giovedì 15 ottobre 2009

Assemblea in preparazione dello SCIOPERO GENERALE DEL SINDACALISMO DI BASE del 23 OTTOBRE

Il 15 ottobre 2009 dalle ore 10,30 si effettuerà presso il Salone delle Bandiere del Comune di Messina una conferenza stampa e l’assemblea generale di tutti i lavoratori del Pubblico e Privato, Scuola e Precari sulla piattaforma dello sciopero generale del 23 ottobre 2009 a Roma.
Le organizzazioni di base ritengono indispensabile una forte risposta alla valanga di licenziamenti in corso, ai massicci tagli alla scuola pubblica con l'espulsione in massa dei precari, alla chiusura di aziende, all’ipotesi di gabbie salariali e all’attacco al contratto nazionale che, nella ritrovata unità dei sindacati concertativi, lascia solo il sindacalismo di base a difenderne il carattere unitario e solidaristico; al tentativo in corso di rendere i lavoratori subordinati ai destini delle aziende, alla xenofobia e al razzismo che il governo sta spargendo a piene mani.
Generalizzare ed unificare le lotte in corso nella scuola, nelle fabbriche, nelle aziende e negli uffici, sono quindi gli obbiettivi immediati dello sciopero generale che si preannuncia già grande e partecipato.
Contro i tagli di posti, classi e orari nella scuola pubblica assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari e reinternalizzazione dei servizi;

martedì 13 ottobre 2009

Ridateci i soldi del Ponte

di Luigi Sturniolo

Nella piattaforma della manifestazione contro il Ponte sullo Stretto dell’otto agosto avevamo messo al primo punto la richiesta di utilizzare le risorse economiche destinate alla grande infrastruttura per la messa in sicurezza sismica ed idrogeologica del territorio.
Dopo la tragedia del primo di ottobre, la richiesta è diventata addirittura ovvia da parte di larga parte dei cittadini.
E’ per questo che dal momento del disastro stiamo assistendo a continui pronunciamenti finalizzati a giustificare l’impiego di soldi pubblici per il Ponte anche in presenza di evidenti altre priorità.
I sostenitori del Ponte (ministro Matteoli in testa) sostengono che il Ponte lo si costruirà con i soldi dei privati e, quindi, non è possibile utilizzare quelle risorse per la tutela del territorio. Lo dice mentre dice che i cantieri del Ponte verranno aperti a gennaio, anzi no, a dicembre.
Farebbe bene ad essere più chiaro.
I cantieri che dicono di voler avviare riguardano le opere collaterali e compensative. Per queste il Cipe ha previsto l’utilizzo di 1,3 miliardi di euro che dovranno essere stanziati, a detta del ministro stesso, di finanziaria in finanziaria.
Questi sono soldi pubblici e non si capisce per quale motivo non potrebbero essere utilizzati per una grande opera davvero utile per l’area dello Stretto come la messa in sicurezza del territorio e degli abitanti.
Si tratta solo di una scelta politica.
Il ministro ha anche detto che se le opere propedeutiche al Ponte previste fossero state già realizzate avrebbero mitigato i danni subiti a causa delle recenti frane. E per quale motivo nuove strade, nuovi viadotti, chilometri e chilometri di gallerie in pieno centro cittadino, una nuova stazione ferroviaria in una delle zone più abitate, enormi quantità di materiali di scavo da collocare in discariche dovrebbero ridurre e non aggravare il rischio idrogeologico?
Ma anche sui soldi dei privati il ministro farebbe bene ad essere più chiaro. Dovrebbe dire, piuttosto, che sarebbero le banche a raccogliere il capitale da investire. Ma visto che il Ponte non sarebbe profittevole, perché anche gli scenari più pessimistici proposti dagli advisor sarebbero oggi paradiso (e, infatti, i transiti nello Stretto sono in calo), chi pagherebbe il crack finanziario? Sarà lo Stato, cioè i contribuenti, a pagare (come sempre) o saranno i risparmiatori che avranno acquistato titoli collegati al Ponte che resteranno col cerino in mano?

lunedì 12 ottobre 2009

La politica dei disastri

Il sistema economico basato sul cemento porta ai disastri naturali, che nella “shock economy” possono essere una straordinaria opportunità per realizzare profitti fuori dai controlli ordinari e creare consenso intorno alla figura del “premier che risolve i problemi”. Un modello realizzato in Campania, replicato in Abruzzo e riproposto, senza pudore, anche a Messina.

