humber, Halsskov-Sprogø?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;             &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Kobe-Awaji in Giappone, l’arcipelago delle Zhoushan in Cina, Halsskov-Sprogø in Danimarca, le rive cinesi del Fiume Azzurro o Barton-upon-Humber – novemila abitanti nel Licoln&lt;/b&gt;shire - sono forse mete del turismo di massa? Si tratta dei luoghi dove sorgono i cinque ponti più lunghi al mondo. Dovrebbero essere invase dai gitanti in base alla teoria oggi dominante tra i favorevoli al Ponte, secondo cui l`attraversamento stabile attirerà folle di curiosi sullo Stretto. In effetti esiste turismo a New York e San Francisco, ma non certo perché ospitano l’ottavo ed il nono ponte più lungo. Per il resto il Ponte è un atto di fede. Il calcolo costi-benefici è semplicemente imbarazzante: “È legittimo pensare che il Ponte sia uno spreco di denaro e che le previsioni elaborate dalla società dello Stretto per il rientro dei capitali investiti (il 40% dallo stato e il 60 dai privati, a dire il vero finora piuttosto timidi) siano troppo ottimistiche”, ammette sul Sole 24 Ore nientemeno che Giuseppe Cruciani, autore del libro “Questo Ponte s’ha da fare”. “C’è chi sostiene, dati alla mano, che alla fine sarà un flop economico e un salasso per le casse statali. Può darsi”.&lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Il libro “&lt;a href="http://www.terrelibere.org/libreria/ponte-sullo-stretto-e-mucche-da-mungere" target="_blank"&gt;Ponte sullo Stretto e mucche da mungere&lt;/a&gt;” nasce nell’estate del 2009, quando quasi tutti erano convinti che il Ponte non si sarebbe mai fatto e che agli annunci non sarebbe seguito nulla di concreto. Comunemente si pensa che il Ponte siano i piloni che collegherebbero le due sponde dello Stretto. Il Ponte non è quello, assolutamente. E’ un modello politico ed economico, che può riguardare la guerra in Afghanistan oppure un hotel 5 stelle nel poverissimo Sudan. O ancora, per restare in Italia, il Tav o la Salerno – Reggio Calabria.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;L’elemento comune è il trasferimento di denaro pubblico dalla collettività a pochi soggetti privati. Negli esempi citati non esiste area ricca o povera, non esistono esigenze&lt;/b&gt; reali (le cause di un conflitto armato o la necessità di una infrastruttura). Fino a pochi anni fa chiunque parlava di intervento dello Stato in economia era una specie di dinosauro. Era obsoleto. Oggi lo Stato interviene pesantemente in economia, ma non lo fa secondo i classici canoni keynesiani. Lo fa intervenendo male. Ivan Cicconi, probabilmente il massimo esperto italiano di lavori pubblici, ha parlato di &lt;a href="http://www.terrelibere.it/terrediconfine/cicconi-il-ponte-sullo-stretto-keynes-alla-rovescia" target="_blank"&gt;keynesismo al contrario&lt;/a&gt;, di un processo senza redistribuzione. Pochi soggetti privati (i &lt;em&gt;contractors&lt;/em&gt;) beneficiano di questo sistema. &lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;In Italia non tutti pagano le tasse, e quasi nessuno lo fa in proporzione al reddito effettivamente percepito. Solo i lavoratori lo fanno, perché le imposte sono trattenute alla fonte. Do&lt;/b&gt;vrebbe suscitare un grave allarme il fatto che le risorse dei lavoratori vengano drenate a favore di soggetti già ricchi, cioè che i poveri contribuiscano – con la scusa delle Grandi Opere – ad arricchire ulteriormente chi è già ampiamente privilegiato.&lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Per mesi abbiamo ascoltato una serie di considerazioni (“E’ tutto un bluff”, “non esiste il progetto”, “non ci sono i soldi”) che partivano da un presup&lt;/b&gt;posto sbagliato: insegnare alla società Stretto di Messina a lavorare meglio e non contestare alla radice un modello che dall’inefficienza, dalle lungaggini, dai giochi finanziari (project financing) trae linfa per realizzare il suo obiettivo primario, cioè il drenaggio di ulteriore denaro pubblico. La BIIS – un istituto del gruppo San Paolo – si occupa solo di questo: finanziare le infrastrutture. Sul debito possono essere emesse obbligazioni a carattere speculativo. Le imprese private interverranno sul Ponte solo a patto che ogni centesimo sia in ultima istanza garantito dallo Stato. I soldi ottenuti con la “finanza di progetto” rimangono formalmente privati, e quindi non sono debito pubblico, per cui non ci creano problemi con l’Unione Europea.&lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Dalle guerre alle opere infrastrutturali inutili, il problema è quello di un riequilibrio. La scuola, la ricerca, la sanità, i trasporti, il welfare in genere ed ogni altro servizi&lt;/b&gt;o essenziale vengono smantellati proprio per finanziare le Partnership Pubblico - Privato. Il movimento contro il Ponte non può limitarsi – e di fatto non lo fa più, si veda la locandina della manifestazione del 19 dicembre – ad essere un comitato tecnico che si oppone ad un’infrastruttura che rovina il paesaggio ma si pone l’obiettivo di rendere meno squilibrata la situazione attuale.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;"Non una difesa conservativa e museale dei luoghi", dice Luigi Sturniolo della Rete No Ponte, "ma un progetto di vivibilità, una dimensione sociale della battaglia. Il movimento, nel dive&lt;/b&gt;ntare questo, sfugge alle accuse di essere espressione del NIMBY, interviene sulla gestione delle risorse economiche, sulle modalità attraverso le quali vengono prese le decisioni che riguardano i territori e la vita degli abitanti, sperimenta forme nuove di pratica politica".&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Il paradosso è evidente nello Stretto: quello stesso Stato che sta per sprecare cifre folli per un collegamento palesemente inutile non riesce a trovare i soldi per un traghetto pubblico &lt;/b&gt;che va avanti e indietro con una cadenza accettabile. I traghetti sono di fatto smantellati. Non hanno più orario. In estate il vettore privato, ormai assoluto monopolista, si è trovato a rifiutare i clienti in eccesso - per motivi di sicurezza una nave può ospitare un certo numero di passeggeri - ribadendo che spetta allo Stato assicurare la continuità territoriale. Nessuna risposta.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-2763674858792788190?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/2763674858792788190/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/12/ponte-non-e-piu-il-movimento-del-no.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2763674858792788190'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2763674858792788190'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/12/ponte-non-e-piu-il-movimento-del-no.html' title='Ponte. Non è più il movimento del No'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SyQtOn6RjxI/AAAAAAAAAQs/vBq9RGCGN_w/s72-c/man+19.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-6681049449388860380</id><published>2009-12-09T23:45:00.002+01:00</published><updated>2009-12-10T07:04:58.058+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>Promo Rete No Ponte</title><content type='html'>&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-2920e638e728919f" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" 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scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>Corteo no ponte 1. dicembre a Torre Faro</title><content type='html'>&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-dc4132384c1035a8" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" 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src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-6541590023511414757</id><published>2009-12-02T00:59:00.001+01:00</published><updated>2009-12-02T01:03:16.258+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dissesto idrogeologico'/><title type='text'>I soldi del ponte per la messa in sicurezza del territorio</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Nel corteo contro il ponte sullo Stretto organizzato l’otto di agosto avevamo messo al primo posto della piattaforma rivendicativa la richiesta di riconvertire le risorse destinate al ponte nella messa in sicurezza sismica ed idrogeologica del territorio. Alle prime piogge d’autunno (che causarono frane a Letojanni e chiusura dell’autostrada Messina-Catania), una settimana circa prima del disastro del 1. ottobre, avevamo dato agli organi d’informazione un documento intitolato &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: times new roman;"&gt;La terra, l’acqua, il fuoco&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt; nel quale lanciavamo l’allarme sui rischi cui si andava incontro a causa della mancata cura del territorio e dell’assenza di politiche di prevenzione. Dal tragico 1. ottobre continuiamo ad insistere su questi temi. Riceviamo risposte e, soprattutto, ricevono risposte le comunità colpite dalle frane che rispondono più alle necessità della propaganda che della verità.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: times new roman;" class="MsoNormal"&gt;E’ stato ripetuto più volte, ad esempio, che le risorse destinate al ponte non sarebbero utilizzabili per la messa in sicurezza del territorio perché finanziamenti europei (come se esistessero allo stato finanziamenti europei per il ponte). E’ di questi giorni la notizia che le risorse per la protezione del suolo (un miliardo, una cifra assolutamente insufficiente), previste dalla Finanziaria, verranno prelevate dal Fondo per le Infrastrutture (lo stesso, cioè, con il quale viene finanziato il Ponte). &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: times new roman;" class="MsoNormal"&gt;Per questi motivi e contro queste falsità abbiamo deciso di ricordare, a due mesi dal disastro, le vittime della zona sud di Messina con una giornata di lotta che, appunto, chieda un piano vero di messa in sicurezza delle popolazioni.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: times new roman;" class="MsoNormal"&gt;Nonostante i temporali e la grandine che hanno colpito la nostra città fino ad un’ora prima del corteo, la risposta del popolo del no ponte è stata come sempre straordinaria. Oltre mille persone hanno sfilato per le strade di Torre Faro in un corteo infrasettimanale che dà continuità al percorso e alla battaglia che tutti quanti insieme stiamo conducendo da tanti anni ormai e che si è concluso con un’assemblea in piazza con parecchi interventi. Tra questi, il più toccante è stato quello di una rappresentante della comunità di Scaletta Zanclea colpita dall’alluvione.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: times new roman;" class="MsoNormal"&gt;Invitiamo tutti a lavorare adesso per la migliore riuscita della manifestazione nazionale contro il ponte che si svolgerà il 19 dicembre a Villa San Giovanni.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: times new roman;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: times new roman;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: times new roman;" class="MsoNormal"&gt;Messina, 01.12.09&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: times new roman;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: times new roman;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: times new roman;" class="MsoNormal"&gt;Per &lt;st1:personname productid="la Rete No" st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="la Rete" st="on"&gt;la Rete&lt;/st1:personname&gt; No&lt;/st1:personname&gt; Ponte&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: times new roman;" class="MsoNormal"&gt;Luigi Sturniolo&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-6541590023511414757?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/6541590023511414757/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/12/i-soldi-del-ponte-per-la-messa-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6541590023511414757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6541590023511414757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/12/i-soldi-del-ponte-per-la-messa-in.html' title='I soldi del ponte per la messa in sicurezza del territorio'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-8480538711080787740</id><published>2009-11-29T23:26:00.001+01:00</published><updated>2009-11-29T23:28:18.971+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dissesto idrogeologico'/><title type='text'>I soldi del ponte per la messa in sicurezza del territorio</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SxL1ZoXhLGI/AAAAAAAAAQU/BDqWHlz5468/s1600/locandina-1-dicembre.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 283px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SxL1ZoXhLGI/AAAAAAAAAQU/BDqWHlz5468/s400/locandina-1-dicembre.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5409655923106983010" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;La Rete No Ponte da anni si oppone, in tutte le sedi e con i più vari mezzi (documentazione scientifica, dibattiti, campeggi, volantinaggi, manifestazioni sempre più partecipate) alla progettazione e realizzazione del cosiddetto manufatto stabile sullo Stretto, per l’ingentissimo spreco di risorse che ha già inutilmente sperperato e ancor più sperpererà, per la devastazione ambientale e il dissesto idrogeologico che provocherà, per la sua inutilità sostanziale in un contesto trasportistico da quarto mondo.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;La Rete No Ponte si oppone a una delle tante scelte calate dall’alto grazie alla famigerata legge obiettivo che ignora i bisogni e i diritti dei territori per privilegiare opere faraoniche e grandi imprese come lmpregilo, nota ormai più per l’abilità finanziaria e le disavventure giudiziarie con i cantieri dell’alta velocità, la casa dello studente all’Aquila e i megainceneritori campani che per la celerità e la correttezza dei lavori.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Da sempre il movimento no-ponte si batte perché si investa sulle cosiddette opere di prossimità, il risanamento delle colline delle coste e dei torrenti, il consolidamento antisismico del patrimonio edilizio esistente evitando nuove aggressioni speculative a un territorio già compromesso, il potenziamento e il rilancio del trasporto marittimo nello Stretto.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Oggi, dopo il tragico e annunciato disastro dell’1 ottobre e il rischio che possa di nuovo accadere anche in altre parti del nostro territorio, occorre invertire decisamente la rotta e porre con forza la necessità di realizzare con gradualità ma con determinazione quello che ha detto, a caldo, anche il presidente Napolitano: non sprechiamo soldi per il ponte ma investiamoli per il risanamento del territorio.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Senza questa scelta netta continuerà il balbettio confuso sulle responsabilità, sulle scelte da fare, sui soldi da trovare, su dove e se ricostruire, aggravando la sofferenza e il disagio degli sfollati che hanno il sacrosanto diritto di tornare, presto e in sicurezza, dove hanno sempre vissuto.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Il governo invece persevera imperterrito: proprio in questi giorni ha stanziato 1,3 miliardi di euro per la progettazione esecutiva e le cosiddette opere collaterali e compensative e la Regione Sicilia ha dichiarato che investirà 100 milioni di euro per la costruzione dell’opera.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Una delle opere compensative, la variante ferroviaria di Cannitello, sarà inaugurata in pompa magna il 23 dicembre e gabellata come inizio dei lavori del Ponte. La rete siciliana e calabrese risponderà con una &lt;strong&gt;grande manifestazione nazionale a Villa San Giovanni il 19 dicembre&lt;/strong&gt; e con altre iniziative sul territorio.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;La Rete No Ponte messinese indice pertanto a Torre Faro, a due mesi dall’alluvione, in un luogo simbolo minacciato dal megapilone del Ponte e lì dove oggi trovano accoglienza in strutture alberghiere buona parte degli abitanti delle zone alluvionate, una &lt;strong&gt;MANIFESTAZIONE MARTEDÌ 1 DICEMBRE ore 18.0&lt;/strong&gt;0 con concentramento in Via Circuito (davanti Campeggio dello Stretto) per chiedere l’ utilizzo del miliardo e trecento milioni di euro stanziato per il Ponte per la messa in sicurezza dei nostri territori e, prioritariamente, per le aree alluvionate.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-8480538711080787740?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/8480538711080787740/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/i-soldi-del-ponte-per-la-messa-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/8480538711080787740'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/8480538711080787740'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/i-soldi-del-ponte-per-la-messa-in.html' title='I soldi del ponte per la messa in sicurezza del territorio'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SxL1ZoXhLGI/AAAAAAAAAQU/BDqWHlz5468/s72-c/locandina-1-dicembre.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-2258532000353644636</id><published>2009-11-29T03:21:00.001+01:00</published><updated>2009-11-29T03:26:28.704+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dissesto idrogeologico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Sturniolo'/><title type='text'>Le crepe comunicative dell'esecutivo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SxHbXEjsFmI/AAAAAAAAAQM/5MWnRqnUpqo/s1600/Lombardo+e+Buzzanca.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5409345816855582306" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 133px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SxHbXEjsFmI/AAAAAAAAAQM/5MWnRqnUpqo/s200/Lombardo+e+Buzzanca.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;di &lt;strong&gt;Luigi Sturniolo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Il giorno dopo l’alluvione che ha colpito la zona sud di Messina e la riviera jonica la ministra Prestigiacomo e il capo della Protezione Civile Bertolaso aggiungevano ulteriore disperazione e rabbia nei paesi distrutti dalle frane sostenendo che la causa di quanto successo andava addebitata all’abusivismo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Il giorno successivo il premier Berlusconi, dopo aver sorvolato per pochi minuti le aree colpite dal disastro, esponeva la propria ricetta, preconfezionata visto che non aveva a supporto nessuno studio o indagine scientifica: i paesi colpiti non potevano essere messi in sicurezza, bisognava costruire delle “new town”. “Modello L’Aquila” era l’espressione più gettonata. In conferenza stampa (anzi, “punto stampa”, come lo chiamò per giustificare il rifiuto di concedersi alle domande dei giornalisti) annunciò che si impegnava per una cifra vicina al miliardo di euro. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;A due mesi dal disastro non sono arrivate neanche le briciole di quanto promesso, la politica delle new town si è dimostrata assolutamente non desiderata dai diretti interessati e, soprattutto, non c’è neanche l’ombra di un piano serio di uscita dall’emergenza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Pochi giorni dopo il disastro il ministro Matteoli dichiarava che il crono programma della costruzione del Ponte sullo Stretto era confermato. Nei giorni successivi la presa di posizione veniva rinforzata da ulteriori pronunciamenti, tra i quali quelli del premier, fino all’annuncio della posa della prima pietra. Sarebbe stato per il 23 dicembre a Villa San Giovanni, si disse. Se non fosse evidente il segnale politico, una tale tempistica potrebbe essere definita quantomeno frettolosa. Ed, in effetti, in molti considerarono quelle dichiarazioni offensive, considerando il momento ed il bisogno di risorse per l’emergenza che si avvertiva.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Dello stesso segno, peraltro, era stato il comportamento del governatore della Sicilia Lombardo che da una parte annunciava l’impegno di 20 milioni per l’emergenza alluvione e dall’altro chiariva che la Regione Siciliana avrebbe partecipato alla ricapitalizzazione della Stretto di Messina Spa per 100 milioni di euro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Il movimento contro il ponte si batte da tempo per la messa in sicurezza sismica e idrogeologica del territorio. La manifestazione dell’otto agosto, che ha visto sfilare per le strade di Messina migliaia di cittadini siciliani e calabresi, riportava questa rivendicazione come primo punto della piattaforma.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Da quando è avvenuto il disastro con ancora più insistenza chiediamo che le risorse destinate al Ponte vengano utilizzate perché vengano fatti gli interventi necessari affinché si impedisca il ripetersi di tali tragedie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Più di una volta ci siamo sentiti dire che i soldi stanziati per il ponte non si possono stornare in quanto fondi europei (lasciando in sospeso l’equivoco che fossero fondi stanziati dall’Europa per il Ponte).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;In realtà, si tratta di fondi Fas (fondi europei per le aree meno sviluppate) che i Governi possono utilizzare per quelle iniziative che servano a riattivare meccanismi economici virtuosi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;E’ di questi giorni la notizia che il miliardo messo in finanziaria per il Ministero per l’Ambiente e finalizzato al piano per la difesa del suolo (un miliardo per tutta Italia è evidentemente una cifra assolutamente non adeguata alle necessità) è ricavato dai Fondi Fas, a dimostrazione del fatto che non risponde a vero il fatto che i fondi destinati al Ponte sullo Stretto (che hanno appunto stessa natura) non possano essere riconvertiti per la messa in sicurezza del territorio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Martedì 1 dicembre il movimento contro la costruzione del Ponte sullo Stretto manifesterà a Torre Faro alle ore 18.00 per chiedere che i soldi della mega-opera vengano utilizzati per la sicurezza del territorio. Si tratterà di un’iniziativa che ha un chiaro valore simbolico in quanto fissata a due mesi dal giorno dell’alluvione e nei luoghi dove vorrebbero far sorgere il pilone messinese del Ponte. Si tratterà di una mobilitazione a carattere cittadino che avrà anche la finalità di preparare la manifestazione nazionale contro il ponte che si svolgerà a Villa San Giovanni il 19 dicembre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-2258532000353644636?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/2258532000353644636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/il-giorno-dopo-lalluvione-che-ha.