sabato 21 novembre 2009

Comunicato stampa cpo Experia

Questo pomeriggio dopo la manifestazione di disobbedienza civile davanti al CPO Experia, in via Plebiscito n.782, gli occupanti e tutti i sostenitori che oggi riconoscono nella storia dell’Experia una vicenda simbolo di impegno civile, politico e sociale hanno occupato il Bastione degli infetti (reperto archeologico del 1553 nel quartiere antico corso), che già dal 2000 in poi è stato elemento di battaglia politica da parte del Comitato Cittadino Antico Corso e del Centro Popolare Experia per la realizzazione di un progetto di reale riqualificazione di tutto il quartiere e della città intera. Dopo le inaugurazioni da parte del Sindaco Scapagnini questo spazio pubblico, unica area verde del quartiere, è rimasto chiuso e abbandonato. Il messaggio delle amministrazioni passate e attuali è chiaro: lasciare al degrado intere aree cittadine per preparare il terreno ad interventi di speculazione e impoverimento. Oggi questo spazio è aperto e verrà consegnato agli abitanti del quartiere che in questi anni hanno vigilato affinché questo spazio non diventasse luogo di spaccio e di ulteriore degrado ambientale e sociale. Nei prossimi giorni il Centro Popolare Experia insieme al Comitato cittadino che si è costituito attorno al progetto di difesa del Centro, contro lo sgombero violento e per la rassegnazione dello spazio al Comitato di Gestione, presenterà al quartiere, alla città il proprio progetto di riqualificazione delle aree in questione, perché questi beni del patrimonio pubblico appartengono alla città e a tutti noi e non all’Arch. Campo o chi per lui sta manovrando occulti interessi privati modificando di fatto intere aree della città. Questa sera festa popolare al Bastione degli infetti, con spettacolo teatrale a cura del GAPA, LIBRINO di e con Luciano Bruno, regia di Orazio Condorelli e Giuseppe Scatà. Catania spera se Experia Resiste

Centro Popolare Experia Catania

Compensazione del disastro. Un modello dall’Africa allo Stretto

di Antonello Mangano e Luigi Sturniolo

Il modello delle opere compensative nasce con gli interventi in Africa delle grandi multinazionali. Siamo consapevoli di provocare gravi danni, però li risarciamo. E’ stato più volte applicato in Italia: nel disastro campano dei rifiuti, con i danni prodotti dal Tav, nelle aree interessate dai poli petrolchimici. Ora nello Stretto. Nuovo dissesto idrogeologico e tante opere inutili. Ma chi accetta la compensazione non può rifiutare il danno. E Ciucci rassicura i dubbiosi: Sulla mafia alta sorveglianza. I cetacei non saranno distratti dalle ombre.


Duecento chilometri di strade, migliaia di ettari di terra arabile invasi dalla acque, crepe aperte nelle case dagli esplosivi, l’erosione dei terreni ed il conseguente trasferimento forzato di migliaia di persone, ovvero l’intero popolo dei Basotho deportato dal progetto della megadiga nota come Lesotho Highlands Water Project. Avviato nel 1986, dovrebbe concludersi nel 2027. La seconda più grande opera al mondo nel suo genere, gestita anche da Impregilo, pensata all’epoca dell’apartheid per trasferire risorse idriche dagli altipiani del Lesotho al ricco distretto industriale di Johannesburg e segnato da casi di corruzione di risonanza mondiale. Il Lesotho è un paese povero, vive di agricoltura ed allevamento e dipende in gran parte dagli aiuti finanziari del vicino Sudafrica, dove molti dei suoi abitanti emigrano per lavorare nelle miniere. La risorsa principale è l’acqua. Ma la vicenda è anche un ottimo esempio del modello delle opere compensative: ai 30 mila Basotho, infatti, era stato proposto un ricco programma di reinsediamento, con risarcimenti e compensazioni varie. Purtroppo la conseguenza immediata fu il dilagare di Aids, alcolismo e prostituzione.