“Le grandi catastrofi sgretolano il tessuto sociale, non solo le case” Naomi Klein, Shock Economy


“I morti saranno più di 50”. Silvio Berlusconi ha appena assistito alla prima assoluta di “Barbarossa”, la celebrazione padana voluta da Bossi, girata (per risparmiare) in Romania, raccomandata a Rai Fiction dal premier in persona. E’ la sera del 3 ottobre. La politica comincia a comprendere le dimensioni della tragedia, l’Italia rimane colpita dalle immagini della periferia sud di Messina invasa da un mare di fango. La dichiarazione è diversa dalle solite frasi ottimiste. In quel momento i morti accertati erano una appena una ventina.


Arriva o non arriva?
Come in un copione ben congegnato Berlusconi è arrivato sul luogo del disastro solo due giorni dopo, il 4 ottobre, preceduto dalle bordate della Ministra dell’Ambiente Prestigiacomo nei confronti dell’incapacità da parte della politica regionale di spendere le risorse economiche a disposizione per la messa in sicurezza del territorio e dagli strali del capo della Protezione Civile Bertolaso contro l’abusivismo edilizio e le sue coperture politiche. La visita era stata annunciata, poi smentita (“sarei solo d’intralcio”, dice Berlusconi), poi confermata. Sul campo la strada è stata aperta dagli specialisti del disaster management ai quali in queste occasioni viene delegata la gestione del territorio al di sopra di qualsiasi altra autorità locale.


L’apparizione del premier è carica delle speranze di chi è stato colpito dalla crudeltà della natura e la gestione del rapporto è diretta. Tra leader e popolo nessun elemento intermedio. Prima l’incontro diretto con gli sfollati, poi neanche il contraddittorio con i giornalisti, solo un “punto informazione”, non una conferenza stampa.
Più tardi, il presidente del Consiglio va in Prefettura, preferendo l’ingresso dall’entrata laterale per evitare i contestatori: non devono esserci registrazioni che associno nella stessa inquadratura manifestanti e Presidente del Consiglio, meno che mai devono andare in onda. Molto significativo il video registrato dagli attivisti No Ponte, che discutono animatamente con la troupe del Tg2 che spegne le telecamere per non riprendere la contestazione. La notizia, ben nascosta da quasi tutti i media, passerà brevemente su alcuni giornali e media e sarà affidata al circuito alternativo di YouTube.


Shock
Nessuna strategia della prevenzione del rischio (semmai il contrario), presa di possesso del territorio dopo il disastro, esautoramento di ogni filtro democratico, rapporto diretto con la gente, nessun contraddittorio, gestione personale ed emergenziale delle risorse per la ricostruzione. Questa è la politica della shock economy. Il modello è quello già sperimentato in Campania nella vicenda dei rifiuti ed a L’Aquila nel dopo terremoto.


Cos’è il “modello L’Aquila”? Ce lo dice il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, intervistato da “Il Mattino”: “È quello già sperimentato con successo sia per risolvere l’emergenza rifiuti a Napoli sia per fare fronte al dramma del terremoto in Abruzzo. In entrambi i casi c’è stata una verticalizzazione delle decisioni su Berlusconi, il coinvolgimento dell’intero governo, un’agenzia operativa diretta da Bertolaso e la messa in campo di tutte le risorse e gli strumenti necessari per realizzare il piano”.


Insomma, un rivolgimento del sistema politico. Il “modello L’Aquila” uccide la democrazia. Il “modello L’Aquila” spiana i territori. La ricostruzione dei luoghi, con i loro sistemi di relazione, vita, economia, affetti, passa in secondo piano. L’obiettivo sono le New Town fatte di abitazioni “di tre soli piani con giardini, piante e fiori, totalmente attrezzate, tanto da poterci stare una settimana solo con quello che ci si trova dentro”, a detta del premier. Il sito? Dove c’è spazio.


In Abruzzo è prevalsa la visione “edilizia”, immobiliarista, del presidente Berlusconi, attuata “militarmente” dalla Protezione Civile. E’ quanto sostiene il “Comitatus Aquilanus”, un gruppo di architetti, urbanisti e tecnici del settore che riscontra la sparizione, dopo quella di “ricostruzione”, della parola “pianificazione”. Rimangono solo le “casette”. Per tutti? No, per 13.000/15.000 su 60.000 sfollati, a quanto pare.


Per Antonello Ciccozzi (docente di antropologia culturale presso l’Università degli Studi dell`Aquila) il progetto C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili) si configura come una vera e propria operazione da Shock Economy. L’emergenza viene, cioè, sfruttata per attivare dei meccanismi economici finalizzati a favorire le aziende legate al Governo. Il progetto C.A.S.E non tiene conto della varietà degli habitat culturali in cui si vuole calare (porterà – in molti tra i venti siti scelti per l’allocazione – una tipologia abitativa condominiale in contesti rurali) e, comunque, non basterà a dare una casa a tutti gli sfollati. Il sito www.laquilanuova.it descrive il progetto C.A.S.E. come totalmente fallimentare. I nuovi insediamenti sono costituti da appartamenti del valore di 2600/3000 euro al metro quadrato che hanno le dimensioni di 33 metri per le coppie, 41 per le famiglie composte da 3 persone e 55/84 per le più numerose e, nel loro complesso, si configurano come quartieri dormitori senza alcuna ricettività.