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2258532000353644636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2258532000353644636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/il-giorno-dopo-lalluvione-che-ha.html' title='Le crepe comunicative dell&apos;esecutivo'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SxHbXEjsFmI/AAAAAAAAAQM/5MWnRqnUpqo/s72-c/Lombardo+e+Buzzanca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-9125056003843640792</id><published>2009-11-28T02:00:00.003+01:00</published><updated>2009-11-28T02:02:58.819+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Mazzeo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No war'/><title type='text'>In Mali il volto armato della cooperazione italiana</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SxB2Qs8KEoI/AAAAAAAAAPc/VBqiedj1ZHo/s1600/BlackHawk_11.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 154px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SxB2Qs8KEoI/AAAAAAAAAPc/VBqiedj1ZHo/s200/BlackHawk_11.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5408953181785428610" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;font-size:100%;" &gt;di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La  Farnesina&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-family: times new roman;font-size:100%;" &gt; scimmiotta Africom, il comando  militare USA per l’Africa che rende digeribile la politica di penetrazione  strategica nel continente alternando le operazioni di guerra e la fornitura di  sistemi d’arma con microinterventi sanitari a favore delle popolazioni locali.  Il 20 novembre 2009, una sessantina tra operatori sanitari di cliniche pubbliche  e private romane, piloti e personale logistico dell’Aeronautica militare e  dirigenti di Alenia (Finmeccanica), società leader nella produzione di  cacciabombardieri e aerei da trasporto truppe, sono partiti da Pratica di Mare  alla volta dell’Africa occidentale. Destinazione il Mali, un paese partner degli  Stati Uniti nella campagna regionale contro il “terrorismo” e le organizzazioni  islamiche radicali.&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;L’inedita pattuglia di mercanti  d’armi, volontari e militari italiani partecipa alla missione “Ridare la luce  &lt;st1:metricconverter productid="2009”" st="on"&gt;2009”&lt;/st1:metricconverter&gt;  che, secondo il capitano Erminio Englearo (addetto stampa dello Stato maggiore  dell’Aeronautica), ha come obiettivi “la cura delle popolazioni del deserto del  Sahel dalle malattie della vista, lo svolgimento di operazioni di chirurgia  generale e lo scambio di conoscenze su nuove tecniche operatorie tra medici e  infermieri italiani e maliani”. “Durante le due settimane di permanenza in  Africa”, aggiunge Englearo, “medici militari specializzati, frequentatori del  Corso di perfezionamento in medicina &lt;span class="yshortcuts"&gt;aeronautica&lt;/span&gt; e  spaziale, seguiranno un corso sulle patologie tipiche delle zone altamente  disagiate e tropicali. La missione è svolta in coordinamento e collaborazione  con l’ONG “Associazione Fatebenefratelli per i Malati Lontani” (AFMAL), &lt;span class="yshortcuts"&gt;Alenia Aeronautica&lt;/span&gt;, &lt;span class="yshortcuts"&gt;Esercito  Italiano&lt;/span&gt;, &lt;span class="yshortcuts"&gt;Ministero degli Esteri&lt;/span&gt;, Istituto  Superiore di Sanità”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;L’AFMAL opera in Mali dal 2003 e  sempre con la “collaborazione logistica” dell’AMI. Quest’anno però l’intervento  è molto più esteso: il personale che vi partecipa comprende dottori e infermieri  degli Ospedali Fatebenefratelli &lt;span class="yshortcuts"&gt;San Pietro di  Roma&lt;/span&gt;, Isola Tiberina e San Camillo e chirurghi ed anestesisti delle  strutture mediche dell’Aeronautica e dell’Esercito, dell’Istituto Superiore di  Sanità, della clinica Nuova Itor di Roma, delle università &lt;st1:personname productid="La Sapienza" st="on"&gt;La Sapienza&lt;/st1:personname&gt; e Tor Vergata e  perfino di due strutture estere, l’ospedale &lt;span class="yshortcuts"&gt;San  Giovanni&lt;/span&gt; di Dio di Siviglia (Spagna) e l’Università di Vanderbildt del  Tenensee (USA).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Un aereo C-130J della 46^ Brigata  Aerea di Pisa si è fatto carico del trasporto delle attrezzature, dei presidi  sanitari e del personale della missione. Per l’occasione è stato trasferito in  Mali pure il nuovo prototipo di velivolo da trasporto tattico C-27J “Spartan”  prodotto da Alenia Aeronautica in joint venture con alcune aziende del complesso  militare industriale statunitense. “È con grande piacere che, anche quest’anno,  Alenia Aeronautica mette a disposizione la propria tecnologia e le proprie  persone per fornire supporto ad un’iniziativa che rappresenta non solo un grande  esempio di solidarietà e collaborazione internazionale, ma che rispecchia i  valori di fondo della nostra azienda”, ha dichiarato in una nota  l’amministratore delegato di Alenia, Giovanni Bertolone.&lt;span style="color:black;"&gt; “Valori” che puntano “di fondo” a promuovere nel  continente nero l’ultimo gioiello di guerra “made in Italy”, già ordinato da  Grecia, Bulgaria, Lituania, Marocco dal Dipartimento della Difesa USA per  rinnovare la flotta aerea del trasporto truppe. Sullo “Spartan” esiste anche  un’opzione per l’acquisto di quattro unità da parte delle forze armate del  Ghana, altro paese dell’Africa occidentale.&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Madrina di “Ridare la luce”,  &lt;st1:personname productid="la Direzione Generale" st="on"&gt;la &lt;span class="yshortcuts"&gt;Direzione Generale&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt; per &lt;st1:personname productid="la Cooperazione" st="on"&gt;la Cooperazione&lt;/st1:personname&gt; allo  Sviluppo del Ministero degli Esteri (MAE) che a Gaò, città maliana sul fiume  Niger, è impegnata con l’Istituto Superiore di Sanità nella realizzazione di un  reparto di oftalmologia e di un laboratorio d’analisi presso l’ospedale in cui  opererà il personale civile e militare della missione AFMAL-Alenia. Per mera  coincidenza, proprio il giorno in cui i due velivoli C-130J e C-27J decollavano  dallo scalo militare di Pratica di Mare per il Mali, a Roma si teneva una  riunione del Comitato direzionale del MAE &lt;span class="yshortcuts"&gt;che ratificava  le nuove linee guida &lt;/span&gt;della &lt;span class="yshortcuts"&gt;cooperazione allo  sviluppo. Dopo i pesantissimi tagli della finanziaria proprio alla voce  “cooperazione” con il dirottamento dei fondi a favore delle missioni delle forze  armate all’estero, si è deciso di congelare &lt;i style=""&gt;sine die&lt;/i&gt; qualsiasi finanziamento a  favore dei progetti promossi dalle organizzazioni non governative. I fondi 2010,  per un ammontare di 41,5 milioni di euro, saranno destinati solo ad iniziative  della Banca Mondiale e delle diverse agenzie delle Nazioni Unite. “Per il  futuro&lt;/span&gt; si prevede di ricorrere &lt;span class="yshortcuts"&gt;al contributo dei  privati”, ha annunciato la responsabile per la cooperazione della Farnesina,  &lt;/span&gt;Elisabetta Belloni. “Si punterà altresì &lt;span class="yshortcuts"&gt;al  potenziamento della cooperazione universitaria rafforzando, contestualmente  &lt;/span&gt;il sistema universitario italiano”. Proprio cioè come si sta facendo in  Mali:&lt;span class="yshortcuts"&gt; forze armate, Finmeccanica, cliniche e università,  tutte insieme, al posto delle ONG che hanno fatto la storia della cooperazione  dal basso rafforzando la società civile del Sud del mondo.  &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Al fine della “razionalizzazione”  delle risorse, il Comitato direzionale ha pure deciso la chiusura di quattro  Unità tecniche locali (Utl): a Luanda (Angola), Sarajevo (Bosnia), Buenos Aires  (Argentina) e Nuova Delhi (India). Di contro è stata decisa l’apertura di un  ufficio tecnico in Siria, a conferma del sempre maggiore interesse del governo  italiano a giocare un ruolo da protagonista nello scacchiere mediorientale. C’è  poi l’Africa all’orizzonte della “nuova” cooperazione italiana. È stato dato  parere favorevole a un credito di aiuto alla Tunisia per un controvalore di 45  milioni di euro, “al fine di sostenere la bilancia statale dei pagamenti”. Altre  iniziative saranno avviate in Burundi, Etiopia, Niger e Sudan nel “settore della  sanità, &lt;span class="yshortcuts"&gt;della&lt;/span&gt; lotta alla desertificazione e dello  sviluppo di politiche di genere”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;font-family:Arial;font-size:100%;"  &gt;La parte del leone sarà interpretata  però da Afghanistan e Pakistan, sicuramente sulla scia del rafforzamento a breve  termine della presenza militare italiana e NATO in quest’area di guerra. Per  l’Afghanistan sono stati approvati un contributo di quattro milioni di euro che  sarà gestito dal Fondo di ricostruzione della Banca Mondiale, più un  finanziamento di 667 mila euro per il programma di “formazione a distanza  tramite la televisione &lt;i style=""&gt;Radio  education&lt;/i&gt;”. Per il Pakistan si è approvato un credito d’aiuto di 20 milioni  di euro per “l’inclusione sociale e l’occupazione nella provincia  nord-occidentale di frontiera”, un’iniziativa a cui il Comitato del MAE aveva  già concesso un credito di 40 milioni lo scorso mese di luglio. Un milione e 350  mila euro saranno impiegati per “l’assistenza tecnica dei piccoli produttori  ortofrutticoli della valle di Swat”. A eseguire il progetto sarà l’Istituto  agronomico d’oltremare (Iao), organo tecnico-scientifico della Direzione  generale della cooperazione allo sviluppo. Infine è stato dato parere favorevole  a due contributi a favore degli uffici di Unicef ed Unifem in Pakistan. Finché  c’è guerra c’è speranza, anche per gli aiuti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;font-family:Arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:14;"  &gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-9125056003843640792?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/9125056003843640792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/in-mali-il-volto-armato-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/9125056003843640792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/9125056003843640792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/in-mali-il-volto-armato-della.html' title='In Mali il volto armato della cooperazione italiana'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SxB2Qs8KEoI/AAAAAAAAAPc/VBqiedj1ZHo/s72-c/BlackHawk_11.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-2180978071155332130</id><published>2009-11-26T01:10:00.001+01:00</published><updated>2009-11-26T01:13:08.162+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Mazzeo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No war'/><title type='text'>L’esercito afgano alla guerra con gli aerei dell’Alenia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Sw3H7zfDRGI/AAAAAAAAAPU/GKE_V8cqZCI/s1600/BlackHawk_11.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 154px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Sw3H7zfDRGI/AAAAAAAAAPU/GKE_V8cqZCI/s200/BlackHawk_11.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5408198557788488802" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:100%;"  &gt;di &lt;i style="font-weight: bold;"&gt;Antonio Mazzeo&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;In attesa dell’annuncio da parte dell’amministrazione Obama del nuovo piano di escalation militare USA e NATO nello scacchiere afgano, giunge notizia di una più che sospetta triangolazione di sistemi d’arma tra Italia, Stati Uniti ed Afghanistan. Il comandante della coalizione alleata nel paese mediorientale, generale Stanley McChrystal ha confermato all’agenzia &lt;i style=""&gt;Reuters&lt;/i&gt; la consegna alle forze armate afgane di due aerei da trasporto C-27A “Spartan” in dotazione dell’US Air Force, mentre altri 18 velivoli dello stesso modello saranno consegnati entro il 2011. Come dichiarato dall’alto ufficiale statunitense, “questo programma consentirà all’aviazione militare afgana di raddoppiare le proprie dimensioni per operare con efficacia dopo essere rapidamente caduta in disgrazia con l’avvento dei talebani”.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";color:black;" &gt;I due biturboelica C-27A erano stati acquistati nel &lt;st1:metricconverter st="on" productid="1990 in"&gt;1990 in&lt;/st1:metricconverter&gt; Italia dall’allora Aeritalia, oggi &lt;/span&gt;Alenia Aeronautica (gruppo Finmeccanica)&lt;span style="color:black;"&gt;. Si tratta di una versione leggermente modificata degli aerei da trasporto G.222, in dotazione sino al 2005 alla 46^ Aerobrigata dell’Aeronautica militare di Pisa. Si dà poi il caso che il 19 settembre del 2008, proprio &lt;st1:metricconverter st="on" productid="18 G"&gt;18 G&lt;/st1:metricconverter&gt;.222 ex AMI sono stati ceduti dal ministero della difesa italiano agli Stati Uniti in cambio di 287 milioni di dollari. Inutile aggiungere che si tratta proprio degli “Spartan” che il Pentagono consegnerà all’&lt;i style=""&gt;Afghan National Army Corps&lt;/i&gt; dopo che saranno conclusi i lavori di&lt;i style=""&gt; &lt;/i&gt;ricondizionamento delle apparecchiature di bordo, probabilmente proprio negli stabilimenti italiani Alenia.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";color:black;" &gt;Grazie a chissà quale ennesimo segreto accordo nel nome della “lotta al terrorismo” e della difesa degli oleodotti petroliferi sulla rotta Asia-Occidente, aerei militari italiani giungeranno via Stati Uniti ad un paese in guerra da otto anni e con un governo delegittimato dalla recente farsa elettorale. E ciò, bypassando i controlli e le autorizzazioni previste dalla legge n. 185 del 1990, che disciplina il commercio delle armi italiane, vietando le esportazioni a paesi belligeranti o i cui governi sono responsabili di “accertate gravi violazioni delle convenzioni sui diritti umani”. La triangolazione potrebbe però aprire scenari interessanti per il complesso militare industriale, specie in vista della coproduzione di una versione più aggiornata del velivolo da trasporto C-27. Si tratta dello “J Spartan”, in grado di superare i &lt;st1:metricconverter st="on" productid="500 Km/h"&gt;500 Km/h&lt;/st1:metricconverter&gt; di velocità e di volare con un’autonomia di &lt;st1:metricconverter st="on" productid="5.930 Km"&gt;5.930 Km&lt;/st1:metricconverter&gt; a &lt;st1:metricconverter st="on" productid="500 Km/h"&gt;500 Km/h&lt;/st1:metricconverter&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nel 2005, Alenia-Finmeccanica, congiuntamente ai colossi statunitensi &lt;span style="color:black;"&gt;L-3 Communications Integrated Systems, Boeing, Rolls Royce, Honeywell e Dowty,&lt;/span&gt; ha costituito la joint venture &lt;i style=""&gt;Gmas - Global Military Aircraft Systems&lt;/i&gt;, candidandosi &lt;span style="color:black;"&gt;come principale contractor del programma “Joint Cargo Aircraft” per l’ammodernamento dei mezzi di trasporto militare USA. Il modello offerto al Pentagono, appunto il &lt;/span&gt;C-27J, stando alle industrie produttrici, consentirà “molteplici missioni tra le quali il trasporto di truppe, merci e sanitario, il lancio di materiali e di paracadutisti, il pattugliamento marittimo, la ricerca e il soccorso (Sar)”.&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt; Con il velivolo, inoltre, verrebbe assicurata “un’elevata efficienza operativa, un’estrema flessibilità d’impiego, le migliori prestazioni per i velivoli della sua categoria in tutte le condizioni operative e caratteristiche uniche d’interoperatività con gli aerei da trasporto di classe superiore in servizio con le forze aeree della NATO”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";color:black;" &gt;La trattativa tra il consorzio italo-statunitense e il Dipartimento della difesa è stata seguita passo dopo passo dall’allora governo Prodi e si è sbloccata positivamente proprio nei mesi in cui si è concretizzata l’offerta del vecchio scalo “Dal Molin” di Vicenza quale base avanzata delle truppe d’élite aviotrasportate dell’US Army. Nel giugno &lt;st1:metricconverter st="on" productid="2007, in"&gt;2007, in&lt;/st1:metricconverter&gt; occasione &lt;/span&gt;della visita in Italia del presidente Gorge Bush, l’esercito e l’aeronautica militare USA hanno annunciato di volere acquistare sino a 145 velivoli C-27J, con un’opzione per altri 62 velivoli entro dieci anni. Nei piani delle aziende, l’assemblaggio dei C-27J si realizzerebbe negli stabilimenti L-3/Boeing di Waco (Texas) e in quelli di Alenia Aeronautica di Pomigliano (Napoli) e Torino-Caselle. Valore stimato della commessa, tra i sei e i sette miliardi di dollari. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:times new roman;" &gt;A raffreddare gli entusiasmi è arrivata però poi la decisione dell’amministrazione USA di ridurre il programma a soli 38 aerei da trasporto; sino ad oggi, però, gli ordini veri e propri &lt;span style="color:black;"&gt;da parte de &lt;i style=""&gt;Joint Cargo Aircraft Program Office&lt;/i&gt; &lt;/span&gt;ammontano a 13 &lt;span style="color:black;"&gt;C-27J, per una spesa di “appena” 400 milioni di dollari. A rendere meno cupo l’orizzonte per la joint venture, l’interesse espresso dal Comando per le Operazioni Speciali dell’aeronautica militare USA per una versione modificata del velivolo da usare come “cannoniera volante” (nome in codice, &lt;i style=""&gt;AC-27J Stinger II&lt;/i&gt;). Fonti USA riferiscono inoltre che le triangolazioni degli C-27 potrebbero avere un seguito in Ghana. Quattro velivoli  starebbero per essere acquistati &lt;/span&gt;dal Pentagono alla L-3 Communications Integrated Systems per poi essere rivenduti alle forze aeree del paese dell’Africa occidentale. Sembra poi che la produzione dei C-27J “ghanesi” verrebbe sub-appaltata all’Alenia Aeronautica.&lt;span style="color:black;"&gt; Chissà che commesse e fatturati non crescano allora secondo le stime auspicate dai manager Finmeccanica al tempo in cui il governo di Roma si piegava agli scellerati programmi USA di militarizzazione del territorio italiano: oltre al “Dal Molin” di Vicenza, il potenziamento delle infrastrutture di Aviano, Camp Darby, Napoli, Sigonella e Niscemi. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-2180978071155332130?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/2180978071155332130/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/lesercito-afgano-alla-guerra-con-gli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2180978071155332130'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2180978071155332130'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/lesercito-afgano-alla-guerra-con-gli.html' title='L’esercito afgano alla guerra con gli aerei dell’Alenia'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' 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href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/19-dicembre-manifestazione-nazionale-no.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/7211123863726082977'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/7211123863726082977'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/19-dicembre-manifestazione-nazionale-no.html' title='19 dicembre manifestazione nazionale no ponte a Villa San Giovanni'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-6148809651606694129</id><published>2009-11-21T23:32:00.001+01:00</published><updated>2009-11-21T23:33:58.758+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cpo Experia'/><title type='text'>Comunicato stampa cpo Experia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwhqshIL-_I/AAAAAAAAAPM/W2q86QhK6oo/s1600/experia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 133px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwhqshIL-_I/AAAAAAAAAPM/W2q86QhK6oo/s200/experia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5406688665697778674" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Questo pomeriggio dopo la manifestazione di disobbedienza civile davanti al CPO Experia, in via Plebiscito n.782, gli occupanti e tutti i sostenitori che oggi riconoscono nella storia dell’Experia una vicenda simbolo di impegno civile, politico e sociale hanno occupato il Bastione degli infetti (reperto archeologico del 1553 nel quartiere antico corso), che già dal 2000 in poi è stato elemento di battaglia politica da parte del Comitato Cittadino Antico Corso e del Centro Popolare Experia per la realizzazione di un progetto di reale riqualificazione di tutto il quartiere e della città intera.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Dopo le inaugurazioni da parte del Sindaco Scapagnini questo spazio pubblico, unica area verde del quartiere, è rimasto chiuso e abbandonato. Il messaggio delle amministrazioni passate e attuali è chiaro: lasciare al degrado intere aree cittadine per preparare il terreno ad interventi di speculazione e impoverimento.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Oggi questo spazio è aperto e verrà consegnato agli abitanti del quartiere che in questi anni hanno vigilato affinché questo spazio non diventasse luogo di spaccio e di ulteriore degrado ambientale e sociale.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Nei prossimi giorni il Centro Popolare Experia insieme al Comitato cittadino che si è costituito attorno al progetto di difesa del Centro, contro lo sgombero violento e per la rassegnazione dello spazio al Comitato di Gestione, presenterà al quartiere, alla città il proprio progetto di riqualificazione delle aree in questione, perché questi beni del patrimonio pubblico appartengono alla città e a tutti noi e non all’Arch. Campo o chi per lui sta manovrando occulti interessi privati modificando di fatto intere aree della città.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Questa sera festa popolare al Bastione degli infetti, con spettacolo teatrale a cura del GAPA, LIBRINO di e con Luciano Bruno, regia di Orazio Condorelli e Giuseppe Scatà. &lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Catania spera se Experia Resiste &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i  style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Centro Popolare  Experia Catania&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-6148809651606694129?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/6148809651606694129/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/comunicato-stampa-cpo-experia_21.