E’ facile imporre il ricatto delle opere compensative nel Terzo Mondo, dove si pensa di trovare povertà diffusa e debolezza della società civile. Purtroppo questo modello e` diffuso anche in Italia. E’ stato applicato nei paesi dove vengono installate le discariche dei rifiuti solidi urbani (in Campania, e non solo a Chiaiano), nei territori devastati dai cantieri del Tav (sia in Val di Susa che nel tratto Bologna-Firenze), nelle zone dove esistono grandi complessi petrolchimici (ad esempio l’area di Priolo-Melilli interessata dal nuovo rigassificatore).

La logica è semplice: siamo consapevoli di apportare un danno al territorio, ma vedremo di compensarlo. Vivrete in un territorio devastato e ad alto rischio idrogeologico, vi ammalerete di tumore, sarete infestati dalla spazzatura (a seconda dei casi citati) ma un po’ più ricchi degli altri.


Il commissario Ciucci

Dopo aver trascorso l’estate in qualità di Commissario Straordinario per riavvio delle attività, con il compito specifico di rimuovere gli ostacoli; al Ponte, l’11 novembre Ciucci è stato nominato Commissario per le opere collegate del Ponte sullo Stretto. Durante un intervento al consiglio comunale di Messina, ha promesso 130 milioni di euro, evidenziato i vantaggi che il territorio avrà dalle nuove infrastrutture, smentito una per una le perplessità dei contrari: l’ambiente? Il monitoraggio riguarderà un’area dieci volte più ampia di quella dei cantieri. Il problema dei cetacei distratti dall’ombra del Ponte? Le conclusioni del Dipartimento di biologia dell’Università sono tranquillizzanti. La mafia? E’ stato fondato il comitato di alta sorveglianza.

E mentre prosegue questa farsa fatta di cariche barocche, commissioni improponibili, dibattiti sui capodogli confusi dalle ombre, rimane la sostanza di sudditi abbagliati dalle elemosine che il vicerè, abilmente, lascia intravedere. Sarà la città a decidere, dice Ciucci: l’ordine di priorità delle cose da fare, più qualche regalo collaterale. Finora è stata chiesta la sezione messinese del Tar: gestirebbe meglio le prevedibili vertenze sugli espropri. Ma intanto avremo nuovi approdi e nuove strade pensate soprattutto per smaltire il traffico dei mezzi di cantieri, non un incremento di veicoli che non ci sarà a Ponte completato. Come non pensare, sostiene l’economista Guido Signorino, alle discariche che sulle nostre colline dovranno sopportare un milione e 800 mila metri cubi di terra, aggravando la condizione di dissesto idrogeologico?.


La politica col cappello in mano

Il Ponte non è l’infrastruttura di attraversamento dello Stretto ma un sistema complesso di gestione di flussi economici e di raccolta del consenso. Il rilancio del Governo sul miliardo e 300 milioni destinati alle opere preliminari ha risvegliato gli appetiti di tutti, trasformando come prevedibile una battaglia di idealità in uno scontro di interessi. Le reiterate dichiarazioni di Berlusconi, Matteoli, Ciucci degli ultimi tempi hanno piano piano bucato il velo di scetticismo che copre tutta la vicenda della mega-infrastruttura (tanto non lo faranno mai) e hanno lasciato prendere il sopravvento all’ansia di infilarsi nel nuovo affare.

Non stiamo parlando del Ponte. Per quello saranno necessari i soldi dei privati (cioè il sistema banche-mutui-debito noto come finanza di progetto). Parliamo di cose piu serie, di soldi pubblici. Non è chiaro ancora quanti saranno, in che tempi arriveranno, ma comincia a diventare credibile che arrivino. Un flusso di denaro come ce ne sono stati tanti in passato. Oggi c’è questo: quello del Ponte. Bisogna che ci si infili dentro. Bisogna sgomitare per far passare l’opera preliminare di riferimento. Questo sarà adesso l’oggetto del contendere: l’ordine delle priorità delle opere da infilare tra le preliminari e, naturalmente, gli incarichi, le consulenze, i commissari, gli appalti, i gettoni.