Augustus
La politica dei disastri si era manifestata in precedenza nella vicenda dei rifiuti in Campania. Un film-documentario, Una montagna di balle, con la regia di Nicola Angrisano e la voce narrante di Ascanio Celestini, frutto delle lotte contro le discariche e gli inceneritori, descrive, storicizzandolo, il meccanismo da Shock Economy che regge tutta la gestione dei rifiuti in Campania. Dal film appare evidente la scelta di alimentare il disagio causato dalla “monnezza” fino ad arrivare a situazioni di estrema emergenza, utili a determinare scelte che favoriscono solo alcuni gruppi imprenditoriali (l’Impregilo da una parte, la camorra dall’altra).


Si tratta, insomma, di schemi collaudati che vengono applicati in situazioni differenti ma che si basano su direttive ben articolate. Il “Metodo Augustus” e le sue integrazioni successive, ad esempio, definiscono le linee guida del funzionamento della macchina della Protezione Civile, impartiscono anche gli insegnamenti utili ai fini del governo del territorio e della popolazione in tempo di crisi. “La popolazione è comunque sempre coinvolta nelle situazioni di crisi, sia emotivamente (teme di essere toccata dagli eventi, partecipa ai problemi di chi è coinvolto), sia fisicamente (se non ha subito danni, comunque è costretta a sopportare disagi)… Se la controparte istituzionale sarà sufficientemente autorevole e determinata, la maggior parte dei cittadini sarà disponibile ad abdicare alle proprie autonomie decisionali, a sottoporsi a privazioni e limitazioni, ad “ubbidire” alle direttive impartite… E’ inutile perdersi in dettagli poco importanti, per esempio parlare della reazione incontrollata di una piccola parte della popolazione, quando la comunità si è comportata, in generale, in maniera corretta”.
Diventa fondamentale il ruolo dei media. I giornalisti sono “embedded” come quelli impegnati in zone di guerra. Gli altri devono essere isolati.
E’ forse per questo motivo che le contestazioni di Onna e di Messina hanno trovato poco spazio sugli schermi delle tv. E’ forse per questo che un imponente cordone di polizia isolava i giornalisti in occasione dei funerali di Stato delle vittime di Messina. Un muro di divise per proteggere lo show.
Luigi Sturniolo/Antonello Mangano

Appello di Alex Zanotelli: il governo non privatizzi l'acqua

di Alex Zanotelli - 10 ottobre 2009
“E’ un bene comune, un diritto fondamentale dell’ umanità: per rispetto alla democrazia l’acqua deve essere di tutti”.