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6148809651606694129'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6148809651606694129'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/comunicato-stampa-cpo-experia_21.html' title='Comunicato stampa cpo Experia'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwhqshIL-_I/AAAAAAAAAPM/W2q86QhK6oo/s72-c/experia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-8583860316111486587</id><published>2009-11-21T01:03:00.003+01:00</published><updated>2009-11-21T01:08:18.435+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>Compensazione del disastro. Un modello dall’Africa allo Stretto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwcvGiBYcXI/AAAAAAAAAO8/50NuuF3aiU0/s1600/compensative.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 133px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwcvGiBYcXI/AAAAAAAAAO8/50NuuF3aiU0/s200/compensative.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5406341666939892082" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:times new roman;" &gt;Antonello Mangano e Luigi Sturniolo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Il modello delle opere compensative nasce con gli interventi in Africa delle grandi multinazionali. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;Siamo consapevoli di provocare gravi danni, però li risarciamo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;. E’ stato più volte applicato in Italia: nel disastro campano dei rifiuti, con i danni prodotti dal Tav, nelle aree interessate dai poli petrolchimici. Ora nello Stretto. Nuovo dissesto idrogeologico e tante opere inutili. Ma chi accetta la compensazione non può rifiutare il danno. E Ciucci rassicura i dubbiosi: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;Sulla mafia alta sorveglianza. I cetacei non saranno distratti dalle ombre&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Duecento chilometri di strade, migliaia di ettari di terra arabile invasi dalla acque, crepe aperte nelle case dagli esplosivi, l’erosione dei terreni ed il conseguente trasferimento forzato di migliaia di persone, ovvero l’intero popolo dei Basotho deportato dal progetto della megadiga nota come Lesotho Highlands Water Project. Avviato nel 1986, dovrebbe concludersi nel 2027. La seconda più grande opera al mondo nel suo genere, gestita anche da Impregilo, pensata all’epoca dell’apartheid per trasferire risorse idriche dagli altipiani del Lesotho al ricco distretto industriale di Johannesburg e segnato da casi di corruzione di risonanza mondiale. Il Lesotho è un paese povero, vive di agricoltura ed allevamento e dipende in gran parte dagli aiuti finanziari del vicino Sudafrica, dove molti dei suoi abitanti emigrano per lavorare nelle miniere. La risorsa principale è l’acqua. Ma la vicenda è anche un ottimo esempio del modello delle opere compensative: ai 30 mila Basotho, infatti, era stato proposto un ricco programma di reinsediamento, con risarcimenti e compensazioni varie. Purtroppo la conseguenza immediata fu il dilagare di Aids, alcolismo e prostituzione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;E’ facile imporre il ricatto delle opere compensative nel Terzo Mondo, dove si pensa di trovare povertà diffusa e debolezza della società civile. Purtroppo questo modello e` diffuso anche in Italia. E’ stato applicato nei paesi dove vengono &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;installate&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt; le discariche dei rifiuti solidi urbani (in Campania, e non solo a Chiaiano), nei territori devastati dai cantieri del Tav (sia in Val di Susa che nel tratto Bologna-Firenze), nelle zone dove esistono grandi complessi petrolchimici (ad esempio l’area di Priolo-Melilli interessata dal nuovo rigassificatore).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;La logica è semplice: siamo consapevoli di apportare un danno al territorio, ma vedremo di compensarlo. Vivrete in un territorio devastato e ad alto rischio idrogeologico, vi ammalerete di tumore, sarete infestati dalla spazzatura (a seconda dei casi citati) ma un po’ più ricchi degli altri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:times new roman;" &gt;Il commissario Ciucci&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Dopo aver trascorso l’estate in qualità di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;Commissario Straordinario per riavvio delle attività&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;, con il compito specifico di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;rimuovere gli ostacoli&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;; al Ponte, l’11 novembre Ciucci è stato nominato &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;Commissario per le opere collegate del Ponte sullo Stretto&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;. Durante un intervento al consiglio comunale di Messina, ha promesso 130 milioni di euro, evidenziato i vantaggi che il territorio avrà dalle nuove infrastrutture, smentito una per una le perplessità dei contrari: l’ambiente? Il monitoraggio riguarderà un’area dieci volte più ampia di quella dei cantieri. Il problema dei cetacei distratti dall’ombra del Ponte? Le conclusioni del Dipartimento di biologia dell’Università sono tranquillizzanti. La mafia? E’ stato fondato il &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;comitato di alta sorveglianza&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;E mentre prosegue questa farsa fatta di cariche barocche, commissioni improponibili, dibattiti sui capodogli confusi dalle ombre, rimane la sostanza di sudditi abbagliati dalle elemosine che il vicerè, abilmente, lascia intravedere. Sarà la città a decidere, dice Ciucci: l’ordine di priorità delle cose da fare, più qualche regalo collaterale. Finora è stata chiesta la sezione messinese del Tar: gestirebbe meglio le prevedibili vertenze sugli espropri. Ma intanto avremo nuovi approdi e nuove strade pensate soprattutto per smaltire il traffico dei mezzi di cantieri, non un incremento di veicoli che non ci sarà a Ponte completato. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;Come non pensare&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;, sostiene l’economista Guido Signorino, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;alle discariche che sulle nostre colline dovranno sopportare un milione e 800 mila metri cubi di terra, aggravando la condizione di dissesto idrogeologico?&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:times new roman;" &gt;La politica col cappello in mano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Il Ponte non è l’infrastruttura di attraversamento dello Stretto ma un sistema complesso di gestione di flussi economici e di raccolta del consenso. Il rilancio del Governo sul miliardo e 300 milioni destinati alle opere preliminari ha risvegliato gli appetiti di tutti, trasformando come prevedibile una battaglia di idealità in uno scontro di interessi. Le reiterate dichiarazioni di Berlusconi, Matteoli, Ciucci degli ultimi tempi hanno piano piano bucato il velo di scetticismo che copre tutta la vicenda della mega-infrastruttura (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;tanto non lo faranno mai&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;) e hanno lasciato prendere il sopravvento all’ansia di infilarsi nel nuovo affare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Non stiamo parlando del Ponte. Per quello saranno necessari i soldi dei privati (cioè il sistema banche-mutui-debito noto come &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;finanza di progetto&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;). Parliamo di cose piu serie, di soldi pubblici. Non è chiaro ancora quanti saranno, in che tempi arriveranno, ma comincia a diventare credibile che arrivino. Un flusso di denaro come ce ne sono stati tanti in passato. Oggi c’è questo: quello del Ponte. Bisogna che ci si infili dentro. Bisogna sgomitare per far passare l’opera preliminare di riferimento. Questo sarà adesso l’oggetto del contendere: l’ordine delle priorità delle opere da infilare tra le preliminari e, naturalmente, gli incarichi, le consulenze, i commissari, gli appalti, i gettoni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Il Ponte sparisce, rimane lì sullo sfondo. Non importa neanche più se si è pro o contro. Anzi, con la furbizia tipica della classe politica locale, comincia a farsi strada la tesi che &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;tanto il Ponte non lo faranno mai, dunque prendiamoci queste opere targate Ponte perché altrimenti questi soldi svaniranno&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;. Così il Ponte entra anche nel No Ponte. Un ragionamento di questo tipo prescinde dal bene della comunità e si basa sulla &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;politica accattona&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;. Avremo pessimo lavoro, quegli interventi che producono &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;disastri annunciati&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;, politiche dei disastri e lacrime di coccodrillo. Avremo &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" &gt;infiltrati in pianta stabile&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;, cioè mafiosi che lucrano sul denaro pubblico, terrorizzano i lavoratori, impongono il loro dominio basato sulla violenza così come accade da anni nei cantieri della Salerno-Reggio Calabria, dove i protagonisti sono gli stessi (Anas, governo Berlusconi, Impregilo) che gestiscono l’affare Ponte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Potremmo chiedere infrastrutture di prossimità (per esempio si prospetta per Messina una tangenziale da grande metropoli, mentre il traghettamento pubblico è di fatto smantellato) ed un programma di messa in sicurezza che assicuri lavoro di qualità e stabile ed un territorio riqualificato. Ma queste sono cose che fanno i cittadini, non i sudditi col cappello in mano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-8583860316111486587?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/8583860316111486587/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/di-antonello-mangano-e-luigi-sturniolo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/8583860316111486587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/8583860316111486587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/di-antonello-mangano-e-luigi-sturniolo.html' title='Compensazione del disastro. Un modello dall’Africa allo Stretto'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwcvGiBYcXI/AAAAAAAAAO8/50NuuF3aiU0/s72-c/compensative.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-4283755014008971187</id><published>2009-11-19T23:46:00.001+01:00</published><updated>2009-11-19T23:48:31.166+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>La finanza creativa del Ponte</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwXLG1erx2I/AAAAAAAAAOs/95P4I3Yu_XI/s1600/no_ponte_stretto.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 100px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwXLG1erx2I/AAAAAAAAAOs/95P4I3Yu_XI/s200/no_ponte_stretto.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5405950246023579490" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: times new roman;"&gt;Domenico Marino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Professore di Politica Economica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Un. Mediterranea di Reggio Calabria&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Che un’opera di 6, 3 miliardi di euro abbia difficoltà a trovare finanziatori al tempo della crisi è una cosa ipotizzabile e, in una certa misura, nota. Ma la storia del Ponte sullo Stretto sta assumendo i caratteri del giallo. Si è annunciato che nel mese di dicembre 2009 verrà posta la prima pietra, ma in realtà si tratta della realizzazione di un’opera secondaria, lo spostamento di un binario ferroviario in località Cannitello con un costo di più di una decina di milioni di euro e per il quale pare non siano ancora state ottenute le necessarie autorizzazioni. In ogni caso è un’opera inutile e dannosa, soprattutto se il Ponte non dovesse, poi, essere costruito. Ma andando oltre queste amenità il vero problema è capire alcuni aspetti del finanziamento del Ponte. Autorevoli membri della maggioranza e del governo affermano che non costerà nulla alle casse dello Stato, il Cipe invece stanzia (?) a quanto dicono i comunicati stampa 1,3 milioni di euro, ma un partecipante alla riunione, l’assessore regionale calabrese Incarnato dichiara alla stampa che la delibera di finanziamento in realtà non è stata varata in quanto bloccata dal ministro Tremonti che ha chiesto certezze sui finanziamenti privati, prima di erogare i finanziamenti pubblici. A complicare il quadro vi è poi il ricorso sollevato dalla regione Calabria presso la corte costituzionale per denunciare l’assenza delle intese obbligatorie per la realizzazione dell’opera.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Vediamo di fare un po’ di chiarezza e di descrivere le cose come stanno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Ci troviamo di fronte al tentativo, se reale o solo millantato non possiamo saperlo, di realizzare una grande opera senza un progetto neanche definitivo, senza un euro in cassa da investire, senza le ordinarie procedure autorizzative e con dei dubbi rilevanti sulla fattibilità tecnica dell’opera. Non ci soffermeremo sull’impossibilità di avviare le procedure espropriative in assenza di un progetto definitivo, né sulle carenze autorizzative e neanche sui dubbi tecnici, cose che rendono molto incerto il futuro dell’opera, ci soffermiamo, invece, sugli aspetti finanziari e sulla sostenibilità economica dell’opera.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Le finanze pubbliche non sono in grado di trovare risorse per finanziare l’opera, il taglio dell’ICI ha assorbito le poche risorse destinate al Sud, il terremoto in Abruzzo ha reso necessario l’impegno di ulteriori fondi, il mini-taglio delle imposte di fine anno dovrebbe raschiare il barile. Da qui la necessità di sbandierare ai quattro venti che il Ponte non costa nulla alle casse dello Stato. Però un’opera non si costruisce con le buone intenzioni e i soldi veri qualcuno li deve tirare fuori. Ed è a questo punto che entra in gioco la finanza creativa. I soldi stanziati (?) dal Cipe sono lo specchietto delle allodole, è un segnale agli investitori che lo Stato crede all’iniziativa e mette mano al portafogli. Sappiamo che in realtà si è trattato solo di un annuncio e che, trincerandosi dietro la richiesta di chiarezza sui soci privati, probabilmente il Ministero dell’Economia ha evitato di impegnare somme che sarebbe stato arduo reperire in questa congiuntura finanziaria. Con il miraggio dei soldi virtuali si è alla ricerca di soldi veri, e chi ha oggi i soldi veri? Le banche! Ma le banche non sono note per dare qualcosa senza una garanzia, soprattutto dare molti soldi per un progetto di dubbia sostenibilità economica e da cui potrebbero rimanere scottate. E allora ecco la furbata, un prestito garantito dallo Stato per finanziare il Ponte. Nel deserto dei finanziatori privati e di fronte alla renitenza della banche il prestito garantito dalla stato può essere una soluzione. Ma un prestito garantito dallo stato non è a tutti gli effetti debito pubblico? E se così stanno le cose non è vero che il Ponte è a costo zero per la finanza pubblica, anzi è totalmente a carico dello stato. Solo che questo finanziamento è diluito nel tempo e soprattutto imputato alle generazioni future. E’ in sostanza una sorta di debito pubblico occulto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;E’ opportuno spendere qualche parola sulla sostenibilità economica dell’infrastruttura. La Società Stretto di Messina, meno trionfalisticamente e più realisticamente di qualche anno fa, sta ipotizzando che il Ponte dia una redditività nei sessant’anni di concessione. Va detto che una qualunque infrastruttura che abbia tempi di ritorno superiori a 15 anni può esser catalogata come un infrastruttura “ fredda” ossia poco redditizia. Sessant’anni per ottenere un ritorno è un periodo troppo lungo per qualunque investitore. Ma la realtà è ancora peggiore. Il Ponte sullo Stretto non riuscirà mai ad avere un break-even per il semplice fatto che i costi di gestione e di manutenzione saranno sempre superiori ai ricavi, se realisticamente calcolati. Sarà, quindi, un’opera destinata ad assorbire flussi di cassa (pubblici) per ripianare i deficit annuali, con l’aggiunta che lo stato dovrà poi farsi carico di rimborsare il debito garantito. Lo Stato, quindi, in ultima analisi, si troverà costretto a pagare interamente non solo la costruzione, ma anche la gestione dell’opera. Per inciso le stime di redditività a sessant’anni includono un canone di più 100 milioni di euro pagato da RFI per assicurare il passaggio (la cui effettiva possibilità rimane uno dei punti critici della progettazione non ancora realizzata) di poche decine di treni. Se tra dieci anni RFI rivedesse questo investimento che per usare un eufemismo si potrebbe definire poco produttivo, ma che sarebbe forse più corretto chiamare spreco, il disastro finanziario sarebbe totale. Basterebbe dare uno sguardo alla salute finanziaria di altre infrastrutture simili, Euro-Tunnel e Golden Gate per capire come “l’ottimismo” dei conti della Stretto di Messina di un ritorno dell’investimento durante i sessant’anni di concessione che solo per assurdo può definirsi positivo, sia comunque molto lontano dalla realtà che invece ci porta a ipotizzare che il Ponte sullo Stretto sia un investimento caratterizzato da costi variabili costantemente superiori ai ricavi per tutta la durata dell’infrastruttura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Alla luce dell’insostenibilità finanziaria si capisce bene come mai sono ormai molti gli annunci di date ipotetiche di ultimazione dei lavori che sistematicamente vengono spostate dopo ogni anno. L’aggiornamento ad oggi di questa lotteria fissa il 2016 come termine dei lavori. Non ci aspettiamo certo che qualcuno ci dica oggi che l’opera non si realizza perché si è capito che non è realizzabile, questo equivarrebbe a perdere un business enorme per le imprese interessate ed anche una leva propagandistica rilevante per la classe politica. Un ponte annunciato che non si costruisce è più utile di un ponte che si capisce che non si può costruire. Ma a questo punto consiglieremmo di non dare più date certe per la fine dei lavori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;I Testimoni di Geova nei primi anni di attività annunziavano date precise in cui a loro avviso si sarebbe verificata la fine del mondo. Oggi, dopo molte rettifiche, si limitano ad affermare che essa è imminente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Anche la Società Stretto di Messina, anziché tediarci con annunci di ipotetiche date di fine lavori, potrebbe limitarsi a dire che la costruzione del Ponte sullo Stretto è solo imminente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-4283755014008971187?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/4283755014008971187/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/la-finanza-creativa-del-ponte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/4283755014008971187'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/4283755014008971187'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/la-finanza-creativa-del-ponte.html' title='La finanza creativa del Ponte'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwXLG1erx2I/AAAAAAAAAOs/95P4I3Yu_XI/s72-c/no_ponte_stretto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-2014172154972530041</id><published>2009-11-19T21:39:00.005+01:00</published><updated>2009-11-19T21:45:45.021+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>Venerdì 20 novembre Giornata romana No Ponte</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwWt0UnjbNI/AAAAAAAAAOk/6ikkqXv-olk/s1600/no_ponte_stretto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5405918042127559890" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 100px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwWt0UnjbNI/AAAAAAAAAOk/6ikkqXv-olk/s200/no_ponte_stretto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;ore 11.00&lt;/strong&gt; @ Casa delle Culture di Roma - Trastevere&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Conferenza stampa di presentazioneManifestazione nazionale 19 dicembre 2009 a Villa San Giovanni (RC)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;dalle ore 14.00 alle 15.00&lt;/strong&gt; @ &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ondarossa.info/index.php" target="_BLANK"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;color:#000000;"&gt;Radio Onda Rossa&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt; in diretta per presentare la giornata di lotta No Ponte del 19 dicembre&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;ore 19.00&lt;/strong&gt; @ C.S.O.A ex Snia &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;aperitivo a soppressata, nduja, pecorino e vino calabroproiezione documentari sul ponte &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;ore 19.30&lt;/strong&gt; @ C.S.O.A ex Snia &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;presentazione del libro "&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.terrelibere.org/libreria/ponte-sullo-stretto-e-mucche-da-mungere" target="_BLANK"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Ponte sullo stretto e mucche da mungere&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;", presente uno degli autori (Peppe Marra - C.S.O.A. Cartella di Gallico - RC)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;presentazione della giornata di lotta No Ponte del 19 dicembre a Villa San Giovanni (Tiziana Barillà - Rete No Ponte) &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;ore 20.30&lt;/strong&gt; @ C.S.O.A ex Snia cena benefit No Ponte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-2014172154972530041?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/2014172154972530041/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/venerdi-20-novembre-giornata-romana-no.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2014172154972530041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2014172154972530041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/venerdi-20-novembre-giornata-romana-no.html' title='Venerdì 20 novembre Giornata romana No Ponte'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwWt0UnjbNI/AAAAAAAAAOk/6ikkqXv-olk/s72-c/no_ponte_stretto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-924316359335983301</id><published>2009-11-19T01:24:00.000+01:00</published><updated>2009-11-19T01:26:38.362+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>Manifesto 19 dicembre</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwSQj8ZYTCI/AAAAAAAAAOc/q7Ib91CT0E0/s1600/manifesto+noponte+copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 283px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwSQj8ZYTCI/AAAAAAAAAOc/q7Ib91CT0E0/s400/manifesto+noponte+copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5405604399933836322" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-924316359335983301?