Il Ponte sparisce, rimane lì sullo sfondo. Non importa neanche più se si è pro o contro. Anzi, con la furbizia tipica della classe politica locale, comincia a farsi strada la tesi che tanto il Ponte non lo faranno mai, dunque prendiamoci queste opere targate Ponte perché altrimenti questi soldi svaniranno. Così il Ponte entra anche nel No Ponte. Un ragionamento di questo tipo prescinde dal bene della comunità e si basa sulla politica accattona. Avremo pessimo lavoro, quegli interventi che producono disastri annunciati, politiche dei disastri e lacrime di coccodrillo. Avremo infiltrati in pianta stabile, cioè mafiosi che lucrano sul denaro pubblico, terrorizzano i lavoratori, impongono il loro dominio basato sulla violenza così come accade da anni nei cantieri della Salerno-Reggio Calabria, dove i protagonisti sono gli stessi (Anas, governo Berlusconi, Impregilo) che gestiscono l’affare Ponte.

Potremmo chiedere infrastrutture di prossimità (per esempio si prospetta per Messina una tangenziale da grande metropoli, mentre il traghettamento pubblico è di fatto smantellato) ed un programma di messa in sicurezza che assicuri lavoro di qualità e stabile ed un territorio riqualificato. Ma queste sono cose che fanno i cittadini, non i sudditi col cappello in mano.

giovedì 19 novembre 2009

La finanza creativa del Ponte

di Domenico Marino
Professore di Politica Economica
Un. Mediterranea di Reggio Calabria

Che un’opera di 6, 3 miliardi di euro abbia difficoltà a trovare finanziatori al tempo della crisi è una cosa ipotizzabile e, in una certa misura, nota. Ma la storia del Ponte sullo Stretto sta assumendo i caratteri del giallo. Si è annunciato che nel mese di dicembre 2009 verrà posta la prima pietra, ma in realtà si tratta della realizzazione di un’opera secondaria, lo spostamento di un binario ferroviario in località Cannitello con un costo di più di una decina di milioni di euro e per il quale pare non siano ancora state ottenute le necessarie autorizzazioni. In ogni caso è un’opera inutile e dannosa, soprattutto se il Ponte non dovesse, poi, essere costruito. Ma andando oltre queste amenità il vero problema è capire alcuni aspetti del finanziamento del Ponte. Autorevoli membri della maggioranza e del governo affermano che non costerà nulla alle casse dello Stato, il Cipe invece stanzia (?) a quanto dicono i comunicati stampa 1,3 milioni di euro, ma un partecipante alla riunione, l’assessore regionale calabrese Incarnato dichiara alla stampa che la delibera di finanziamento in realtà non è stata varata in quanto bloccata dal ministro Tremonti che ha chiesto certezze sui finanziamenti privati, prima di erogare i finanziamenti pubblici. A complicare il quadro vi è poi il ricorso sollevato dalla regione Calabria presso la corte costituzionale per denunciare l’assenza delle intese obbligatorie per la realizzazione dell’opera.

Vediamo di fare un po’ di chiarezza e di descrivere le cose come stanno.

Ci troviamo di fronte al tentativo, se reale o solo millantato non possiamo saperlo, di realizzare una grande opera senza un progetto neanche definitivo, senza un euro in cassa da investire, senza le ordinarie procedure autorizzative e con dei dubbi rilevanti sulla fattibilità tecnica dell’opera. Non ci soffermeremo sull’impossibilità di avviare le procedure espropriative in assenza di un progetto definitivo, né sulle carenze autorizzative e neanche sui dubbi tecnici, cose che rendono molto incerto il futuro dell’opera, ci soffermiamo, invece, sugli aspetti finanziari e sulla sostenibilità economica dell’opera.