Non avrei mai immaginato che il paese di Francesco d’ Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la bellezza di “sorella acqua” diventasse la prima nazione in Europa a privatizzare l’acqua. Un mese fa abbiamo avuto l’ultimo tassello che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 9/09/2009 delle “Modifiche” all’articolo 23 bis della Legge 133/2008. Queste “Modifiche” sono inserite come articolo 15 in un Decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Una prima parte di queste Modifiche riguardano gli affidamenti a privati dei servizi pubblici locali, come gas, trasporti pubblici e rifiuti.Le vie ordinarie – così afferma il Decreto – di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica è l’affidamento degli stessi, attraverso gara, a società miste, il cui socio privato deve essere scelto attraverso gara, deve possedere non meno del 40% ed essere socio ”industriale”. In poche parole questo vuol dire la fine delle gestioni attraverso SPA in house e della partecipazione maggioritaria degli enti locali nelle SPA quotate in borsa.Questo decreto è frutto dell’accordo tra il Ministro degli Affari Regionali, Fitto e il Ministro Calderoli. E questo grazie anche alla pressione di Confindustria per la quale in tempo di crisi, i servizi pubblici locali devono diventare fonte di guadagno.E’ la vittoria del mercato, della merce, del profitto. Cosa resta ormai di comune nei nostri Comuni? E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, oggi, portata avanti brillantemente dalla destra. A farne le spese è sorella acqua. Oggi l’acqua è il bene supremo che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’incremento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta politica gravissima che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese, ma soprattutto dagli impoveriti del mondo ( in milioni di morti per sete!). Ancora più incredibile per me è che la gestione dell’acqua sia messa sullo stesso piano della gestione dei rifiuti! Questa è la mercificazione della politica! Siamo anni luce lontani dalla dichiarazione del Papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate dove si afferma che l’”accesso all’acqua” è” diritto universale di tutti gli esseri umani senza distinzioni e discriminazioni”.Tutto questo è legato al diritto primario della vita”.La gestione dell’acqua per il nostro Governo è assimilabile a quella dei rifiuti! Che vergogna! Non avrei mai pensato che la politica potesse diventare a tal punto il paladino dei potentati economico-finanziari. E’ la morte della politica!Per cui chiedo a tutti di:- protestare contro questa decisione del governo tramite interlocuzioni con i parlamentari, invio di e.mail ai vari ministeri…- chiedere ai parlamentari che venga discussa in Parlamento la Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica e partecipata dell’acqua, che ha avuto oltre 400mila firme e ora ‘dorme’ nella Commissione Ambiente della Camera;- chiedere con insistenza alle forze politiche di opposizione che dicano la loro posizione sulla gestione dell’acqua e su queste Modifiche alla 23 bis;- premere a livello locale perché si convochino consigli comunali monotematici per dichiarare l’acqua bene comune e il servizio idrico “privo di rilevanza economica”;- e infine premere sui propri consigli comunali perché facciano la scelta dell’Azienda Pubblica Speciale a totale capitale pubblico: è l’unica strada che ci rimane per salvare l’acqua.Sarà solo partendo dal basso che salveremo l’acqua come bene comune, come diritto fondamentale umano e salveremo così anche la nostra democrazia.E’ in ballo la Vita perché l’Acqua è Vita.

GIAMPILIERI NON E' UN VILLAGGIO DI COSTRUTTORI ABUSIVI

di Salvatore Curatola

Il messaggio mediatico, non proprio disinteressato, che è passato in questi giorni vorrebbe che Giampilieri sia stato un villaggio distrutto a causa delle costruzioni abusive. NULLA DI PIU' FALSO! Il villaggio è antichissimo ed è stato costruito sotto quella montagna per non essere visibile dal mare sin dal tempo dei pirati. Sono case vecchissime che nel tempo sono state ristrutturate e qualche volta ampliate, ma sempre nel rispetto delle leggi. Nessuna speculazione edilizia, nessun abuso ma solo rendere più sicure le proprie umili case. Del resto, non sono crollate le case, ma è caduta la montagna per l'incuria degli amministratori che non hanno mai provveduto a fare opere adeguate per la messa in sicurezza del territorio.

Petizione Salviamo Giampilieri

Il presidente Berlusconi ha parlato della creazione di una “new town”, di un quartiere intero da fare ex novo dopo aver abbandonato il sito storico di Giampilieri. NOI NON CI STIAMO!!!Lottiamo per rimanere qui, e lo facciamo innanzitutto per i nostri martiri, uccisi dagli effetti di un disastro annunciato... Non è giusto che dopo il loro sacrificio noi dobbiamo andare via! Ma lo facciamo anche per il nostro paese, al quale siamo legati da un amore forte, profondo, indelebile.... Quello che chiediamo è che provvedano a mettere in sicurezza il territorio, si facciano dei sopralluoghi zona per zona e ci dicano dove è possibile ricostruire e dove non lo è. Troppo facile scaricarsi da ogni responsabilità dicendo che il paese è tutto inagibile! Ovviamente noi stessi non intendiamo abitare in zone pericolose e case pericolanti, ma pretendiamo che si consolidi il versante montuoso e che si faccia qualcosa di concreto qui e non altrove!

Link: http://www.petizionionline.it/petizione/salviamo-giampilieri/90

Dall'Aquila a Messina. Un messaggio di solidarietà

Vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà alla popolazione messinese. Ancora una volta la mancata prevenzione e la mala edilizia hanno causato una grave tragedia, che in molti aspetti ricorda ciò che è accaduto qui a L'Aquila. Conosciamo bene quel senso di disperazione, rabbia e impotenza che si prova di fronte a catastrofi che nessuno ha saputo o voluto evitare. Sappiamo che ora si tornerà a parlare di ciò che non è stato fatto sul piano della prevenzione e sul piano delle regole e dei controlli sull'edilizia. Stiamo già assistendo ad uno scarica barile delle responsabilità ma purtroppo l'unica cosa che si può dire è che anche questa volta è già troppo tardi. Quello che sentiamo di augurare alla popolazione del messinese è di mantenere la speranza e la forza per far valere i propri diritti, per fare luce fino in fondo su tutte le responsabilità per ottenere verità e giustizia, noi saremo al loro fianco.

Comitato 3e32, L'Aquila