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/924316359335983301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/manifesto-19-dicembre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/924316359335983301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/924316359335983301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/manifesto-19-dicembre.html' title='Manifesto 19 dicembre'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwSQj8ZYTCI/AAAAAAAAAOc/q7Ib91CT0E0/s72-c/manifesto+noponte+copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-1730025542961374620</id><published>2009-11-18T00:03:00.002+01:00</published><updated>2009-11-18T00:09:21.656+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cpo Experia'/><title type='text'>Sabato rioccupazione del cpo Experia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwMsC7n49wI/AAAAAAAAAOU/JWsh9PQil4w/s1600/cpo+experia+free.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 281px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwMsC7n49wI/AAAAAAAAAOU/JWsh9PQil4w/s400/cpo+experia+free.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5405212406651090690" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-1730025542961374620?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/1730025542961374620/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/sabato-rioccupazione-del-cpo-experia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/1730025542961374620'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/1730025542961374620'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/sabato-rioccupazione-del-cpo-experia.html' title='Sabato rioccupazione del cpo Experia'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwMsC7n49wI/AAAAAAAAAOU/JWsh9PQil4w/s72-c/cpo+experia+free.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-1392559959718133921</id><published>2009-11-17T23:51:00.002+01:00</published><updated>2009-11-17T23:58:26.621+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>DA CHE PARTE STARE #3 - NO PONTE A ROMA</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwMpXYTRoZI/AAAAAAAAAOM/i7OfHNvpRBc/s1600/mucche.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 141px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwMpXYTRoZI/AAAAAAAAAOM/i7OfHNvpRBc/s200/mucche.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5405209459411755410" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;La questione del Ponte, per gli interessi politici ed economici coinvolti nell'operazione, è certamente di interesse nazionale ed internazionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Per le realtà calabrese e siciliana è un contenitore di lotte per l’ambiente e contro la politica delle grandi opere di governo e lobbies speculative, sia nazionali che locali, che s'apprestano a sperperare in tal modo fiumi di denaro pubblico anziché rispondere alle reali esigenze di territori fragili e degradati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Così nel messinese, a Giampilieri e a Scaletta Zanclea, le forti precipitazioni hanno causato devastazioni e morti che si sarebbero potuti evitare se solo si fosse dato ascolto a chi da anni lancia l’allarme riguardo al rischio idrogeologico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Come in Calabria finalmente è evidente e manifesto quanto da anni denunciano comitati di cittadini e realtà di movimento: che nei mari e nelle montagne calabresi la 'ndrangheta ha seppellito rifiuti tossici e nucleari per lucrare sullo smaltimento delle scorie scomode.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Il Governo nazionale continua a riproporre il Ponte sullo Stretto come priorità, annunciando addirittura la posa della prima pietra di un'opera di cui non solo non esiste ancora un progetto definitivo, ma nemmeno una valutazione accurata dell’elevato rischio sismico di un’area dove sono presenti numerose faglie più o meno profonde, distribuite in tutte le direzioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;La risposta del movimento No Ponte all`annuncio dell`apertura dei cantieri è prevista per il 19 dicembre. A pochi giorni dalla data del 23, annunciata dal governo come "posa della prima pietra"...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;19 DICEMBRE 2009 – VILLA SAN GIOVANNI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;MANIFESTAZIONE NAZIONALE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;FERMIAMO I CANTIERI DEL PONTE - LOTTIAMO PER LE VERE PRIORITA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;ne parliamo venerdì 20 al C.S.O.A ex Snia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;ore 19.00&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;aperitivo a soppressata, nduja, pecorino e vino calabro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;proiezione documentari sul ponte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;ore 19.30:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;presentazione del libro "Ponte sullo stretto e mucche da mungere", presente uno degli autori (Peppe Marra - C.S.O.A. Cartella di Gallico-RC)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;presentazione della giornata di lotta NO PONTE del 19 dicembre a Villa San Giovanni (Tiziana Barillà - Rete No Ponte)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;20.30:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;cena benefit NO PONTE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a style="font-family: times new roman;" href="http://www.retenoponte.it/" onmousedown="'UntrustedLink.bootstrap($(this)," target="_blank" rel="nofollow"&gt;http://www.retenoponte.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a style="font-family: times new roman;" href="http://territoriot.noblogs.org/" onmousedown="'UntrustedLink.bootstrap($(this)," target="_blank" rel="nofollow"&gt;http://territoriot.noblogs.org/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a style="font-family: times new roman;" href="http://www.exsnia.it/" onmousedown="'UntrustedLink.bootstrap($(this)," target="_blank" rel="nofollow"&gt;http://www.exsnia.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-1392559959718133921?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/1392559959718133921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/da-che-parte-stare-3-no-ponte-roma.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/1392559959718133921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/1392559959718133921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/da-che-parte-stare-3-no-ponte-roma.html' title='DA CHE PARTE STARE #3 - NO PONTE A ROMA'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwMpXYTRoZI/AAAAAAAAAOM/i7OfHNvpRBc/s72-c/mucche.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-6603907156875862294</id><published>2009-11-17T15:48:00.001+01:00</published><updated>2009-11-17T15:50:12.344+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No war'/><title type='text'>Africom contro i pirati grazie agli aerei senza pilota</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwK3_XD_tYI/AAAAAAAAAOE/mzB8V5RKNyQ/s1600/LA-grande-guerra.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 157px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwK3_XD_tYI/AAAAAAAAAOE/mzB8V5RKNyQ/s200/LA-grande-guerra.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5405084801948431746" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Antonio Mazzeo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;AFRICOM, il comando delle forze armate USA per le operazioni nel continente africano, interverrà direttamente contro la pirateria navale nel Golfo di Aden. Lo farà grazie all’uso dei nuovi velivoli senza pilota UAV “MQ-9 Reaper”, dislocati da qualche giorno nell’aeroporto internazionale Mahé delle isole Seychelles. “Gli aerei senza pilota saranno utilizzati per condurre missioni d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento in un’area che si estende dalle coste somale sino all’Oceano Indiano occidentale”, ha dichiarato il ministro del trasporto e l’ambiente delle Seychelles, Joel Morgan, in occasione del primo volo operativo del “Reaper”. “Grazie agli Stati Uniti che hanno risposto rapidamente alle nostre richieste di assistenza, le Seychelles sono diventate il centro hub per la lotta alla pirateria”. A supporto della missione degli UAV sono stati trasferiti nell’arcipelago 75 militari in forza al Comando navale statunitense per l’Europa e l’Africa &lt;i style=""&gt;NAVEUR NAVAF&lt;/i&gt;, con sede nella città di Napoli. &lt;i style=""&gt;NAVEUR NAVAF&lt;/i&gt; ha pure ordinato il rischiaramento nelle Seychelles, “a tempo indeterminato”, di due aerei per il pattugliamento marittimo P-3 Orion.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Con una lunghezza di &lt;st1:metricconverter st="on" productid="20 metri"&gt;20 metri&lt;/st1:metricconverter&gt;, gli “MQ-9 Reaper” possono volare per 30 ore consecutive ad una velocità di oltre &lt;st1:metricconverter st="on" productid="440 chilometri"&gt;440 chilometri&lt;/st1:metricconverter&gt; all’ora e un raggio operativo di &lt;st1:metricconverter st="on" productid="4.800 chilometri"&gt;4.800 chilometri&lt;/st1:metricconverter&gt;. Dotati di sofisticate telecamere e sensori per captare qualsiasi oggetto si muova nell’oceano, i velivoli sono guidati a distanza da stazioni terrestri e satellitari. Non si tratta però solo di sofisticati aerei-spia. Nel teatro afgano, i “Reaper” dell’US Air Force vengono utilizzati per missioni di attacco con missili “Wingspan” e bombe a caduta libera. Il Pentagono nega però che gli UAV trasferiti alle Seychelles abbiano vocazioni offensive. “Gli Stati Uniti non utilizzano armi a bordo degli aerei e non si pensa di farlo in futuro”, ha dichiarato il portavoce di AFRICOM, Vince Crawley. “Il trasferimento dei Reaper risponde &lt;span style="color:black;"&gt;a obiettivi anti-pirateria, di sicurezza marittima e delle frontiere, di deterrenza del terrorismo internazionale e di protezione degli abitanti delle Seychelles e di altri paesi vicini”. &lt;/span&gt;“Le Seychelles – ha aggiunto Crawley - hanno un ruolo importante per assicurare la libertà di navigazione a beneficio di tutte le nazioni. Sono una piattaforma ideale per osservare i vasti corridoi marittimi dell’Oceano Indiano. AFRICOM sosterrà le missioni contro la pirateria perchè &lt;st1:personname st="on" productid="la Marina USA"&gt;&lt;st1:personname st="on" productid="la Marina"&gt;la Marina&lt;/st1:personname&gt;  USA&lt;/st1:personname&gt; vuole vedere come possono operare questi velivoli senza pilota in vaste aree marittime”. L’agguerrita forza navale statunitense che pattuglia le acque del Golfo di Aden ha utilizzato sino ad oggi per intercettare le imbarcazioni utilizzate dai pirati per gli assalti, un UAV molto più piccolo del “Reaper”, lo “ScanEagle”, operativo dalle navi e con un’autonomia di 20 ore e una velocità di crociera non superiore ai &lt;st1:metricconverter st="on" productid="140ﾠkm/h"&gt;140 km/h&lt;/st1:metricconverter&gt;. Con il debutto di AFRICOM nella crociata per la “libertà dei mari africani”, le forze armate USA possono dunque estendere il loro bacino operativo, assicurandosi una proiezione maggiore e dispositivi di guerra con tecnologia più avanzata.&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;L’arrivo dei Reaper a Mahé fa parte di un accordo di mutua cooperazione militare sottoscritto recentemente da Washington e dalle autorità a capo delle 115 isole che compongono l’arcipelago. Ai militari delle Seychelles sono stati affiancati “consiglieri” e personale specializzato del &lt;i style=""&gt;Combined Joint Task Force – Horn of Africa (CJTF-HOA)&lt;/i&gt;, il reparto interforze USA di stanza a Gibuti. Per il triennio 2008-2010, il Dipartimento della Difesa ha pure stanziato a favore delle isole la somma di 300.000 dollari nell’ambito del programma di addestramento “IMET International Military Educations and Training”. Alle Seychelles è stato assicurato pure il supporto militare da parte degli europei. La scorsa settimana, il diplomatico britannico Matthew Forbes, a nome dell’Unione europea, ha firmato un accordo con il governo locale che autorizza il dislocamento nell’arcipelago di militari e unità navali EU, in funzione anti-pirateria e a difesa del turismo d’elite internazionale e delle marine che controllano la pesca del tonno. Francia e Gran Bretagna lo avevano già fatto singolarmente qualche tempo prima, trasferendo alcune unità da guerra per pattugliare &lt;st1:personname st="on" productid="la Zona Economica"&gt;&lt;st1:personname st="on" productid="la Zona"&gt;la Zona&lt;/st1:personname&gt; Economica&lt;/st1:personname&gt; Esclusiva delle Seychelles (1,4 milioni di chilometri quadrati). &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;La scelta di Washington di puntare all’utilizzo dei velivoli senza pilota è stata interpretata come una presa d’atto del fallimento delle operazioni navali anti-pirateria lanciate lo scorso anno a largo della Somalia, i cui costi, tra l’altro, non sono più sostenibili a medio-lungo termine (oltre 450 milioni di dollari già spesi solo dalla flotta navale dell’Unione europea nell’ambito della cosiddetta “Operazione Atalanta” nel Golfo di Aden). Secondo i dati pubblicati nell’ultimo rapporto sulla pirateria dall’&lt;i style=""&gt;International Marittime Bureau,&lt;/i&gt; nei primi nove mesi del 2009 si sono verificati nelle acque dell’Africa orientale 147 incursioni pirata (100 nel Golfo di Aden e 47 nell’Oceano Indiano occidentale), più del doppio di quanto verificatosi l’anno precedente (63). Le imbarcazioni degli assalitori hanno poi accresciuto progressivamente il loro raggio di azione. Meno di una quindicina di giorni fa, due motoscafi partiti probabilmente da una “nave madre” di maggiori dimensioni, hanno abbordato la petroliera “&lt;i&gt;BW Lion” &lt;/i&gt;di Hong Kong, sequestrandone l’equipaggio. Si è trattato dell’assalto più distante dalla Somalia mai verificatosi sino ad oggi, a &lt;st1:metricconverter st="on" productid="400 miglia"&gt;400 miglia&lt;/st1:metricconverter&gt; nautiche a nord est delle Seychelles e ad oltre un migliaio di miglia di distanza da Mogadiscio. Secondo il portavoce di una delle maggiori compagnie di navigazione internazionali, ciò indicherebbe che “i pirati si sono insediati alle Seychelles, da dove starebbero seguendo il traffico navale utilizzando i Sistemi d’identificazione automatica AIS”. Da ciò l’occupazione &lt;i style=""&gt;manu militari&lt;/i&gt; dell’arcipelago da parte USA e  dell’Unione europea e la sperimentazione di nuovi sistemi d’intercettazione aerea.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;color:black;"  &gt;L’installazione degli UAV alle Seychelles apre tuttavia inquietanti scenari per ciò che riguarda la lotta scatenata dal Pentagono contro le organizzazioni islamiche radicali che controllano buona parte del territorio somalo. Secondo quanto rivelato dal &lt;i style=""&gt;EastAfrican&lt;/i&gt;, che ha citato “fonti ufficiali del Comando AFRICOM di Stoccarda”, gli aerei senza pilota potrebbero essere utilizzati infatti “per cacciare e attaccare i militanti islamici all’interno della Somalia”, sfruttando il mandato delle Nazioni Unite che autorizza le operazioni “anti-pirateria” anche a terra. Il portavoce del Comando USA, con una e-mail inviata al periodico, ha tentato di ridimensionare l’effetto delle incaute dichiarazioni dei colleghi AFRICOM. “&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Le operazioni di sorveglianza degli MQ-9 Reaper – scrive &lt;span style="color:black;"&gt;Vince Crawley&lt;/span&gt; - si svolgeranno principalmente sull’acqua”. Solo “principalmente” però.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Appena due mesi fa, il 14 settembre 2009, le forze&lt;span style="color:black;"&gt; armate USA hanno effettuato un raid &lt;/span&gt;nei pressi del villaggio di Barawe, &lt;st1:metricconverter st="on" productid="155 miglia"&gt;155 miglia&lt;/st1:metricconverter&gt; a sud di Mogadiscio, uccidendo un imprecisato numero di militanti del gruppo islamico al-Shabab, tra cui Saleh Ali Saleh Nabhan, sospettato della partecipazione agli attentati del 1998 contro l’ambasciata statunitense di Nairobi (Kenya), quando morirono 212 persone. Un’operazione ancora “top secret” che ha comunque rappresentato un punto si svolta nell’intervento politico-militare USA nell’odierno conflitto somalo. Secondo quanto rivelato dal &lt;i style=""&gt;New York Times&lt;/i&gt;, l’attacco sarebbe stato sferrato utilizzando alcuni elicotteri dell’US Army dotati  da cannoni di &lt;st1:metricconverter st="on" productid="50 mm"&gt;50 mm&lt;/st1:metricconverter&gt;, congiuntamente all’intervento degli uomini dell’&lt;i style=""&gt;US Joint Special Operations Command&lt;/i&gt; e dei reparti d’assalto del &lt;i style=""&gt;Navy SEAL&lt;/i&gt;. Al blitz avrebbero pure collaborato due unità da guerra della Marina militare USA operanti con la task force internazionale anti-pirati. Sempre secondo il &lt;i style=""&gt;New York Times&lt;/i&gt;, l’operazione avrebbe preso il via dopo un ordine firmato direttamente dal presidente Barack Obama. “La decisione di utilizzare i commandos e no i missili Cruise a lungo raggio può aver risposto all’intenzione dell’amministrazione USA d’intervenire più in profondità risparmiando vittime civili”, aggiunge il quotidiano statunitense. In quest’ottica strategica, armi come gli aerei “Reaper” potrebbero rendersi utilissime in Somalia. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Sulle intenzioni di Washington di voler ridurre gli “effetti collaterali” degli attacchi c’è però poco da credere. In Pakistan, ad esempio, l’uso di un altro modello UAV, il Predator, si è fatto sempre più frequente con l’insediamento di Obama alla Casa Bianca. Secondo uno studio &lt;span style="color:black;"&gt;della &lt;i style=""&gt;New America Foundation&lt;/i&gt;, negli ultimi dieci mesi l’amministrazione USA ha ordinato 41 incursioni aeree con i “Predator”, contro le 34 registrate nell’ultimo anno di presidenza di Gorge Bush. E dal 2006 sino ad oggi, sempre secondo la fondazione, le operazioni dei “Predator” avrebbero causato in Pakistan un migliaio di morti.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-6603907156875862294?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/6603907156875862294/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/africom-contro-i-pirati-grazie-agli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6603907156875862294'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6603907156875862294'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/africom-contro-i-pirati-grazie-agli.html' title='Africom contro i pirati grazie agli aerei senza pilota'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwK3_XD_tYI/AAAAAAAAAOE/mzB8V5RKNyQ/s72-c/LA-grande-guerra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-9105365903196405080</id><published>2009-11-17T01:03:00.003+01:00</published><updated>2009-11-17T01:10:17.866+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicuri da morire'/><title type='text'>GENOVA 2001 – ITALIA 2009/LA SICUREZZA PER POCHI – LA REPRESSIONE PER TUTTI</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwHpzSpQnPI/AAAAAAAAAN0/yDd0r8bIEws/s1600/n1595904449_565.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 166px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwHpzSpQnPI/AAAAAAAAAN0/yDd0r8bIEws/s200/n1595904449_565.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5404858095208799474" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Mentre apprendiamo la brutale uccisione di un ragazzo – arrestato dai carabinieri a Roma per 20 grammi di erba e massacrato di botte – dobbiamo misurarci con l’ennesima dimostrazione della deriva securitaria e repressiva in cui è precipitato il Paese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Deriva che colpisce alla cieca dove e come può, puntando a rovinare i corpi e le esistenze delle persone “indipendentemente” dalla gravità del reato commesso. Ma per una precisa funzione simbolica e, appunto, repressiva.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Tale deriva politica e culturale trova concretizzazione nel 2001 a Genova durante il G8, quando – ed è Amnesty International a dirlo – l’Italia sperimentò la sospensione dei diritti costituzionali: centinaia di persone furono torturate, sequestrate, ferite.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Quella pratica, negli anni che ci separano da Genova 01, è stata progressivamente iniettata nel corpo della società da un potente dispositivo mediatico e politico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Di più: quella pratica è stata codificata dentro un nuovo Diritto Speciale che svincola e deregolamenta tutti i soggetti forti (evasori fiscali, devastatori del territorio, imprenditori) e controlla e reprime tutti i soggetti deboli (immigrati, militanti politici, giovani e soggetti marginali).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Al G8 di Genova – con le sue operazioni poliziesche organizzate secondo logiche di guerra – seguiranno anni di guerre travestite da operazioni di polizia che completeranno l’opera di legittimazione ideologica ed “emergenziale” degli impianti securitari adottati dai singoli paesi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;In questo quadro delirante di un diritto spappolato e speciale si inserisce la condanna a più di 100 anni di carcere per alcuni dei manifestanti fermati a Genova: anni di carcere attentamente comminati perché siano effettivi, perché i singoli imputati non possano usufruire delle possibilità assicurate a condannati speciali, perché in giacca e cravatta o seduti alla presidenza del consiglio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Nel paese dei condoni – edilizi e fiscali, delle leggi fatte per poter falsificare bilanci, inquinare liberamente città e campagne senza conseguenze – si assiste ad una condanna impressionante per quanti, nel peggiore dei casi hanno rotto una vetrina.