Le finanze pubbliche non sono in grado di trovare risorse per finanziare l’opera, il taglio dell’ICI ha assorbito le poche risorse destinate al Sud, il terremoto in Abruzzo ha reso necessario l’impegno di ulteriori fondi, il mini-taglio delle imposte di fine anno dovrebbe raschiare il barile. Da qui la necessità di sbandierare ai quattro venti che il Ponte non costa nulla alle casse dello Stato. Però un’opera non si costruisce con le buone intenzioni e i soldi veri qualcuno li deve tirare fuori. Ed è a questo punto che entra in gioco la finanza creativa. I soldi stanziati (?) dal Cipe sono lo specchietto delle allodole, è un segnale agli investitori che lo Stato crede all’iniziativa e mette mano al portafogli. Sappiamo che in realtà si è trattato solo di un annuncio e che, trincerandosi dietro la richiesta di chiarezza sui soci privati, probabilmente il Ministero dell’Economia ha evitato di impegnare somme che sarebbe stato arduo reperire in questa congiuntura finanziaria. Con il miraggio dei soldi virtuali si è alla ricerca di soldi veri, e chi ha oggi i soldi veri? Le banche! Ma le banche non sono note per dare qualcosa senza una garanzia, soprattutto dare molti soldi per un progetto di dubbia sostenibilità economica e da cui potrebbero rimanere scottate. E allora ecco la furbata, un prestito garantito dallo Stato per finanziare il Ponte. Nel deserto dei finanziatori privati e di fronte alla renitenza della banche il prestito garantito dalla stato può essere una soluzione. Ma un prestito garantito dallo stato non è a tutti gli effetti debito pubblico? E se così stanno le cose non è vero che il Ponte è a costo zero per la finanza pubblica, anzi è totalmente a carico dello stato. Solo che questo finanziamento è diluito nel tempo e soprattutto imputato alle generazioni future. E’ in sostanza una sorta di debito pubblico occulto.

E’ opportuno spendere qualche parola sulla sostenibilità economica dell’infrastruttura. La Società Stretto di Messina, meno trionfalisticamente e più realisticamente di qualche anno fa, sta ipotizzando che il Ponte dia una redditività nei sessant’anni di concessione. Va detto che una qualunque infrastruttura che abbia tempi di ritorno superiori a 15 anni può esser catalogata come un infrastruttura “ fredda” ossia poco redditizia. Sessant’anni per ottenere un ritorno è un periodo troppo lungo per qualunque investitore. Ma la realtà è ancora peggiore. Il Ponte sullo Stretto non riuscirà mai ad avere un break-even per il semplice fatto che i costi di gestione e di manutenzione saranno sempre superiori ai ricavi, se realisticamente calcolati. Sarà, quindi, un’opera destinata ad assorbire flussi di cassa (pubblici) per ripianare i deficit annuali, con l’aggiunta che lo stato dovrà poi farsi carico di rimborsare il debito garantito. Lo Stato, quindi, in ultima analisi, si troverà costretto a pagare interamente non solo la costruzione, ma anche la gestione dell’opera. Per inciso le stime di redditività a sessant’anni includono un canone di più 100 milioni di euro pagato da RFI per assicurare il passaggio (la cui effettiva possibilità rimane uno dei punti critici della progettazione non ancora realizzata) di poche decine di treni. Se tra dieci anni RFI rivedesse questo investimento che per usare un eufemismo si potrebbe definire poco produttivo, ma che sarebbe forse più corretto chiamare spreco, il disastro finanziario sarebbe totale. Basterebbe dare uno sguardo alla salute finanziaria di altre infrastrutture simili, Euro-Tunnel e Golden Gate per capire come “l’ottimismo” dei conti della Stretto di Messina di un ritorno dell’investimento durante i sessant’anni di concessione che solo per assurdo può definirsi positivo, sia comunque molto lontano dalla realtà che invece ci porta a ipotizzare che il Ponte sullo Stretto sia un investimento caratterizzato da costi variabili costantemente superiori ai ricavi per tutta la durata dell’infrastruttura.

Alla luce dell’insostenibilità finanziaria si capisce bene come mai sono ormai molti gli annunci di date ipotetiche di ultimazione dei lavori che sistematicamente vengono spostate dopo ogni anno. L’aggiornamento ad oggi di questa lotteria fissa il 2016 come termine dei lavori. Non ci aspettiamo certo che qualcuno ci dica oggi che l’opera non si realizza perché si è capito che non è realizzabile, questo equivarrebbe a perdere un business enorme per le imprese interessate ed anche una leva propagandistica rilevante per la classe politica. Un ponte annunciato che non si costruisce è più utile di un ponte che si capisce che non si può costruire. Ma a questo punto consiglieremmo di non dare più date certe per la fine dei lavori.