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Due pesi e due misure: lo stato incarcera – a volte arriva ad uccidere – per ragioni di classe e di opportunità in una logica che poco o nulla ha a che fare col diritto e sempre più con il furore ideologico di un progetto di società autoritaria e razzista, tanto ipocrita quanto ingiusta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Anche in questa città, ogni giorno di più, prende corpo questo progetto. Esso vive nelle contraddizioni spaventose che l’attraversano, nelle periferie dormitorio e devastate dal degrado ambientale e sociale ma anche nelle immense ricchezze accumulate e nascoste ai più in una economia sempre più delinquenziale e a piede libero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Una città in cui i registri del Tribunale traducono questi squilibri economici in sentenze, che parlano di poveri cristi condannati a mesi e mesi di carcere per il furto di un bullone o di un salamino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;I manifestanti condannati per i fatti di Genova, quindi, pagano un prezzo altissimo in termini di sofferenza personale per tanti motivi – l’aberrazione di un diritto speciale che elimina quello all’uguaglianza, l’ubriacatura securitaria di una società abbrutita, le pulsioni autoritarie di chi è al Governo – che nulla ha a che fare con quanto accaduto durante il G8.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Per tutto questo sentiamo la necessità di mobilitarci: perché questo impressionante meccanismo repressivo, fortemente politico, non stritoli le esistenze di due ragazzi messinesi – Dario e Ines – e, con loro, quanto resta della agibilità democratica di questo paese. Stavolta per tutti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: times new roman;"&gt;Comitato "Sicuri da morire"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-9105365903196405080?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/9105365903196405080/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/genova-2001-italia-2009la-sicurezza-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/9105365903196405080'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/9105365903196405080'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/genova-2001-italia-2009la-sicurezza-per.html' title='GENOVA 2001 – ITALIA 2009/LA SICUREZZA PER POCHI – LA REPRESSIONE PER TUTTI'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwHpzSpQnPI/AAAAAAAAAN0/yDd0r8bIEws/s72-c/n1595904449_565.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-4676878990404460813</id><published>2009-11-17T00:43:00.003+01:00</published><updated>2009-11-17T00:45:47.569+01:00</updated><title type='text'>Incontro-dibattito di Pcl e Comitato NO FRANE a Itala Marina</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwHj0UwHeyI/AAAAAAAAANs/sgOT75Wy_uk/s1600/molino01g.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 153px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwHj0UwHeyI/AAAAAAAAANs/sgOT75Wy_uk/s200/molino01g.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5404851515884534562" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;Sabato 21 novembre alle ore 19 a Itala Marina il comitato "NO FRANE" unitamente al Partito Comunista dei Lavoratori promuoverà un incontro-dibattito pubblico sul tema "Precarietà del territorio, precarietà dell'esistenza". Parteciperanno insieme ad un geologo,vari rappresentanti sindacali, di realtà di movimento, e organizzazioni della sinistra "non concertativa"; sono stati invitati gli sfollati di Scaletta e dintorni e i loro comitati. Sarà presente alla manifestazione Marco Ferrando, portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-4676878990404460813?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/4676878990404460813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/incontro-dibattito-di-pcl-e-comitato-no.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/4676878990404460813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/4676878990404460813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/incontro-dibattito-di-pcl-e-comitato-no.html' title='Incontro-dibattito di Pcl e Comitato NO FRANE a Itala Marina'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SwHj0UwHeyI/AAAAAAAAANs/sgOT75Wy_uk/s72-c/molino01g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-4849957442371140103</id><published>2009-11-15T00:56:00.001+01:00</published><updated>2009-11-15T00:59:01.133+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicuri da morire'/><title type='text'>Falsi verbali sui pestaggi al G8 – condanna bis per Perugini</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Sv9EE9JZfKI/AAAAAAAAANk/MsqW-zrmadk/s1600-h/genova-g8.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 134px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Sv9EE9JZfKI/AAAAAAAAANk/MsqW-zrmadk/s200/genova-g8.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5404112929792031906" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;di MASSIMO CALANDRI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;GENOVA – La condanna è arrivata anche in appello, ma con lo sconto della prescrizione. Un anno di reclusione per Alessandro Perugini, il funzionario di polizia protagonista di una delle sequenze più impressionanti del G8, l’uomo che in jeans e maglietta gialla sferra un calcio al volto di un adolescente, poi ripreso dalle telecamere con un occhio orribilmente tumefatto.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Era il pomeriggio di sabato 21 luglio 2001, Perugini – allora numero 2 della Digos ligure e responsabile dell’antiterrorismo – arrestò a modo suo il giovane no-global, che insieme ad altri ragazzi partecipava ad un pacifico sit-in davanti alla questura di Genova. Otto manifestanti finirono in manette nella caserma di Bolzaneto, accusati di aver lanciato pietre e bottiglie all’indirizzo degli agenti.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;I filmati dimostrarono però che il gruppo di no-global era innocente: i ragazzi erano seduti a terra con le gambe incrociate e le braccia in alto, quando furono trascinati via dagli uomini della Digos. Perugini e&lt;br /&gt;quattro sottufficiali falsificarono i verbali della cattura, farcendoli di bugie. Durante il trasferimento in macchina al carcere, due dei no-global furono minacciati con una pistola: “Vi ammazziamo, bombaroli di merda”.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Già condannati in primo grado, gli imputati hanno potuto usufruire in parte della prescrizione, intervenuta per i reati di calunnia, percosse, minacce e ingiurie. Sono però stati ritenuti responsabili dei falsi: un anno a Alessandro Perugini (già condannato a 2 anni e 4 mesi per i soprusi e le violenze nel ‘centro di prima detenzione’ di Bolzaneto) e Antonio Del Giacco, otto mesi per Luca Mantovani, Enzo Raschellà e Sebastiano Pinzone.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;(10 novembre 2009)&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/g8-genova/condannabis-pestaggips/condannabis-pestaggips.html" target="_blank"&gt;http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/g8-genova/condannabis-pestaggips/condannabis-pestaggips.html&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/g8-genova/condannabis-pestaggips/condannabis-pestaggips.html" target="_blank"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-4849957442371140103?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/4849957442371140103/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/falsi-verbali-sui-pestaggi-al-g8.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/4849957442371140103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/4849957442371140103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/falsi-verbali-sui-pestaggi-al-g8.html' title='Falsi verbali sui pestaggi al G8 – condanna bis per Perugini'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Sv9EE9JZfKI/AAAAAAAAANk/MsqW-zrmadk/s72-c/genova-g8.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-6045377345967498820</id><published>2009-11-14T23:13:00.000+01:00</published><updated>2009-11-14T23:15:22.956+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>Martedì 1 dicembre manifestazione no ponte a Torre faro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Sv8rySIZJ_I/AAAAAAAAANc/eFXdZq5PYlE/s1600-h/locandina-1-dicembre.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 283px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Sv8rySIZJ_I/AAAAAAAAANc/eFXdZq5PYlE/s400/locandina-1-dicembre.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5404086220728379378" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-6045377345967498820?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/6045377345967498820/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/martedi-1-dicembre-manifestazione-no.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6045377345967498820'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/6045377345967498820'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/martedi-1-dicembre-manifestazione-no.html' title='Martedì 1 dicembre manifestazione no ponte a Torre faro'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Sv8rySIZJ_I/AAAAAAAAANc/eFXdZq5PYlE/s72-c/locandina-1-dicembre.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-8291440101413472832</id><published>2009-11-14T00:21:00.002+01:00</published><updated>2009-11-14T00:24:06.227+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='csoa Cartella'/><title type='text'>Agli imbrattamenti seguono le minacce</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Sv3qK1KFGzI/AAAAAAAAANU/P9xdG1bm2nQ/s1600-h/centri+sociali.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 135px; height: 101px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Sv3qK1KFGzI/AAAAAAAAANU/P9xdG1bm2nQ/s200/centri+sociali.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5403732599703411506" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;L’avevamo accolta con ironia e senza allarmismo l’azione di imbrattamento della scorsa notte.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Salvo svegliarci ieri mattina e scoprire che in città erano stati “avvistati” alcuni &lt;a href="http://isole.ecn.org/csoacartella/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=382&amp;amp;Itemid=1" target="_BLANK"&gt;manifestini&lt;/a&gt;, gli stessi che abbiamo trovato affissi alla nostra porta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Se la forma linguistica è piuttosto sgrammaticata, il messaggio però risulta essere abbastanza chiaro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Con questo comunicato intendiamo rivolgerci a tutte le compagne ed i compagni, alle associazioni, ai comitati, alle tante persone che abbiamo incrociato in questi anni e con le quali abbiamo collaborato per “costruire un futuro migliore”, ma anche alla cittadinanza tutta, non credendo che possa essere un motivo di festeggiamento la nostra “fine”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Lo spazio che occupiamo è la struttura del Parco Cartella, a Gallico (costata all’epoca circa 1,7 miliardi delle vecchie lire) che più di 7 anni fa abbiamo sottratto all’incuria e al degrado in cui era stato abbandonato, e trasformandolo in luogo di aggregazione e di propulsione per battaglie di libertà e dignità, oltre che di promozione artistica e culturale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Da allora, nonostante appetiti speculativi politico-mafiosi abbiano spesso cercato di mettere le mani su questa struttura, i diversi attentati ed episodi di intimidazione, noi proseguiamo nel nostro impegno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Ci appare una strana coincidenza che questa serie di intimidazioni segua il lancio della manifestazione contro l’apertura dei cantieri del Ponte, ideata proprio in una partecipata assemblea da noi promossa. Sarà per questo che qualcuno ci vorrebbe morti?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Non certo per celebrare la nostra “fine” ma per ragionare insieme sulla progressiva restrizione degli spazi di agibilità politica, nonché a rafforzare in nostri sforzi in vista della manifestazione del 19 dicembre&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family: times new roman; text-align: center;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;invitiamo tutte e tutti a partecipare&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;all’assemblea pubblica&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;martedì 17 novembre alle ore 19,00&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Via Quarnaro I - Gallico&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: times new roman; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family: times new roman; text-align: center;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Schierati al fianco del Cartella!&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;Prime Adesioni:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;"&gt;G.A.S. Felce &amp;amp; Mirtillo, Collettivo UniRC, TerritoRioT, Comitato Ambiente Costa dei Gelsomini, Ass. "Compresi gli Ultimi" (VV)&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;big  style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;big&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/big&gt;&lt;/span&gt;&lt;/big&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-8291440101413472832?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/8291440101413472832/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/agli-imbrattamenti-seguono-le-minacce.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/8291440101413472832'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/8291440101413472832'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/agli-imbrattamenti-seguono-le-minacce.html' title='Agli imbrattamenti seguono le minacce'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Sv3qK1KFGzI/AAAAAAAAANU/P9xdG1bm2nQ/s72-c/centri+sociali.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-5267326753090447913</id><published>2009-11-13T01:30:00.004+01:00</published><updated>2009-11-14T00:20:22.052+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Migranti'/><title type='text'>Presentazione del libro "Gli africani salveranno Rosarno.E probabilmente anche l'Italia" alla Casamatta della sinistra</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Svyp_7xn1qI/AAAAAAAAANM/zbHsaaRochs/s1600-h/manifestazione%2520migranti.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 133px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Svyp_7xn1qI/AAAAAAAAANM/zbHsaaRochs/s200/manifestazione%2520migranti.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5403380568780428962" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Il termine &lt;span style="font-style: italic;"&gt;clandestini&lt;/span&gt; confonde migranti e profughi, esprime diffidenza e condensa luoghi comuni su un'umanità senza volto, senza voce.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Disprezzati, ma necessari. Aggrediti e vilipesi. Il caso-esempio di Rosarno svela il volto dell'emigrazione &lt;span style="font-style: italic;"&gt;dopo Lampedusa&lt;/span&gt; che i telegiornali non raccontano e che i politici preferiscono ignorare.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Migliaia di immigrati arrivano nella piana di Gioia Tauro, fin dal 1992, ogni inverno, per lavorare nella raccolta delle arance. Vivono nelle condizioni drammatiche denunciate dai media di tutto il mondo. Vogliono solo lavorare, ma la legge glielo impedisce.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:times new roman;" &gt;&lt;br /&gt;Martedì 17 novembre ore 18.00&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;font-family:times new roman;" &gt;&lt;br /&gt;Casamatta della sinistra&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;font-family:times new roman;" &gt;&lt;br /&gt;Via S. Paolo dei disciplinanti, 21&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;font-family:times new roman;" &gt;Messina&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partecipa alla presentazione del libro il curatore Antonello Mangano.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-5267326753090447913?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/5267326753090447913/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/presentazione-del-libro-gli-africani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5267326753090447913'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5267326753090447913'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/presentazione-del-libro-gli-africani.html' title='Presentazione del libro &quot;Gli africani salveranno Rosarno.E probabilmente anche l&apos;Italia&quot; alla Casamatta della sinistra'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Svyp_7xn1qI/AAAAAAAAANM/zbHsaaRochs/s72-c/manifestazione%2520migranti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-7711097573615231384</id><published>2009-11-12T00:41:00.002+01:00</published><updated>2009-11-12T00:46:34.113+01:00</updated><title type='text'>Grandi affari armati sulla rotta Italia - Emirati Arabi Uniti</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvtMoJRsA8I/AAAAAAAAANE/mr_YhChe0Js/s1600-h/BlackHawk_11.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 154px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvtMoJRsA8I/AAAAAAAAANE/mr_YhChe0Js/s200/BlackHawk_11.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402996430529627074" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;di Antonio Mazzeo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Lo sceicco Hamed Al Hamed, membro influente della famiglia reale di Abu Dhabi, è il nuovo proprietario del complesso alberghiero &lt;st1:personname style="font-style: italic;" st="on" productid="la Perla Jonica"&gt;La Perla Jonica&lt;/st1:personname&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;di Acireale, una delle più prestigiose infrastrutture turistiche della Sicilia e sicuramente la più imponente (trentamila metri quadrati coperti, 460 stanze, numerose ville, un centro congressi, impianti sportivi, ecc.). Dopo essere appartenuto al costruttore Carmelo Costanzo, uno dei quattro cosiddetti “cavalieri dell’apocalisse mafiosa” di Catania, scomparso da una quindicina d’anni, il centro turistico era sottoposto ad amministrazione controllata. Per tre volte se ne era tentata inutilmente la vendita all’asta. Poi al quarto tentativo si è fatta avanti una misteriosa società con sede a Catania e di cui lo sceicco è il maggiore azionista: ha offerto 46 milioni e 350 mila euro, 30 milioni in meno di quanto erano stati stimati gli immobili, e l’affare si è concluso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Un mega-albergo al centro di numerose cronache giudiziarie quello de “&lt;st1:personname st="on" productid="la Perla Jonica"&gt;La Perla Jonica&lt;/st1:personname&gt;”: fu, ad esempio, il rifugio dorato di uno dei più sanguinari boss mafiosi, Benedetto “Nitto” Santapaola, rappresentante di Cosa Nostra a Catania e storico alleato dei “Corleonesi”, ricercato per efferati delitti compiuti in tutta l’isola. Prima di lui, vi si era nascosto l’anziano padrino Giuseppe Calderone, su cui pendeva la condanna a morte decretata dall’emergente Santapaola. Fu proprio quest’ultimo a chiamarlo il 9 settembre del 1978 per dargli appuntamento nella vicina Aci Castello e vedere di risolvere i problemi sorti all’interno della famiglia etnea. Era un tranello; Calderone fu assassinato da un sicario inviato da don Nitto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Per riportare agli antichi splendori l’infrastruttura di Acireale, la società in mano allo sceicco di Abu Dhabi prevede di spendere una quarantina di milioni di euro. E circola pure la voce che gli arabi stiano per rilevare il vicino complesso termale, puntando al suo rilancio economico ed occupazionale. Solo una voce, è vero, come una voce è quella che circola da quasi un anno nel mondo calcistico sull’offerta di 500 milioni di euro da parte dell’&lt;strong&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Abu Dhabi United Group for the Development and Investment (ADGDI)&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt; per rilevare il 40% del pacchetto azionario del &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Milan &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Calcio. Dietro  l’operazione ci sarebbe uno stretto congiunto di Hamed Al Hamed, lo sceicco &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Mansour Bin Zayed Al Nayhan, &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;proprietario della squadra del &lt;strong&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Manchester City&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Comunque vada, gli Emirati Arabi Uniti rappresentano già la mecca della finanza italiana. Stando ai dati forniti dalla Farnesina, il valore delle esportazioni italiane negli E.A.U. è stato nel 2008 di oltre 5,2 miliardi di euro, a fronte di un import di 455 milioni, permettendo così un attivo della bilancia commerciale di 4,7 miliardi di euro. Ci sono poi le cointeressenze societarie con i maggiori gruppi italiani, famiglia Berlusconi in testa. Dal 10 agosto 2007, l’Abu Dhabi Investment Authority, il principale fondo degli emirati, possiede infatti il 2,04% del capitale di Mediaset, ma secondo gli analisti economici, punterebbe a rastrellare un altro 3% delle azioni della cassaforte delle società del presidente del Consiglio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Attivissima tra emiri e sceicchi è pure la società leader nazionale del settore costruzioni, l’Impregilo di Sesto San Giovanni, che due mesi fa si è aggiudicata la gara internazionale promossa dall’“Abu Dhabi Sewerage Services Company” per la realizzazione del primo lotto di un tunnel idraulico lungo &lt;st1:metricconverter st="on" productid="40 chilometri"&gt;40 chilometri&lt;/st1:metricconverter&gt; che raccoglierà le acque reflue di Abu Dhabi per convogliarle alla stazione di trattamento situata ad Al Wathba. Valore della commessa, 243 milioni di dollari. In gara a Dubai per lavori ancora più imponenti (2,7 miliardi di dollari) c’è Fisia Italimpianti, società controllata dal gruppo Impregilo. Si tratta di un megaprogetto integrato che spazia dal trattamento e la desalinizzazione delle acque alla produzione energetica, interamente finanziato dalla “Dubai Electricity and Water Authority (Dewa)”. Tra le agguerrite competitrici di Fisia, una società coreana, una spagnola e l’italiana Saipem del gruppo ENI. La controllata d’Impregilo parte tuttavia in pole position. Essa è presente negli Emirati Arabi Uniti sin dal lontano 1987 e solo ad Abu Dhabi&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;ha già realizzato sette dissalatori. Lo scorso anno Fisia Italimpianti &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;ha pure sottoscritto con l’emirato un contratto per la costruzione di un nuovo dissalatore&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; della capacità di cento milioni di galloni al giorno ed una centrale elettrica di 1.500 MW a Shuweihat, lungo la costa del Golfo Persico. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L’infrastruttura più prestigiosa realizzata dal gruppo di costruzioni italiano resta comunque la moschea di Abu Dhabi, 500 mila metri quadrati di superficie, la più grande al mondo, dedicata allo sceicco Kalifa bin Zayed Al Nahyan, padre dell’odierno capo di stato dell’emirato. Un personaggio pericolosamente legato alle organizzazioni dell’estremismo religioso islamico, lo sceicco Kalifa bin Zayed. Negli anni ’60 divenne grande amico e socio dell’uomo d’affari pachistano Agha Hassan Abedi, il fondatore della BCCI, &lt;st1:personname st="on" productid="la Bank"&gt;la Bank&lt;/st1:personname&gt; of Credit and Commerce International che è stata il più importante centro di “lavaggio” del denaro proveniente dal narcotraffico internazionale e l’istituto più utilizzato dalla CIA per finanziare le operazioni clandestine della Contra in Nicaragua e della resistenza islamica all’occupazione sovietica dell’Afghanistan. Era da alcune società controllate direttamente dall’emiro che il gruppo di faccendieri internazionali vicini al boss mafioso italo-canadese Vito Rizzuto, sperava di recuperare un credito di un miliardo e 700 milioni di dollari per alcuni lavori effettuati ad Abu Dhabi, da reinvestire poi per la progettazione e l’esecuzione del Ponte sullo Stretto di Messina. L’operazione naufragò proprio alla vigilia della gara d’appalto, quando finirono tutti agli arresti su ordine della Procura di Roma per reati che andavano dal riciclaggio di denaro alla turbativa d’asta. E il consorzio internazionale con capofila l’onnipresente Impregilo ebbe il via libera per aggiudicarsi l’appalto dell’opera più controversa della storia d’Italia.&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;È tuttavia il business delle armi da guerra il vero eldorado dell’Italia-E.A.U. connection. E non potrebbe essere diversamente. Secondo l’ultimo &lt;i style=""&gt;report&lt;/i&gt; del Servizio Ricerche della Library del Congresso USA, nel 2008 gli Emirati Arabi si sono classificati al primo posto tra gli acquirenti di armamenti a livello mondiale, spendendo più di 9,7 miliardi di dollari e superando perfino i&lt;span style="font-style: italic;"&gt; cugini &lt;/span&gt;dell’Arabia Saudita (8,7 miliardi). Il secondo posto tra i mercanti di morte è stato occupato invece dall’Italia che ha trasferito nello stesso anno sistemi di guerra per un importo totale di 3,7 miliardi di dollari, certamente molto meno degli Stati Uniti d’America (&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;37,8 miliardi), ma un po’ più di  una superpotenza militare-industriale come &lt;st1:personname st="on" productid="la Russia"&gt;la Russia&lt;/st1:personname&gt; (&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;3,5 miliardi). Il più recente luogo d’incontro tra domanda e offerta l’International Defence Exhibition and Conference - IDEC, tenutasi in febbraio ad Abu Dhabi. Qui il gruppo Finmeccanica ha operato come grande star. Alla presenza di generali, ammiragli, ministri e sottosegretari di Stato, la controllata Agusta Westland ha firmato un contratto di circa 26 milioni di dollari per la vendita alle forze aeree E.A.U. di due elicotteri AW139, mentre &lt;st1:personname st="on" productid="la SELEX Sistemi"&gt;la SELEX Sistemi&lt;/st1:personname&gt; Integrati, attraverso la joint venture “Abu Dhabi System Integration (ADSI)”, si è aggiudicata la fornitura dei sistemi di comando, controllo e sorveglianza che equipaggeranno i nuovi pattugliatori veloci ordinati dalla Marina militare emiratina (valore 70 milioni di euro).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Un altro gioiello di casa Finmeccanica, Alenia Aermacchi, si è accaparrata una commessa di 2 miliardi di dollari per 48 bimotori M-346 “Master” che saranno utilizzati per l’addestramento avanzato dei piloti degli emirati, in vista dell’arrivo dei cacciabombardieri di nuova generazione Eurofighter, Rafale, F-16, F-22 ed F-35 “Joint Strike Fighter”. Nel programma M-346 sono pure coinvolte altre aziende del gruppo Finmeccanica come Selex Galileo, Alenia SIA, Sirio Panel e Selex Communications. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La selezione degli M-346 di Alenia Aermacchi da parte del Governo degli Emirati Arabi Uniti - ha dichiarato Pier Francesco Guarguaglini, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica - si inserisce nell’ambito di un più ampio accordo di collaborazione industriale recentemente siglato da Finmeccanica e Mubadala Development Company che prevede, tra l’altro, la realizzazione di aerostrutture in materiali compositi per il settore civile presso lo stabilimento che verrà costruito entro il 2010 ad Abu Dhabi.&lt;/span&gt; Mubadala è la società di investimento e sviluppo commerciale con sede ad Abu Dhabi, interamente controllata dalle autorità dell’emirato. Nota per aver acquistato nel 2005 il 5% del pacchetto azionario della casa automobilistica Ferrari, Mubadala è oggi uno dei maggiori partner internazioni del colosso dell’industria bellica statunitense Lockheed Martin; inoltre controlla il 35% del capitale della &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Piaggio Aereo Industry&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, altro storico gruppo italiano produttore di mezzi civili e militari, produttore &lt;span style=""&gt;di parti del motore del nuovo caccia strategico F-35&lt;/span&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Da parte sua, il responsabile operativo della company araba, Waleed Al Mokarrab Al Muhairi, ha spiegato che “la strategia commerciale di Mubadala è finalizzata a far crescere l’industria aerospaziale dell’emirato per farne uno dei principali attori a livello globale e Finmeccanica contribuisce a questo progetto con le proprie capacità tecnologiche altamente innovative”. Una partnership che potrebbe trasformarsi in un vero e proprio matrimonio: i manager di Finmeccanica hanno infatti prospettato la possibilità dell’ingresso degli investitori di Abu Dhabi direttamente nel capitale Finmeccanica attraverso il fondo nazionale “Adia”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il Parlamento italiano, con voto unanime di centrodestra e centrosinistra, ha assicurato un idoneo quadro normativo per facilitare e blindare tutti i presenti e futuri accordi di cooperazione militare con gli Emirati Arabi Uniti. Dopo il voto al Senato del 24 giugno 2009, il 28 ottobre &lt;st1:personname st="on" productid="La Camera"&gt;la Camera&lt;/st1:personname&gt; ha approvato nel più assoluto disinteresse dei mass media il d&lt;span style=""&gt;isegno di legge che ratifica l’accordo di “cooperazione nel settore della sicurezza” firmato sei anni fa dall’allora ministro della difesa Antonio Martino &lt;/span&gt;e dal principe ereditario di Dubai e ministro della difesa degli E.A.U., sceicco Mohamed Bin Rashid Al Maktoum&lt;span style=""&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; Un accordo di portata storica, non fosse altro per le aberrazioni giuridiche che compaiono nel suo testo. I due paesi affidano &lt;/span&gt;ad un “comitato misto” la gestione di tutte le questioni inerenti alle politiche di difesa comuni come ad esempio “le attività addestrative e le manovre militari, l’esportazione e l’importazione di armamenti, l’industria della difesa, la ricerca scientifica, la sanità e lo sport militare, le operazioni umanitarie e di peace-keeping, gli scambi di visite a navi, aerei e unità militari delle due Parti, ecc.”. L’obiettivo chiave dell’accordo resta però l’“esemplificazione delle procedure di trasferimento di armamenti”, la cui dettagliata lista comprende aerei, elicotteri, carri armati e altre componenti terrestri, munizionamenti, bombe, mine, missili, esplosivi e propellenti, satelliti, sistemi tecnologici di comunicazione e per la guerra elettronica. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tali scambi &lt;/span&gt;– si legge in particolare - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;potranno avvenire per opera delle due Amministrazioni statuali, o anche di aziende private debitamente autorizzate&lt;/span&gt; e, in deroga alla legge che regolamenta l’export di armi italiane, sulla base di intese tra le parti sarà possibile il trasferimento dei materiali acquisiti a Paesi terzi senza il preventivo benestare del Paese cedenti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nell’ordine del giorno approvato da 488 deputati sui 502 presenti al voto (14 astenuti) si legge che l’accordo Italia-E.A.U. è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;uno strumento fondamentale per rafforzare la cooperazione con un Paese che ha acquisito una crescente importanza per il mantenimento degli equilibri geo-strategici nell’area del Golfo... Gli Emirati Arabi Uniti costituiscono un partner di primaria importanza per le missioni di pace che vedono impegnata l’Italia nelle aree circonvicine; a tal fine hanno concesso l’uso della base aerea di Al Bateen, da cui partono i voli italiani indispensabili per approvvigionare le nostre missioni in Afghanistan.&lt;/span&gt; Nessuno, però, se l’è sentita di ricordare le gravi violazioni dei diritti umani e le discriminazioni di genere, politiche, sociali e razziali che caratterizzano le società emirocratiche. Eppure nel maggio 2009 i cittadini USA erano rimasti profondamente indignati per le immagini trasmesse dalla rete televisiva Abc che mostravano il fratello del presidente degli Emirati Arabi Uniti, Issa bin Zayed al-Nahyan, torturare un uomo per circa 45 minuti. Un crimine ignobile che ha costretto il Dipartimento di giustizia di Abu Dhabi ad aprire un’inchiesta di cui sino ad oggi sono ignoti i risultati. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questione tutt’altro che secondaria, poi, la permanenza della pena di morte nel sistema giuridico penale degli emirati. Eppure l’articolo 7 dell’accordo di cooperazione Italia-E.A.U., relativamente alle competenze giurisdizionali sul personale, prevede che per le violazioni della disciplina militare, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;previo esame congiunto dei vari casi, le infrazioni commesse da personale della Parte inviante verranno punite da quest’ultimo Paese, in base alla propria legislazione&lt;/span&gt;. Ossia, nel caso dei militari arabi, anche con la pena capitale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=";font-family:times new roman;" &gt;Come rilevato dall’on. Matteo Mecacci (Pd) nel corso del dibattito parlamentare di ratifica del Trattato, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;il nostro Paese rinuncia alla giurisdizione nei confronti del personale militare degli Emirati Arabi Uniti, secondo delle modalità che non hanno precedenti nell’ambito della nostra legislazione, se non quelli previsti nel Trattato istitutivo della NATO... Non si comprende perché nelle relazioni con questo Paese si prevedano dei privilegi che non sono previsti per tanti altri Paesi nell’ambito dei rapporti bilaterali e nella collaborazione in materia di difesa&lt;/span&gt;. Con grande dote di cinismo i deputati hanno pensato di metterci una pezza, votando un odg che “impegna il Governo a porre in essere, una volta espletate le procedure di ratifica ed entrato in vigore il presente Accordo, l’avvio di un’azione negoziale nei confronti della parte emiratina, protesa ad adattare il testo in materia di applicabilità delle rispettive legislazioni nel panorama giuridico nazionale e internazionale”. I principi sono principi, certo, ma gli affari, si sa, sono affari…&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-7711097573615231384?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/7711097573615231384/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/grandi-affari-armati-sulla-rotta-italia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/7711097573615231384'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/7711097573615231384'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/grandi-affari-armati-sulla-rotta-italia.html' title='Grandi affari armati sulla rotta Italia - Emirati Arabi Uniti'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvtMoJRsA8I/AAAAAAAAANE/mr_YhChe0Js/s72-c/BlackHawk_11.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-8327375809567302875</id><published>2009-11-11T03:56:00.002+01:00</published><updated>2009-11-12T00:28:42.855+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>MANIFESTAZIONE 1 DICEMBRE ORE 18.00 MESSINA TorreFaro - Via Circuito (davanti Campeggio dello Stretto)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvooIF6hkhI/AAAAAAAAAM0/g9FfPQxhBWs/s1600-h/Lombardo+e+Buzzanca.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvooIF6hkhI/AAAAAAAAAM0/g9FfPQxhBWs/s400/Lombardo+e+Buzzanca.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402674822476042770" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;I SOLDI DEL PONTE PER LA SICUREZZA DEI TERRITORI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;La rete Noponte da anni si oppone, in tutte le sedi e con i più vari mezzi (documentazione scientifica, dibattiti, campeggi, volantinaggi, manifestazioni sempre più partecipate) alla progettazione e realizzazione del cosiddetto manufatto stabile sullo stretto, per l’ingentissimo spreco di risorse che ha già inutilmente sperperato e ancor più sperpererà, per la devastazione ambientale e il dissesto idrogeologico che provocherà, per la sua inutilità sostanziale in un contesto trasportistico da quarto mondo . La Rete Noponte si oppone a una delle tante scelte calate dall’alto grazie alla famigerata legge obiettivo che ignora i bisogni e i diritti dei territori per privilegiare opere faraoniche e grandi imprese come lmpregilo, nota  ormai più per l'abilità finanziaria e le disavventure giudiziarie con i cantieri dell’alta velocità, la casa dello studente all’Aquila e i megainceneritori campani che per la celerità e la correttezza dei lavori. Da sempre il movimento no-ponte si batte perché si investa sulle cosiddette opere di prossimità, il risanamento delle colline delle coste e dei torrenti, il consolidamento antisismico del patrimonio edilizio esistente evitando nuove aggressioni speculative a un territorio gia compromesso, il potenziamento e il rilancio del trasporto marittimo nello stretto. Oggi, dopo il tragico e annunciato disastro dell’ 1 ottobre e il rischio che possa di nuovo accadere anche in altre parti del nostro territorio, occorre invertire decisamente la rotta e porre con forza la necessità di realizzare con gradualità ma con determinazione quello che ha detto, a caldo, anche il presidente Napolitano: non sprechiamo soldi per il ponte ma investiamoli per il risanamento del territorio. Senza questa scelta netta continuerà il balbettio confuso sulle responsabilità, sulle scelte da fare, sui soldi da trovare, su dove e se ricostruire, aggravando la sofferenza e il disagio degli sfollati che hanno il sacrosanto diritto di tornare, presto e in sicurezza, dove hanno sempre vissuto. Il governo invece persevera imperterrito: proprio in questi giorni ha stanziato 1,3 miliardi di euro per la progettazione esecutiva e le cosiddette opere collaterali e compensative e la Regione Sicilia ha dichiarato che investirà 100 milioni di euro per la costruzione dell’opera. Una delle opere compensative, la variante ferroviaria di Cannitello, sarà inaugurata in pompa magna il 23 dicembre e gabellata come inizio dei lavori del Ponte. La rete siciliana e calabrese risponderà con una grande manifestazione nazionale a Villa San Giovanni il 19 dicembre e con altre iniziative sul territorio. La rete Noponte messinese indice pertanto a Torre Faro, a due mesi dall’alluvione, in un luogo simbolo minacciato dal megapilone del Ponte e lì dove oggi trovano accoglienza in strutture alberghiere buona parte degli abitanti delle zone alluvionate, una MANIFESTAZIONE MARTEDI’ 1 DICEMBRE ore 18.00 con concentramento in Via Circuito (davanti Campeggio dello Stretto) per chiedere l’utilizzo del miliardo e trecento milioni di euro stanziato per il Ponte per la messa in sicurezza dei nostri territori e, prioritariamente, per le aree alluvionate.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Rete No Ponte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-8327375809567302875?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/8327375809567302875/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/manifestazione-1-dicembre-ore-1800.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/8327375809567302875'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/8327375809567302875'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/manifestazione-1-dicembre-ore-1800.html' title='MANIFESTAZIONE 1 DICEMBRE ORE 18.00 MESSINA TorreFaro - Via Circuito (davanti Campeggio dello Stretto)'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvooIF6hkhI/AAAAAAAAAM0/g9FfPQxhBWs/s72-c/Lombardo+e+Buzzanca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-2597403038461634203</id><published>2009-11-10T00:10:00.001+01:00</published><updated>2009-11-10T00:12:09.224+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>19 DICEMBRE – VILLA SAN GIOVANNI – MANIFESTAZIONE NAZIONALE</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Svihn21nx9I/AAAAAAAAAMs/bKc_spXyi-s/s1600-h/striscioneponte.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402245459138299858" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Svihn21nx9I/AAAAAAAAAMs/bKc_spXyi-s/s400/striscioneponte.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;FERMIAMO I CANTIERI DEL PONTE&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;LOTTIAMO PER LE VERE PRIORITA’&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Mai come in questi ultimi tempi la Calabria e la Sicilia sono state oggetto di attenzione dei media, e non solo a causa delle organizzazioni criminali che continuano a imperversare, grazie anche alle connivenze con le istituzioni locali e nazionali: ad attirare l’interesse dell’informazione, nazionale ed internazionale, è la tremenda serie di disastri "ambientali" provocati da scelte dissennate, imposte a territori fragili geologicamente ed economicamente.Così a Giampilieri e a Scaletta Zanclea le forti precipitazioni hanno causato devastazioni e morti che si sarebbero potuti evitare se solo si fosse dato ascolto a chi da anni lancia l’allarme riguardo al rischio idrogeologico.In Calabria finalmente è evidente e manifesto quanto abbiamo sempre detto: che nei mari e nelle montagne calabresi la 'ndrangheta ha seppellito rifiuti tossici e nucleari per lucrare sullo smaltimento delle scorie scomode.Ad Amantea il 24 ottobre si è visto come i calabresi abbiano acquisito la consapevolezza di vivere su terreni avvelenati. E non basta il maldestro tentativo della Prestigiacomo, che nega la presenza di navi con rifiuti tossici lungo le coste calabresi per convincerci: troppi tumori anomali, troppe morti di cancro inammissibili.Tutto questo si inserisce in un panorama politico in cui la messa in sicurezza del territorio non è nelle agende istituzionali, in cui l’A3 SA-RC continua ad essere un cantiere da decenni, i collegamenti su rotaie e via mare sempre più disagiati.I beni comuni e l'interesse collettivo sono oggetto, per le istituzioni, di affari illeciti e trasversali. Così l'acqua, la viabilità, la qualità della vita.In nome della crisi, da una parte si privatizza e si taglia, aumentando i disagi per i cittadini ed ingrossando le fila di precari e disoccupati, dall’altra si elargiscono a piene mani fondi pubblici agli istituti di credito e si investe in opere che poco hanno d’ interesse pubblico.Il Governo nazionale continua a riproporre il Ponte sullo Stretto come priorità, annunciando addirittura la posa della prima pietra di un'opera di cui non esiste neanche il progetto definitivo.La Regione Calabria, contraddicendo le pur deboli posizioni contro quest'opera inutile e dannosa, continua a finanziare la Stretto di Messina SpA, che è ormai chiaro a tutti come sia un carrozzone mangia-soldi che ridistribuisce risorse pubbliche sottoforma di consulenze, sponsorizzazioni e spese parassitarie per alimentare le ben oleate clientele del sistema di potere locale e nazionale.Il movimento calabrese e siciliano contro la costruzione del ponte sullo Stretto, che in questi anni è confluito nella Rete NO PONTE, ha ribadito più volte, negli anni di contrapposizione e di denuncia contro questo affare, che il ponte non serve ai territori e ai cittadini calabresi e siciliani.E' indispensabile, per questi territori e per chi ci abita, che i fondi che sia lo Stato sia le Regioni Calabria e Sicilia destinano al ponte siano invece impiegati per le opere di messa in sicurezza, riparando alle devastazioni “umane” dell’ambiente che sono la causa dei dissesti idrogeologici, ripulendo il mare e i territori in cui le organizzazioni criminali hanno occultato le scorie tossiche e radioattive. E' indispensabile anche dotare queste aree di collegamenti, via terra con strade e ferrovie, e via mare con collegamenti efficienti. E' fondamentale soprattutto, oltre assicurare il diritto alla vita della popolazione, che venga garantito il bisogno di ognuno di pensare e progettare un futuro, individuale e collettivo. E che questo futuro sia supportato da progettualità compatibili con le reali vocazioni delle comunità, per le quali il lavoro sia principalmente orientato alla, al recupero ed alla valorizzazione delle risorse del bene comune territorio.Questo documento nasce dalla necessità di rendere partecipi le realtà politiche e associative calabresi e siciliane del lavoro e delle attività svolti dal movimento sulle due sponde regionali, e dell'elaborazione politica che ha prodotto, confrontandosi con movimenti di lotta e con le popolazioni di altri territori nazionali ed europei, accomunati tra loro dalla stessa mobilitazione e resistenza a politiche calate dall'alto e devastanti per i territori, in cui gli unici soggetti garantiti sono le lobbies economiche e finanziarie e i poteri trasversali forti.La Rete NO PONTE sta quindi preparando, per il 19 dicembre, una manifestazione nazionale a Villa San Giovanni, per la quale ha già raccolto l'interesse e le adesioni di movimenti di resistenza di altri territori. L’organizzazione di questo evento è un percorso, con più tappe di sensibilizzazione e di coinvolgimento delle popolazioni direttamente interessate, con numerosi momenti di confronto e di informazione a tutti i livelli.Nel futuro che noi sogniamo non è previsto il ponte! Dobbiamo fermare i cantieri e lottare affinché vengano affrontate le vere emergenze di questi territori!Facciamo appello a tutte le forze sociali, ai movimenti, alle comunità resistenti, ai comitati ed alle realtà di base, alle reti nazionali, all’associazionismo, al mondo del lavoro, ai precari, ai disoccupati, al mondo studentesco, a tutte e tutti, di rafforzare questa battaglia di dignità e costruire insieme questa mobilitazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;RETE NO PONTE&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Il sito ufficiale della manifestazione del 19 dicembre 2009 a Villa San Giovanni è: &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.retenoponte.it/"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;http://www.retenoponte.