I Testimoni di Geova nei primi anni di attività annunziavano date precise in cui a loro avviso si sarebbe verificata la fine del mondo. Oggi, dopo molte rettifiche, si limitano ad affermare che essa è imminente.

Anche la Società Stretto di Messina, anziché tediarci con annunci di ipotetiche date di fine lavori, potrebbe limitarsi a dire che la costruzione del Ponte sullo Stretto è solo imminente.

Venerdì 20 novembre Giornata romana No Ponte

ore 11.00 @ Casa delle Culture di Roma - Trastevere
Conferenza stampa di presentazioneManifestazione nazionale 19 dicembre 2009 a Villa San Giovanni (RC)


dalle ore 14.00 alle 15.00 @ Radio Onda Rossa in diretta per presentare la giornata di lotta No Ponte del 19 dicembre


ore 19.00 @ C.S.O.A ex Snia
aperitivo a soppressata, nduja, pecorino e vino calabroproiezione documentari sul ponte


ore 19.30 @ C.S.O.A ex Snia
presentazione del libro "Ponte sullo stretto e mucche da mungere", presente uno degli autori (Peppe Marra - C.S.O.A. Cartella di Gallico - RC)
presentazione della giornata di lotta No Ponte del 19 dicembre a Villa San Giovanni (Tiziana Barillà - Rete No Ponte)


ore 20.30 @ C.S.O.A ex Snia cena benefit No Ponte

Manifesto 19 dicembre

martedì 17 novembre 2009

DA CHE PARTE STARE #3 - NO PONTE A ROMA

La questione del Ponte, per gli interessi politici ed economici coinvolti nell'operazione, è certamente di interesse nazionale ed internazionale.
Per le realtà calabrese e siciliana è un contenitore di lotte per l’ambiente e contro la politica delle grandi opere di governo e lobbies speculative, sia nazionali che locali, che s'apprestano a sperperare in tal modo fiumi di denaro pubblico anziché rispondere alle reali esigenze di territori fragili e degradati.
Così nel messinese, a Giampilieri e a Scaletta Zanclea, le forti precipitazioni hanno causato devastazioni e morti che si sarebbero potuti evitare se solo si fosse dato ascolto a chi da anni lancia l’allarme riguardo al rischio idrogeologico.
Come in Calabria finalmente è evidente e manifesto quanto da anni denunciano comitati di cittadini e realtà di movimento: che nei mari e nelle montagne calabresi la 'ndrangheta ha seppellito rifiuti tossici e nucleari per lucrare sullo smaltimento delle scorie scomode.
Il Governo nazionale continua a riproporre il Ponte sullo Stretto come priorità, annunciando addirittura la posa della prima pietra di un'opera di cui non solo non esiste ancora un progetto definitivo, ma nemmeno una valutazione accurata dell’elevato rischio sismico di un’area dove sono presenti numerose faglie più o meno profonde, distribuite in tutte le direzioni.
La risposta del movimento No Ponte all`annuncio dell`apertura dei cantieri è prevista per il 19 dicembre. A pochi giorni dalla data del 23, annunciata dal governo come "posa della prima pietra"...

19 DICEMBRE 2009 – VILLA SAN GIOVANNI
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
FERMIAMO I CANTIERI DEL PONTE - LOTTIAMO PER LE VERE PRIORITA

ne parliamo venerdì 20 al C.S.O.A ex Snia

ore 19.00
aperitivo a soppressata, nduja, pecorino e vino calabro
proiezione documentari sul ponte

ore 19.30:
presentazione del libro "Ponte sullo stretto e mucche da mungere", presente uno degli autori (Peppe Marra - C.S.O.A. Cartella di Gallico-RC)
presentazione della giornata di lotta NO PONTE del 19 dicembre a Villa San Giovanni (Tiziana Barillà - Rete No Ponte)

20.30:
cena benefit NO PONTE

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