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-2597403038461634203?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/2597403038461634203/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/19-dicembre-villa-san-giovanni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2597403038461634203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2597403038461634203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/19-dicembre-villa-san-giovanni.html' title='19 DICEMBRE – VILLA SAN GIOVANNI – MANIFESTAZIONE NAZIONALE'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Svihn21nx9I/AAAAAAAAAMs/bKc_spXyi-s/s72-c/striscioneponte.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-1209673657594920658</id><published>2009-11-09T23:28:00.004+01:00</published><updated>2009-11-09T23:34:13.800+01:00</updated><title type='text'>Garamond 12 - Il giornalismo ambientale</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SviYLLoLJwI/AAAAAAAAAMk/xm5li71Z8Cg/s1600-h/garamond.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402235070898185986" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 283px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SviYLLoLJwI/AAAAAAAAAMk/xm5li71Z8Cg/s400/garamond.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Il laboratorio inizia il 14 novembre 2009 e finisce il 15 novembre 2009.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Si terrà al Centro Sociale Cartella &lt;/span&gt;&lt;a title="Clicca qui per visualizzare la mappa" href="http://maps.google.com/?q=Via" target="_blank" rev="width: 750px; height: 500px; scrolling: yes;" rel="lyteframe" z="'15"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;color:#000000;"&gt;Via Prima Quarnaro, Reggio Calabria&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;color:#000000;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Quali sono le specificità del giornalismo ambientale? Come si realizza un'inchiesta? Come usare le nuove tecnologie?&lt;br /&gt;Il laboratorio sul giornalismo ambientale "Garamond 12 - L'officina dello scrittore" fornirà le conoscenze di base ed avanzate per realizzare reportage, articoli e contenuti multimediali sia per la carta stampata che per i new media.&lt;br /&gt;All'interno del laboratorio, frequenti esercitazioni e discussioni interattive. Sarà presente come esperto Andrea Palladino, giornalista de "il manifesto", autore delle inchieste sulle &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20091024/pagina/02/pezzo/263047/" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;color:#000000;"&gt;&lt;em&gt;navi dei veleni&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;Contributo video di Riccardo Bocca (l'Espresso). In videoconferenza, Raffaele Lupoli (direttore de lanuovaecologia.it).&lt;/span&gt;&lt;a name="progr"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;Programma &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sabato, dalle 16 alle 20&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Le tecniche del giornalismo ambientale (60 minuti)&lt;br /&gt;Impostare un'inchiesta&lt;br /&gt;Ricerca, controllo e confronto incrociato delle fonti&lt;br /&gt;Strutturare e condurre un'intervista&lt;br /&gt;Acquisire conoscenze di tipo tecnico&lt;br /&gt;Glossario minimo dei temi ambientali (es.: VIA, Cip6, termovalorizzatore/inceneritore)&lt;br /&gt;Prima esercitazione (50 minuti)&lt;br /&gt;Simulazione di un'intervista&lt;br /&gt;Definire le domande&lt;br /&gt;Trascrivere il testo&lt;br /&gt;Cosa è importante? Scelta del virgolettato&lt;br /&gt;Contributi video (20 minuti)&lt;br /&gt;Riccardo Bocca (&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://speciali.espresso.repubblica.it/interattivi/dossier/index.html" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;l'Espresso&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;): metodologia del lavoro d'inchiesta&lt;br /&gt;Videoconferenza: Raffaele Lupoli (direttore &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.lanuovaecologia.it/" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;lanuovaecologia.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;): come impostare un''intervista&lt;br /&gt;Seconda esercitazione (50 minuti)&lt;br /&gt;Scrittura di un articolo: il Ponte sullo Stretto&lt;br /&gt;Focalizzare l'argomento&lt;br /&gt;Attacco: come iniziare?&lt;br /&gt;Il corpo del testo&lt;br /&gt;Titolo, occhiello, sommario&lt;br /&gt;Scelta della fotografia&lt;br /&gt;Tag e parole chiave&lt;br /&gt;Discussione sui risultati degli esercizi &lt;/span&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Domenica, dalle 11 alle 14&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Incontro con Andrea Palladino, giornalista de "il manifesto", autore delle &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ricerca-nel-manifesto/vedi/nocache/1/numero/20091014/pagina/07/pezzo/262182/?tx_manigiornale_pi1[showStringa]=andrea%2Bpalladino&amp;amp;cHash=6fb305599d" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;inchieste sulle "navi dei veleni"&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Ore 14 - Pausa pranzo. Buffet vegetariano per i corsisti&lt;br /&gt;Domenica, dalle 15 alle 18&lt;br /&gt;Come la tecnologia cambia l'attività del giornalista (60 minuti)&lt;br /&gt;Blog e autopubblicazione&lt;br /&gt;Uso di Skype per registrare le interviste (anche internazionali)&lt;br /&gt;Organizzare ed informatizzare l'archivio&lt;br /&gt;Uso di Google Maps per organizzare le informazioni in forma visiva&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Infografica" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Infografica&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt; multimediale: creare contenuti per il web&lt;br /&gt;Esercitazione finale (60 minuti)&lt;br /&gt;Discussione con Andrea Palladino sull'esercitazione finale (60 minuti)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I formatori&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Oltre che da Andrea Palladino, in qualità di esperto, i corsisti saranno affiancati dai formatori Tiziana Barillà (giornalista), Antonello Mangano (editore, curatore del libro "Gli africani salveranno Rosarno"), Francesca Tortorella (giornalista Calabria Ora e Mag).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="Garamond 12 - Il giornalismo ambientale" href="http://farm3.static.flickr.com/2528/4034675056_d1b3aa2eba.jpg" rel="lyteframe"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name="logi"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;Logistica&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Per arrivare al "Cartella"&lt;br /&gt;in auto, uscita A3 Gallico - Reggio Calabria&lt;br /&gt;in treno, treni regionali stazione Gallico&lt;br /&gt;in autobus, dal centro di Reggio linee ATAM 101,102,103,105,108&lt;br /&gt;Info: corsi@terrelibere.org 339 66 016 30; stampa@terrelibere.org 320 26 335 63&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a name="note"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;Note&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il corso prevede il rilascio di un attestato con valutazione finale. Pranzo di domenica incluso nella quota.&lt;br /&gt;Su richiesta, è possibile usufruire di una convenzione per il pernottamento in B&amp;amp;B.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-1209673657594920658?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/1209673657594920658/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/garamond-12-il-giornalismo-ambientale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/1209673657594920658'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/1209673657594920658'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/garamond-12-il-giornalismo-ambientale.html' title='Garamond 12 - Il giornalismo ambientale'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SviYLLoLJwI/AAAAAAAAAMk/xm5li71Z8Cg/s72-c/garamond.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-2588128855294893216</id><published>2009-11-09T23:16:00.001+01:00</published><updated>2009-11-09T23:18:22.874+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No war'/><title type='text'>Le forze armate USA tornano ad occupare le basi di Panama</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SviVCf3dtZI/AAAAAAAAAMc/HHEXJvlHO9A/s1600-h/BlackHawk_11.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402231623177319826" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 154px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SviVCf3dtZI/AAAAAAAAAMc/HHEXJvlHO9A/s200/BlackHawk_11.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;di &lt;strong&gt;Antonio Mazzeo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Procede senza sosta la controffensiva del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti in America latina. Dopo aver firmato un accordo con il governo colombiano per l’utilizzo di sette basi aeree, Washington ha ottenuto dalle autorità panamensi l’autorizzazione a reinstallare proprie unità militari in quattro stazioni navali di fondamentale importanza per il controllo del Canale di Panama e dei Carabi. Lo ha denunciato il diplomatico Julio Yao, presidente del Servicio de Paz y Justicia, durante il discorso ufficiale pronunciato il 3 novembre scorso in occasione dell’annuale festa di commemorazione del “padre dell’indipendenza” panamense, Manuel Amador Guerrero. Alla presenza del presidente Ricardo Martinelli e delle maggiori autorità civili e militari del paese, Julio Yao ha lanciato parole durissime nei confronti del governo, stigmatizzando la decisione che “viola apertamente la sovranità nazionale”. “Le basi aereonavali e della polizia panamensi messe segretamente a disposizione degli Stati Uniti per lanciare possibili operazioni in tutta la regione – ha dichiarato il diplomatico - accentuano la militarizzazione di un ampio spazio territoriale e sono una franca cospirazione contro la pacifica convivenza tra i popoli e la soluzione pacifica dei conflitti”.&lt;br /&gt;La cessione di infrastrutture militari alle forze armate USA era trapelata già a fine settembre, dopo la visita a Panama della Segretaria di Stato, Hillary Clinton. Allora, il ministro alla Giustizia, Jose Raúl Mulino, aveva però ammesso solo la firma di un accordo di cooperazione bilaterale per rafforzare la presenza delle forze di sicurezza panamensi in due basi navali, a Bahía de Piña nella provincia del Darién, al confine con la Colombia, e a Punta Coca (Veraguas), nella parte sud-occidentale del paese. “Si tratterà esclusivamente di stazioni interforze panamensi, a disposizione dei Servizi di Frontiera e Aeronavali e della Polizia Nazionale, per rispondere all’esigenza di maggiori controlli delle coste panamensi contro il traffico di stupefacenti”, dichiarava il rappresentante dell’esecutivo. Un mese dopo le basi militari sono divenute quattro e il loro uso è stato concesso alle forze armate statunitensi. “Si sono pure moltiplicate le finalità di queste installazioni militari”, commenta Marco Gandásegui, docente dell’Università di Panama e ricercatore del Centro di Studi Latinoamericani (CELA) “Justo Arosemena”. “Accanto alla “lotta al traffico di droga”, compare il riferimento all’obiettivo di “frenare il traffico di persone illegali” e il “terrorismo”, eufemismo che i funzionari nordamericani possono interpretare come vogliono”. Oltre alle due basi navali di Bahía de Piña e Punta Coca, le forze armate USA potranno contare sull’utilizzo di un’infrastruttura aeronavale che sorge nell’isola di Chapera, nell’arcipelago de “Las Perlas”, e della base di Rambala, nella provincia di Bocas del Toro.&lt;br /&gt;Con l’accordo sottoscritto con il governo panamense, le forze armate statunitensi tornano ad assumere il controllo di Panama, dieci anni dopo aver abbandonato le 14 basi e stazioni radar che detenevano nel paese da tempo immemorabile. L’articolo V del Trattato di Neutralità firmato nel 1977 dagli allora presidenti Omar Torrijos (Panama) e Jimmy Carter (USA) aveva stabilito che Panama avrebbe riacquisito il pieno controllo del Canale a partire dell’1 gennaio 2000 e che solo le autorità di questo paese avrebbero potuto mantenere forze e installazioni militari di difesa all’interno del territorio nazionale. Nel 2002, però, un accordo tra il governo di Panama e l’ambasciatore James Becker, aveva disposto che i porti e gli aeroporti del paese centroamericano potessero essere utilizzati dalle forze armate statunitensi per esercitazioni militari o trasferimenti transitori di truppe e armamenti. “Un accordo senza alcun fondamento costituzionale che consente pure agli Stati Uniti d’America d’invitare paesi terzi a fare ingresso nel nostro territorio con il proposito di cooperare nella guerra contro il terrorismo, il narcotraffico e altri delitti internazionali”, spiega il diplomatico Julio Yao. “Secondo questo accordo, Panama è pure costretta a non poter esercitare alcuna giurisdizione sui funzionari civili e militari USA accusati di crimini di guerra, né può sottometterli a giudizio del Tribunale Penale Internazionale”.&lt;br /&gt;Nell’ultimo triennio, la presenza di unità navali USA si è fatta sempre più frequente nelle acque territoriali e nei porti panamensi, in particolare quello di Vasco Nuñez de Balboa, all’interno del Canale, confinante con una (ex) stazione di trasmissione dell’US Navy utilizzata per le comunicazioni con i sottomarini in transito negli oceani. Panama, in particolare, è sede fissa delle operazioni della IV Flotta USA e della “Southern Partnership Station”, la missione navale attivata periodicamente nei Carabi e in America latina dall’US Southern Command (il Comando Sud delle forze armate USA) con finalità di addestramento e cooperazione militare per la “sicurezza di teatro” e l’interdizione del narcotraffico e delle migrazioni. Dall’11 al 22 settembre scorso, il Canale di Panama ha ospitato una delle più grandi esercitazioni aeree e navali mai realizzate a livello internazionale, Panamax 2009, a cui hanno partecipato 4,500 militari, 30 navi da guerra e decine di cacciabombardieri di 20 nazioni straniere. “Con l’esercitazione sono state sperimentate tutta una serie di risposte alla richiesta di protezione e assicurazione della libertà di transito attraverso il Canale”, si legge in una nota diffusa dall’US Southern Command, che ha pure enfatizzato l’importanza strategica di questo corridoio interoceanico per l’economia e il commercio USA e mondiale.&lt;br /&gt;Gli Stai Uniti rappresentano oggi il maggior partner economico di Panama; si tratta però di un rapporto fortemente sbilanciato a favore di Washington. Nel 2008 il surplus degli scambi con il paese centroamericano è stato infatti di 4,3 miliardi di dollari, l’ottavo in ordine di grandezza a livello mondiale degli Stati Uniti. La concessione delle quattro basi panamensi alle forze armate USA viene considerata proprio in funzione del rafforzamento del controllo economico di Washington sul paese e sul Canale. Parallelamente al nuovo patto militare, la nuova amministrazione Obama e il governo di Panama hanno concluso un importante accordo di libero commercio (Free Trade agreement - FTA). “Il nuovo trattato di libero commercio incoraggerà l’espansione e la diversificazione del commercio USA con Panama eliminando le barriere doganali e facilitando la movimentazione di beni e servizi a favore delle imprese statunitensi”, ha commentato James M. Roberts, ricercatore in “Libertà economiche e Sviluppo” del Centro per il Commercio Internazionale della ultraconservatrice Heritage Foundation. “L’FTA USA-Panama offrirà un insieme di regole chiare e vincolanti che favoriranno stabilità e prevedibilità. Le regole dell’accordo di libero commercio per servizi, attività, investimenti, commesse governative, diritti di proprietà intellettuale e risoluzione di dispute saranno maggiori di quelle previste dagli standard dell’Organizzazione per il Commercio Mondiale. L’FTA garantisce un trattamento non discriminatorio per i capitali stranieri e legittima la preparazione di ulteriori trasferimenti di tecnologie e migliori pratiche tra i paesi partner”.&lt;br /&gt;Sempre secondo il ricercatore dell’Heritage Foundation, il nuovo accordo di libero commercio dovrebbe permettere alle imprese USA di recuperare lo “svantaggio competitivo” nella gestione del traffico attraverso il Canale, dopo che “la società cinese con sede a Hong Kong, Hutchison Whampoa, Ltd., ha firmato accordi di affitto a lungo termine con il governo panamense per operare nei porti commerciali strategici di Cristobal sull’Atlantico e Balboa sul Pacifico”. Washington punta inoltre a spostare a proprio favore l’esito negativo della gara per i lavori di ampliamento del Canale di Panama (costo stimato 5,25 miliardi di dollari), gara appena aggiudicata ad un consorzio europeo che vede capofila l’italiana Impregilo. “Assicurato l’FTA, le compagnie USA potrebbero posizionarsi meglio per i lucrativi appalti di costruzione”, scrive ancora James M. Roberts. “La maggior parte delle attrezzature che saranno utilizzate per costruire il nuovo sistema di chiuse, ad esempio, potrebbero essere prodotte negli Stati Uniti”.&lt;br /&gt;Immancabili, infine, le considerazioni di ordine geo-strategico, finalizzate all’isolamento e alla sconfitta dei nuovi “nemici” di Washington negli scenari latinoamericani. “L’accordo di libero commercio con Panama – conclude il ricercatore – aiuterà a contrarrestare la crescente corrente rappresentata dal Chavismo che ha fortemente circondato la Colombia e provocato l’odierna crisi in Honduras, e che minaccia di minare gli interessi emisferici USA”.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-2588128855294893216?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/2588128855294893216/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/le-forze-armate-usa-tornano-ad-occupare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2588128855294893216'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/2588128855294893216'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/le-forze-armate-usa-tornano-ad-occupare.html' title='Le forze armate USA tornano ad occupare le basi di Panama'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SviVCf3dtZI/AAAAAAAAAMc/HHEXJvlHO9A/s72-c/BlackHawk_11.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-7137460734381390263</id><published>2009-11-09T14:34:00.006+01:00</published><updated>2009-11-09T14:37:38.619+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>Presentazione di Ponte sullo Stretto e mucche da mungere a De-scritto 2009, festival dell'editoria indipendente, Catania 7.11.2009</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/Svga9aCEeiI/AAAAAAAAAMU/sJvxbDsUCXI/s1600-h/descritto4.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402097395293256226" style="DISPLAY: block; 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davanti al CPO Experia'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvfDgmXndNI/AAAAAAAAAL0/5m4b_xG-7Bs/s72-c/cpo+experia+3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-5024658328842303119</id><published>2009-11-09T01:33:00.001+01:00</published><updated>2009-11-09T01:35:22.485+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>PONTE: AFFARE A PERDERE PER LE FERROVIE. ECCO PERCHE’ L’Or.S.A. NAVIGAZIONE  SOSTIENE LA RETE NO PONTE</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvdjswTqK2I/AAAAAAAAALE/nfuewzdBNDI/s1600-h/stretto_chiuso_per_ponte.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5401895898586950498" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 142px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvdjswTqK2I/AAAAAAAAALE/nfuewzdBNDI/s200/stretto_chiuso_per_ponte.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Il CIPE (il comitato interministeriale per la programmazione economica) ha dato il via libera alla costruzione del ponte sullo stretto, il governo ha sbloccato 8,7 miliardi per le opere infrastrutturali dei quali 1,3 miliardi di soldi pubblici sono destinati al “tentativo” di realizzazione dell’attraversamento stabile fra la Calabria e la Sicilia ma dei decantati investimenti privati non si ha notizia.&lt;br /&gt;La realtà sfiora il ridicolo ma nessuno ne parla: la fattibilità economica resta sulle spalle delle Ferrovie dello Stato, la società più sussidiata d’Italia che non ha neppure i soldi per l’ammodernamento dei vagoni e da anni persegue l’attivo in bilancio puntando solo sui tagli al costo del lavoro e della sicurezza e compromettendo di fatto la qualità e la quantità del servizio soprattutto al sud.&lt;br /&gt;L’effetto annuncio del governo può servire a mietere consensi elettorali ma non cancella i molti dubbi che gravano sull’operazione, se la possibilità che tutto il sistema possa risultare economicamente sostenibile poggia sulle Ferrovie dello Stato, il progetto ponte assume i connotati dell’utopia organizzata per distribuire denaro pubblico al ciclo dell’acciaio e del cemento ampiamente descritto da Giovanni Falcone .&lt;br /&gt;F.S. è la società pubblica più sovvenzionata d’Italia, quella che ha prodotto l’allungamento anomalo dei tempi di realizzazione della TAV ed ha moltiplicato i costi scaricandoli sul bilancio dello Stato, l’azienda che nonostante tutti i proclami non riesce a far circolare scorrevolmente i treni, soprattutto quelli da e per la Sicilia, e a dispetto delle reiterate promesse non è in grado neanche di assicurare la pulizia delle carrozze.&lt;br /&gt;Eppure senza l’apporto economico delle Fs niente Ponte; tanto basta per affermare che il ponte parte con il piede sbagliato ed appare un azzardo prima ancora della posa della prima pietra prevista per l’inizio di dicembre. È come se qualcuno volesse correre i cento metri con le gambe ingessate, la condizione che siano proprio le Ferrovie il pilastro di tutta la struttura finanziaria appare così avventata agli stessi propugnatori dell’opera, che di fatto hanno finito per nasconderla nelle comunicazioni ufficiali; nei siti governativi non è più neanche rintracciabile.&lt;br /&gt;Analizziamo i dettagli: il costo dell’operazione è previsto in 6,3 miliardi di euro da ammortizzarsi al 50% in 30 anni attraverso rate costanti. Queste rate devono essere pagate, appunto, dalle Fs con la controllata Rete Ferroviaria Italiana che si impegna a sborsare un canone minimo annuo per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria di 100,6 milioni di euro, più di 8 milioni al mese; in buona sostanza RFI investe sulla costruzione del ponte e finita l’opera dovrà pagare un pedaggio salatissimo per far transitare i propri convogli; non è finita, le Ferrovie dovranno girare al gestore del Ponte anche il contributo che oggi ricevono dal ministero dei Trasporti a compensazione degli oneri sostenuti per il traghettamento dello stretto a garanzia della “continuità territoriale”, si tratta di un’altra trentina di milioni che sommati alla quota precedente fanno circa 130 milioni, 11 milioni al mese. In più Rfi si impegna “ad effettuare a suo carico la manutenzione ordinaria e straordinaria”.&lt;br /&gt;Rfi diventa gestore del collegamento ferroviario dell’opera ma nel contempo attiva la dismissione degli impianti ferroviari siciliani e calabresi, un paradosso tutto italiano, miliardi di euro investiti per il ponte ferroviario più lungo del mondo recuperati attraverso lo smantellamento delle infrastrutture ferroviarie che insistono sulla terraferma.&lt;br /&gt;Finito il ponte dovremo aspettare altri 20 anni per riattivare ciò che F.S. sta smantellando in questi giorni?&lt;br /&gt;Quanto tempo ci vorrà per dotare la Sicilia del doppio binario e realizzare la completa elettrificazione della rete regionale che ancora oggi si serve di obsoleti locomotori diesel?&lt;br /&gt;L’incomprensibile dismissione di F.S. al sud ha prodotto un drastico calo del traffico ferroviario che si pone in totale antitesi con i proclami di sviluppo, modernizzazione e velocizzazione del trasporto su rotaia attraverso il ponte.&lt;br /&gt;In sintesi il maggiore garante finanziario del ponte sta facendo di tutto per rendere ulteriormente inutile un’opera di per sé dannosa di cui nessuno sentirebbe il bisogno se il normale, ecologico ed economico collegamento ferroviario via mare funzionasse con i canoni minimi di qualità che F.S. non riesce o non vuole garantire. Secondo l’edizione 2008 del Conto nazionale dei trasporti, a partire dal 1990, il totale delle carrozze transitate sullo Stretto è calato del 46,4%, la diminuzione è stata repentina soprattutto negli ultimi 8 anni: meno 17,8 % con punte del 37% per i treni viaggiatori e con un decremento per le merci del 3,5%. Mentre diminuisce il traffico dei treni, si registra un boom del numero dei viaggiatori negli aeroporti siciliani, più 200% in totale a Catania, Palermo e Trapani (fonte Assaeroporti ed Enac). Sullo Stretto transitavano circa 15 milioni di passeggeri all’anno tra traghetti privati, Fs e treni, mentre i viaggiatori fuori dello Stretto erano appena 4 milioni, nel 2008 il rapporto si è invertito: i passeggeri passati dallo Stretto sono in minoranza, 10,7 milioni, in prevalenza trasportati dalle compagnie private tipo Caronte &amp;amp; Tourist delle famiglie Franza e Matacena, mentre quelli fuori dallo Stretto sono più che raddoppiati e in totale ora sono un milione in più degli altri, e per di più quasi tutti clienti delle compagnie aeree.&lt;br /&gt;Tra una sponda e l’altra, oggi transitano appena 8 coppie di treni passeggeri e 8 merci al giorno, cioè 32 convogli tra andata e ritorno. Quindi ogni anno sullo Stretto passano soltanto 11.680 treni (pochini per giustificare le risorse pubbliche destinate al ponte ferroviario), tanti quanti ne viaggiano in un solo giorno su tutta la rete ferroviaria nazionale, e una volta costruito il Ponte ogni treno tramite il canone elargito da Fs pagherà, di fatto, un pedaggio stratosferico, 11.130 euro in media per percorrere 3 chilometri e 300 metri.&lt;br /&gt;A questo punto sfidiamo chiunque a descrivere ancora il ponte come volano di sviluppo economico per il sud. Numeri alla mano, la faccenda del canone è tutt’altro che un affare per le Ferrovie e per le casse pubbliche, mentre lo è, e parecchio, per il futuro gestore dell’opera, la società Impregilo, a cui nel 2005 il precedente governo Berlusconi affidò la realizzazione della struttura, e i cui soci di maggioranza, sono anche i famosi “patrioti” del business Cai-Alitalia, da Marcellino Gavio ai Benetton a Ligresti. Ma perché le Fs avendo poca o nessuna convenienza ad infilarsi nell’affare del Ponte sullo Stretto non si sottraggono al patto leonino a favore di Impregilo? Perché non possono! Essendo un’azienda pubblica dipendente dalle decisioni della politica e dai finanziamenti del governo non possono mettersi di traverso ad un affare che per l’esecutivo Berlusconi è diventato una specie di punto d’onore, un gigantesco monumento alla mitologia del fare.&lt;br /&gt;Le banche chiamate a prestare il 60 per cento dei fondi necessari per l’infrastruttura fanno capire che senza adeguate garanzie faranno dietro front; quali garanzie? Che arrivino i soldi per l’ammortamento di almeno metà dell’opera tramite il pagamento certo di un canone che sarà a totale carico di RFI. Le Ferrovie, in sostanza, agiscono come sostituti finanziatori:&lt;br /&gt;la finzione è che paghino per un servizio, la realtà è che strapagano in cambio di nulla su ordine del Governo. Ma tanto, gira e rigira, quei soldi Fs sono soldi pubblici, frutto della fiscalità generale, cioè sborsati dai cittadini onesti con le tasse, mentre la precarietà del lavoro marittimo in ferrovia ha raggiunto percentuali altissime senza precedenti, la flotta navale è vecchia di 40 anni ed i continui tagli al trasporto meridionale costringono l’utenza ad inenarrabili avventure per spostarsi da una sponda all’altra e per raggiungere il continente.&lt;br /&gt;Il diritto universale alla mobilità e la continuità territoriale sono stati sacrificati con largo anticipo a favore di un’opera di dubbia fattibilità, dettata dalla megalomania e dall’esigenza di trasferire risorse pubbliche nelle casse private di imprese e “patrioti” della finanza che troppo spesso figurano come usufruttuari dello storno di denaro pubblico elargito dallo Stato.&lt;br /&gt;L’OrSA Navigazione si schiera senza mezzi termini contro la realizzazione del ponte che anche se fosse realizzato nei tempi e nei modi proclamati dal governo, non favorirebbe certo lavoratori e cittadini nel bilancio costi/benefici, i ferrovieri da oltre 10 anni pagano lo scotto del ponte con continue compressioni dei livelli occupazionali; 1800 marittimi si sono ridotti in poco tempo a meno di 600 di cui almeno il 30% con contratto precario e migliaia di posti di lavoro si perderanno nel settore ferroviario per effetto dei tagli, previsti già per il 2010, di treni merci e viaggiatori da e per la Sicilia; mentre i continui disagi procurati all’utenza vengono mitigati con la promessa di un ponte che con ogni probabilità non vedremo mai ultimato, sia per l’onere dei costi che per l’inedita tecnologia foriera di incertezze se riferita alla struttura a campata unica più lunga del mondo.&lt;br /&gt;L’OrSA Navigazione invita tutti i ferrovieri a sostenere e partecipare attivamente a tutte le iniziative di resistenza civile periodicamente organizzate dalla Rete No Ponte siciliana e calabrese a difesa del territorio e contro la dispersione di risorse pubbliche che sono indispensabili per il raggiungimento di obiettivi concreti e prioritari nell’interesse della collettività e per il vero sviluppo del meridione d’Italia. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;OrSA Trasporti&lt;br /&gt;Segretario Nazionale Settore Navigazione&lt;br /&gt;Enrico Pisciotta&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-5024658328842303119?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/5024658328842303119/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/ponte-affare-perdere-per-le-ferrovie.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5024658328842303119'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/5024658328842303119'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/ponte-affare-perdere-per-le-ferrovie.html' title='PONTE: AFFARE A PERDERE PER LE FERROVIE. ECCO PERCHE’ L’Or.S.A. NAVIGAZIONE  SOSTIENE LA RETE NO PONTE'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvdjswTqK2I/AAAAAAAAALE/nfuewzdBNDI/s72-c/stretto_chiuso_per_ponte.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-7285685034939314229</id><published>2009-11-07T23:59:00.002+01:00</published><updated>2009-11-08T00:00:42.006+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No Ponte'/><title type='text'>Messina. Città laboratorio del Ponte - mucca da mungere</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvX79X2UfBI/AAAAAAAAAK8/USqzDDkShro/s1600-h/mucche.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 141px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvX79X2UfBI/AAAAAAAAAK8/USqzDDkShro/s200/mucche.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5401500359893220370" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;font-family:times new roman;font-size:100%;"  &gt;di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Antonello Mangano – Luigi Sturniolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;i style="font-family: times new roman;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;&lt;i&gt;“No alle opere faraoniche, sì alla messa in sicurezza del territorio”. Lo dice, dopo l’alluvione del 2 ottobre, persino il presidente della Repubblica. Lo sostiene, da sempre, il movimento che si oppone al Ponte. Eppure da dicembre partiranno gli annunciati cantieri collaterali: una ulteriore devastazione del territorio, con opere insensate e sbancamenti delle colline. Uno spreco di denaro, perché saranno inutili fino al teorico completamento della grande opera. Un’offesa ai morti dell’alluvione, perché quei soldi devono servire alla messa in sicurezza del territorio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; font-family: times new roman;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;Subito dopo l’alluvione del primo ottobre 2009, il presidente della Repubblica parlava come un militante “No Ponte”. Più esattamente, diceva “no ad opere faraoniche, si alla messa in sicurezza del territorio”. Sono stati necessari 30 cadaveri innocenti, trascinati in mare dai torrenti in piena, sepolti vivi nel fango, portati via dall’acqua o annegati nelle cantine delle loro stesse case per arrivare a questa conclusione. Per poche ore.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; font-family: times new roman;font-family:times new roman;"&gt;Dopo decine di morti, una quarantina di dispersi, centinaia di sfollati ed una tragedia di proporzioni inattese molti rividero le proprie posizioni. Non tutti. Chi se la prese col destino: precipitazioni fuori dalla norma; chi con i pochi soldi attribuiti alla prevenzione: non bastano mai; chi si limitava ad inscenare l’ormai consueto teleshow dei soccorsi a base di politici sorridenti e funzionari decisionisti.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family: times new roman; text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;In estate, il governo minacciava l’uso dell’esercito contro le minoranze che si opponevano all’avvio dei cantieri. Il presidente dell’Anas Ciucci veniva investito della carica surreale di “Commissario alla rimozione degli ostacoli” frapposti alla grande opera. Il tutto nel silenzio delle istituzioni nazionali e locali. Parlare di “riqualificazione del territorio”, evidentemente, colpiva meno l’immaginario rispetto alla retorica dell’isola da “unire al continente”. Proposte come le infrastrutture di prossimità, il traghettamento pubblico tra le due sponde, la messa in sicurezza antisismica degli edifici venivano bollati come risposte insufficienti, soluzioni limitate.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="times new roman" style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;“Non lo faranno mai”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="times new roman" style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;Non si è mai vista tanta incredulità intorno alle parole di un ministro della Repubblica e dell’amministratore delegato di una delle maggiori società di costruzioni del mondo. “Stiamo per aprire i cantieri”, dicono con ammirevole costanza da mesi. “Tanto il Ponte non lo faranno mai”, ribatte sia la gente comune sia l’esperto che la sa lunga. Eppure Matteoli e Rubegni (a.d. di Impregilo) lo hanno ripetuto più volte, anche a 24 ore dal fango di Giampilieri: a dicembre partiranno le opere a terra. I cantieri sono stati divisi in quattro categorie: opere ferroviarie, stradali, collegamenti marittimi ed opere compensative. Le prime due sono connesse al Ponte. La terza sezione sembra addirittura sostitutiva rispetto all’attraversamento stabile. La quarta è il classico assegno staccato ad un territorio in cambio della devastazione procurata.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="times new roman" style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;Per prima cosa la nuova stazione, ipotizzata prima in pieno centro e poi nella zona semi-periferica di Gazzi. Sicuramente ci sarà l’interramento dei binari e nuove gallerie da realizzare in area urbana. Poi arrivano le opere stradali: la “variante necessaria a preservare l’integrità della Cittadella universitaria dell’Annunziata”, il raccordo Panoramica-Litoranea; il minisvincolo di Ganzirri, in corrispondenza del casello dove si pagherebbe il pedaggio prima di immettersi sul Ponte. In secondo luogo,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;la strada “Curcuraci- Panoramica dello Stretto - Svincolo di Marotta” e il raddoppio autostradale Giostra-Annunziata.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="times new roman" style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;&lt;b style=""&gt;Un delirio di strade. Inutili&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Poi le “opere stradali connesse”, che servono ad evitare interferenze tra mezzi di cantiere e traffico ordinario e – ad opera compiuta – a sostenere un aumentato flusso veicolare&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;del tutto ipotetico: la “seconda tangenziale” (Tremestieri-Giostra), il “secondo tratto” della via del mare, il bypass Annunziata-Pace, il completamento della copertura del torrente Papardo. Prevedendo l’intasamento della città a causa del mega-cantiere, si ipotizzano sei “nodi di approdo” (Torre Faro, Papardo, Annunziata, Messina-porto, Gazzi, Tremestieri-porto) per integrare il sistema di trasporto pubblico e favorire gli spostamenti da una parte all’altra dell’area urbana.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Infine, le opere compensative:&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;interventi di salvaguardia della riserva di Capo Peloro; interventi attuativi del Piano particolareggiato-Porto di Tremestieri; la variante-bypass di Faro Superiore; la rinaturalizzazione e il ripascimento dei litorali; misure per l’area integrata dello Stretto; aree di protezione civile.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Si tratterebbe di una delle più grandi follie mai realizzate in Italia. Per prima cosa, le strade e le ferrovie risulteranno perfettamente inutili fino al completamento finale del Ponte, e probabilmente anche dopo. Nello stand allestito lo scorso agosto alla fiera cittadina, la società “Stretto di Messina” mostrava senza pudore i plastici del “progetto preliminare 2002”. Da allora non è stata fatta molta strada: la successiva ipotesi, quella contestata dall’allora capo dei progettisti Remo Calzona, è del 2004.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Si procederebbe dunque al dissesto ulteriore di un territorio fragile, fatto di colline che fronteggiano il mare e già abbondantemente cementificate. Raddoppiare la tangenziale, interrare i binari, spostare la stazione, tanto per fare qualche esempio, sarebbe solo un regalo ad Impregilo. Una nuova ferita per un territorio sanguinante. Un’offesa ai martiri di quella politica che oggi tutti rinnegano. A parole.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;b style=""&gt;La questione Ponte. Non lo faranno mai? Lo stanno già facendo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Non è abbastanza chiaro che il Ponte lo stanno già facendo, da anni. Prima con la progettazione, ancora non completata. Da dicembre con le prime opere collaterali. Il Ponte è questo. Una gigantesca opera di trasferimento di risorse pubbliche a pochi soggetti privati. E’ questo non è un bluff, né una farsa, ma una realtà. L’alluvione di Messina ha dimostrato che la vera emergenza è la messa in sicurezza del territorio. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Cinquecentottanta milioni di euro già spesi senza che una sola pietra sia stata mossa e senza progetto definitivo ci danno la misura anche economica dell’operazione Ponte. E dimostra che la frase “tanto non lo faranno mai” è destituita di ogni significato. Lo stanno già facendo. Da tempo. Lo stanno facendo spendendo risorse pubbliche e lo stanno usando come ipoteca sul territorio per replicare un modello che è proprio dei regimi populisti, secondo un diktat che dice: “o questo, o niente”.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Il Ponte è &lt;i style=""&gt;il cammino che conduce al Ponte&lt;/i&gt; ed è contro questo percorso che noi dobbiamo scontrarci. Dobbiamo farlo perché il Ponte, come in genere le grandi opere e tutti quegli interventi giustificati dalla politica dell’emergenza, è ad un tempo collettore di risorse pubbliche verso tasche private e strumento per la raccolta del consenso.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;I tragici eventi che hanno colpito la riviera jonica del messinese nelle scorse settimane hanno messo in evidenza la fragilità del nostro territorio. Ciò che è accaduto a Giampilieri e Scaletta potrebbe, purtroppo, ripetersi in altre parti, e anche più popolose, della città di Messina. Questo allarme era stato lanciati per tempo e rispetto ad esso le autorità politiche, centrali e locali, avevano manifestato una colpevole indifferenza, lasciando di contro che si aggravassero le situazioni di rischio. Dal giorno del disastro tutti a Messina si sentono in pericolo e tutti chiedono che il territorio venga messo in sicurezza. A fronte di ciò l’annuncio dei cantieri è apparso a molti come un’assurdità, ai limiti della provocazione, dell’arroganza. E’ questo il motivo per cui tanta gente che era indecisa o, addirittura, favorevole alla costruzione dell’infrastruttura oggi ritiene il Ponte un’opera da non prendere assolutamente in considerazione.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Il Governo ha dichiarato di avere previsto 1.3 miliardi di euro pubblici da affiancare ai soldi da recuperare col project financing per la costruzione del manufatto. Ciucci ha rincarato la dose dicendo che con la ricapitalizzazione entro novembre arriveranno ai 2.5 miliardi di euro lasciati dal Governo Prodi. Glissiamo sul project financing (i famosi soldi dei privati) di cui bisognerà chiarire le caratteristiche speculative. Il resto, però, è pubblico. Quei soldi sono nostri e devono essere riconvertiti per la messa in sicurezza del territorio. Questa è, oggi, la partita. Qualcuno sostiene che quei soldi non esistono, in realtà. E’ possibile. Sia allora il Governo a dirlo e dichiari che da un anno prende in giro gli italiani sbandierando un finanziamento che non esiste.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;Per tutti questi motivi quel chilometro e sette riveste un’incredibile importanza. Per questi motivi per noi le tappe sono obbligate. Bisognerà contrastare la posa della prima pietra perché quella verrà giocata come l’inizio dei lavori e tutti la percepiranno così.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: times new roman; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6967400970272889810-7285685034939314229?l=sciami.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sciami.blogspot.com/feeds/7285685034939314229/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/messina-citta-laboratorio-del-ponte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/7285685034939314229'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6967400970272889810/posts/default/7285685034939314229'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sciami.blogspot.com/2009/11/messina-citta-laboratorio-del-ponte.html' title='Messina. Città laboratorio del Ponte - mucca da mungere'/><author><name>sciami</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12482994187317231660</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvX79X2UfBI/AAAAAAAAAK8/USqzDDkShro/s72-c/mucche.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6967400970272889810.post-8848593106897793352</id><published>2009-11-07T01:51:00.001+01:00</published><updated>2009-11-07T01:53:24.795+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Mazzeo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='No war'/><title type='text'>Il MUOS a Niscemi, una bomba ecologica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvTE3iXP6HI/AAAAAAAAAKs/OTXeDLsQZVU/s1600-h/BlackHawk_11.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5401158311520233586" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 154px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_MJaWLjVMukY/SvTE3iXP6HI/AAAAAAAAAKs/OTXeDLsQZVU/s200/BlackHawk_11.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;di Antonio Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;“Incompleta e di scarsa attendibilità” con una documentazione allegata “discordante, insufficiente e inadeguata”. È quanto emerge dalla relazione tecnica che analizza lo studio per la valutazione d’incidenza ambientale presentata nell’estate del 2008 dalla Marina militare statunitense in vista dell’installazione della stazione del sistema di telecomunicazione satellitare MUOS all’interno della riserva naturale “Sughereta di Niscemi”, in provincia di Caltanissetta.&lt;br /&gt;La presentazione della valutazione d’incidenza si era resa necessaria in quanto le infrastrutture MUOS occuperanno un’area di circa 2.500 m2 ricadente in zona B della riserva di Niscemi, Sito di Importanza Comunitaria (SIC), identificato dal codice “ITA050007” e rientrante - secondo il manuale delle linee guida per la gestione dei Siti Natura 2000 del Ministero dell’Ambiente - nella tipologia “a dominanza di querceti mediterranei”. Parere favorevole sullo “studio ambientale” predisposto dall’US Navy era stato rilasciato l’8 settembre del 2008 da tutti i partecipanti alla conferenza dei servizi indetta dall’Assessorato regionale al Territorio ed Ambiente. Alla conferenza, oltre all’ente gestore della riserva naturale, erano presenti 
